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«Portiamo in tribunale il governo e Leonardo: basta armi a Israele»

31 Marzo 2026 - 06:10 Alba Romano
giulia torrrini un ponte per armi italia leonardo israele
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Giulia Torrini di Un Ponte Per è in causa insieme ad A buon diritto, Arci, Acli, Assopace Palestina e Pax Christi. Contro lo Stato e Leonardo

Giulia Torrini di Un Ponte Per ha citato davanti al tribunale civile di Roma lo Stato italiano e Leonardo Spa insieme ad A buon diritto, Arci, Acli, Assopace Palestina e Pax Christi. I costituiti chiedono l’annullamento dei contratti con le imprese belliche di Israele. «Il governo spagnolo sta dimostrando di essere in grado di bloccare l’attività Usa nelle basi sul suo territorio. Magari domani scopriremo che legalmente non può farlo, ma intanto sta dando un segnale ai cittadini, dimostra che c’è volontà di agire contro la deriva della guerra a ogni costo», dice in un’intervista al Fatto Quotidiano.

La causa alle aziende che vendono armi a Israele

Torrini spiega che «Un ponte per è nata nel 1991 con la prima guerra del Golfo, dopo 35 anni di attività dove siamo stati in Iraq, Libano e Siria crediamo che non abbiamo bisogno di leader che vedono nell’azione militare il primo investimento dell’economia dello Stato, secondo le logiche del capitalismo che alimenta l’economia di guerra andando a conquistare Paesi che, guarda caso hanno il petrolio». E dice che l’Italia ha partecipato al «genocidio, che però è stato l’apice di un processo chiaro da tempo. Israele non bombarda i civili palestinesi dal 7 ottobre 2023, lo fa regolarmente da decenni con armi anche fornite da noi».

Il piano commerciale

Nella causa «chiediamo di valutare se i contratti sottoscritti anche prima del 7 ottobre siano validi o no, e chiediamo di valutare la possibilità di sospenderli, applicando quella parte della legge 185 del 1990 che non parla solo di revoca, ma anche di sospensione dei contratti in essere. In fondo la riflessione è semplice: siccome il governo non applica le leggi internazionali sul genocidio, lo facciamo noi società civile con la nostra advocacy». Leonardo e lo Stato mettono la questione sul piano commerciale: «Può la libertà di commercio valere più della legge, più della Costituzione e degli accertamenti dell’Onu sulle violazioni dei diritti umani da parte di Israele?», replica Torrini.

Le penali

E ancora: «Abbiamo l’esperienza dell’Iraq sotto gli occhi, sappiamo bene cosa significa avviare un Paese in una spirale di violenza: il ciclo dittatura, guerra, estremismo islamico. Ci siamo già occupati in passato di come i vari governi italiani abbiano compartecipato alla distruzione di una società civile di un Paese, e l’attuale esecutivo ha compartecipato alla più grande distruzione della società civile della storia, a Gaza. Il problema sono le penali di questi contratti? Si paghino. Meglio che risparmiare sul welfare».

Bloccare gli investimenti

E conclude: «Il nostro piano è bloccare gli investimenti in armi che vengono vendute nei territori di guerra. Se il giudice civile ci desse ragione sarebbe un precedente importantissimo, questa è una tra le prime cause in Europa che contesta a un’azienda produttrice, non a caso in cui lo Stato è azionista». Perché all’Italia magari «serve una causa civile per capire che l’altra direzione è quella giusta, quella che i cittadini vogliono».