Teheran minaccia aziende Usa: «Attacchi contro di voi dal 1 aprile». Ira di Trump contro la Nato: «Chi non aiuta si prenda il petrolio da solo» – La diretta

Nel 32esimo giorno della Guerra del Golfo tra Usa, Israele e Iran le forze israelo-americane hanno distrutto un deposito di munizioni di Teheran a Isfahan. Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha pubblicato su Truth il filmato dell’attacco, che mostra una serie di esplosioni che illuminano il cielo notturno. L’attacco è arrivato dopo la notizia che l’Iran aveva colpito una petroliera del Kuwait causando grandi danni. Intanto il prezzo del petrolio schizza in alto e sempre Trump fa sapere che potrebbe concludere la guerra entro le prossime due settimane senza liberare lo Stretto di Hormuz. Intanto l’Iran accusa l’Ucraina di essere complice di Usa e Israele mentre i Pasdaran dicono che lo stretto è sotto il loro completo controllo.
Da Cina e Pakistan un piano di pace in 5 punti
Cina e Pakistan hanno proposto un piano in cinque punti per la fine della guerra in Medio Oriente che include un cessate il fuoco immediato, l’avvio di colloqui di pace il prima possibile, la cessazione degli attacchi contro i civili e obiettivi non militari, come siti energetici, il rapido ripristino del «passaggio sicuro per le navi civili e commerciali» nello Stretto di Hormuz e che si arrivi a un accordo di pace con il sostegno dell’Onu. L’iniziativa congiunta è stata annunciata dopo l’incontro a Pechino tra il ministro cinese Wang Yi e quello pachistano Ishaq Dar. I due Paesi si sono proposti come mediatori. Lo riportano i media internazionali.
Wang Yi e il suo omologo Dar «rafforzeranno la comunicazione e il coordinamento strategico riguardo alla situazione in Iran, nonché ad altre questioni internazionali e regionali di interesse comune», ha dichiarato la portavoce del ministero degli Esteri cinese, Mao Ning. La visita di Dar a Pechino segue l’incontro di domenica a Islamabad con i ministri di Arabia Saudita, Egitto e Turchia, volto a contribuire alla fine della guerra, e dopo che il Pakistan aveva trasmesso a Teheran il piano in 15 punti di Washington. La Cina è un partner chiave della Repubblica islamica, ma non ha annunciato alcun sostegno militare a Teheran, chiedendo ripetutamente un cessate il fuoco.
Ora Iran minaccia i colossi Usa: atti terroristici a partire dalla sera del 1 aprile
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno avvertito che, a partire da domani primo aprile, prenderanno di mira le aziende statunitensi presenti nella regione. Lo riportano i media statali iraniani citati dal Guardian. Tra le 18 aziende minacciate dai pasdaran ci sono Microsoft, Google, Apple, Intel, Ibm, Tesla e Boeing. «Queste aziende devono aspettarsi la distruzione delle rispettive unità in risposta a ogni atto terroristico in Iran, a partire dalle 20:00 ora di Teheran di mercoledì 1 aprile», riporta una dichiarazione delle Guardie Rivoluzionarie.
Onu: casco blu indonesiano ucciso da fuoco israeliano
Una fonte della sicurezza delle Nazioni Unite ha riferito all’Afp che il casco blu indonesiano della missione Unifil ucciso nel fine settimana è morto a causa di fuoco israeliano. In precedenza, Unifil aveva dichiarato che il peacekeeper era stato ucciso domenica sera, in una posizione Unifil vicino ad Adchit al Qusayr, mentre altri due caschi blu indonesiani sono stati uccisi nel Libano meridionale il giorno dopo. Secondo la fonte, resa anonima a sua tutela, ci sono prove secondo cui a colpire domenica sarebbe stato un carro armato israeliano.
L’esercito di Israele (Idf) ritiene che invece i due caschi blu dell’Unifil indonesiani uccisi ieri in Libano siano stati colpiti da ordigni esplosivi piazzati da Hezbollah lungo le strade. A riportarlo è il Times of Israel.
Parigi ha vietato lo spazio aereo a voli israeliani con armi Usa
Secondo quanto riporta Reuters Francia non ha permesso nel fine settimana a Israele di utilizzare il suo spazio aereo per trasportare armi americane da utilizzare contro l’Iran. Secondo le fonti, il rifiuto, avvenuto nel fine settimana, è stato il primo caso in cui la Francia ha preso una decisione del genere dall’inizio del conflitto in Iran. Né la presidenza francese né il ministero degli esteri sono stati immediatamente disponibili per un commento, precisa Reuters.
L'ambasciatore iraniano a Roma: «Perché Khamenei non si mostra in pubblico»
Mojtaba Khamenei «si trova nel Paese e sta svolgendo le proprie funzioni di comando nella situazione di guerra». Lo ha detto l’ambasciatore iraniano a Roma, Mohammad Reza Sabouri, in un’intervista all’ANSA, definendo «propaganda e disinformazione, tipica degli apparati mediatici israeliani», le voci emerse nei giorni scorsi che la Guida Suprema si trovasse all’estero per essere curato dopo essere stato ferito dai raid americani e israeliani. «Il nuovo leader guida il Paese e coordina la guerra con le istituzioni, ma per ragioni di sicurezza non è ancora apparso pubblicamente».
«L’Iran mira a preservare i propri diritti legittimi secondo il diritto internazionale – continua l’ambasciatore – Dopo l’aggressione, ha ribadito la necessità di porre immediatamente fine agli attacchi e agli omicidi nella regione, garantire la fine del ciclo negoziato-guerra-cessate il fuoco e chiarire il risarcimento per i danni di guerra. Il problema principale è il comportamento contraddittorio e le richieste irragionevoli degli Stati Uniti, che alimentano la sfiducia. L’Iran ha sempre sostenuto la risoluzione pacifica delle controversie».
Mohammad Reza Sabouri ricorda che «le richieste e i diritti dell’Iran sono stati chiaramente presentati durante il secondo round di negoziati a Ginevra, pochi giorni prima dell’aggressione» e che «gli Stati Uniti quindi non hanno difficoltà a comprendere la posizione iraniana». L’ambasciatore aggiunge che l’attacco del 28 febbraio è avvenuto «mentre era in corso un serio processo diplomatico volto a risolvere le presunte preoccupazioni sul programma nucleare iraniano».
E «se prima della guerra dei 12 giorni l’Iran nutriva dubbi sull’esito dei negoziati e sull’impegno degli Stati Uniti a rispettare gli accordi, dopo quella guerra tali dubbi si sono trasformati in una completa sfiducia nella reale volontà americana di negoziare in qualsiasi momento. Nonostante ciò, vari attori hanno cercato fin dall’inizio del conflitto di ridurre le tensioni e fermare la macchina bellica israelo-americana proponendo diverse idee. Il problema principale resta che gli Stati Uniti e il regime sionista non rispettano i principi della diplomazia e del diritto internazionale».
Trump contro gli alleati Nato
«A tutti quei Paesi che non possono ottenere carburante per aerei a causa dello Stretto di Hormuz, come il Regno Unito, che si è rifiutato di intervenire nella decapitazione dell’Iran, ho un suggerimento per voi: numero 1, comprate dagli Stati Uniti, ne abbiamo in abbondanza, e numero 2, fatevi coraggio, andate allo Stretto e prendetevelo e basta». Lo scrive Donald Trump su Truth. «L’Iran è stato, in sostanza, decimato. La parte difficile è fatta. Ora andate a procurarvi il petrolio da soli!». «Dovrete iniziare a imparare a difendervi da soli, gli Usa non saranno più lì ad aiutarvi, proprio come voi non siete stati lì per noi».

«La Francia – continua Trump sul suo social – non ha permesso agli aerei diretti in Israele, carichi di rifornimenti militari, di sorvolare il proprio territorio. La Francia si è dimostrata molto poco collaborativa. Gli Stati Uniti se ne ricorderanno!!!».
Emirati: «Intercettati missili e droni dall'Iran, esplosioni nel paese»
Parlamento Iran approva l'introduzione del pedaggio per le navi a Hormuz
Teheran accusa l'Ucraina: «Complice di Israele»
L’Iran ha accusato l’Ucraina di essere complice dell’aggressione militare a causa del dispiegamento di specialisti anti-drone nei paesi del Golfo. In una lettera inviata al Segretario generale Antonio Guterres e al Consiglio di sicurezza, il rappresentante di Teheran presso le Nazioni Unite afferma che le azioni dell’Ucraina equivalgono a un coinvolgimento diretto nel conflitto e sostiene che Kiev ne ha la responsabilità legale ai sensi del diritto internazionale. «Il riconoscimento da parte dell’Ucraina di aver inviato centinaia di esperti nella regione per contrastare efficacemente l’Iran costituisce una prova di sostegno materiale e operativo all’aggressione militare», ha scritto l’ambasciatore iraniano presso le Nazioni Unite, Amir Saeed Iravani, aggiungendo che «l’Ucraina ha una responsabilità internazionale derivante dall’aver aiutato o assistito un’altra parte nel commettere atti illeciti» e ha affermato che il ruolo dell’Ucraina non è stato incidentale, ma una forma di facilitazione attiva.
Il ministero degli Esteri ucraino ha respinto le accuse, definendole false e sottolineando il ruolo dell’Iran nella fornitura di droni alla Russia, utilizzati negli attacchi contro le città ucraine a partire dal 2022. Secondo quanto affermato dalle autorità ucraine, decine di migliaia di droni Shahed di fabbricazione iraniana sono stati lanciati contro l’Ucraina durante la guerra su vasta scala. «Quasi 60.000 droni condivisi tra Iran e Russia hanno colpito l’Ucraina dal 2022», ha dichiarato il portavoce del Ministero degli Esteri Heorhii Tykhyi . «Nessun drone ucraino ha mai colpito l’Iran».
Pasdaran: Hormuz è sotto il nostro controllo
La Marina del corpo dei Guardiani della Rivoluzione ha assicurato che mantiene il controllo di Hormuz. «Lo Stretto di Hormuz è completamente, e per ordine del comandante supremo delle forze armate, saldamente e decisamente sotto il controllo delle nostre forze, e il minimo movimento del nemico sarà contrastato da attacchi con missili e droni», si legge in una nota diffusa dalla tv di Stato.
Ieri il sito di tracciamento delle navi MarineTraffic ha rivelato che due portacontainer cinesi avevano potuto attraversare lo stretto di Hormuz, la prima volta per navi di questo tipo dall’inizio del conflitto «a segnalare un potenziale cambiamento nelle condizioni del trasporto marittimo commerciale», si leggeva in un post.
Iran, due uomini impiccati per spionaggio
Le esecuzioni di due uomini condannati a morte in Iran per l’accusa di legami con il gruppo dissidente in esilio Mujahedin Khalq Organization (Mko) sono state portate a compimento in giornata. Babak Alipour e Pouya Ghobadi, entrambi impiccati, erano stati condannati per «sabotaggio volto a rovesciare il governo iraniano», ha dichiarato la magistratura in un comunicato, citato dall’Irna. «Hanno condotto numerose azioni ribelli e terroristiche a Teheran, minando la sicurezza del Paese, utilizzando armi come lanciatori contro luoghi sensibili e pubblici», aggiunge la nota attribuita al potere giudiziario iraniano. Altri due uomini sono stati giustiziati ieri, per «appartenenza al Mko e conduzione di atti terroristici».
Due navi cinesi attraversano lo stretto di Hormuz
Secondo i dati di Marine Traffic, due navi porta-container appartenenti al colosso cinese delle spedizioni Cosco hanno attraversato con successo lo Stretto di Hormuz. La CSCL Indian Ocean ha attraversato lo stretto intorno alle 09:14 di lunedi’, seguita dalla CSCL Arctic Ocean 27 minuti dopo, secondo il sito di tracciamento navale.
Quattro soldati di Israele morti in scontri con Hezbollah in Libano
Quattro soldati israeliani sono stati uccisi e altri due sono rimasti feriti in scontri con Hezbollah nel sud del Libano. Lo riporano le Idf. Tre dei soldati uccisi sono stati identificati nel capitano Noam Madmoni, 22 anni, di Sderot, il sergente maggiore Ben Cohen, 21 anni, di Lehavim e il sergente maggiore Maxsim Entis, 21 anni, di Bat Yam. Il nome del quarto soldato verrà reso noto in seguito, secondo quanto dichiarato dai militari. Inoltre, un soldato è rimasto gravemente ferito e un riservista ha riportato ferite di media entità nell’incidente.
Secondo un’indagine delle Forze di Difesa Israeliane sull’accaduto, durante operazioni nel settore occidentale del Libano meridionale le truppe dell’Unità di Ricognizione Nahal hanno individuato una cellula di uomini armati di Hezbollah. I soldati hanno ingaggiato uno scontro a fuoco con gli agenti di Hezbollah a distanza ravvicinata, colpendone diversi.
L'Iran bombarda Israele
Una nuova ondata di missili è stata lanciata dall’Iran contro Israele. Lo ha comunicato l’esercito israeliano, sottolineando che i sistemi di difesa aerea sono operativi. Esplosioni sono state segnalate a Gerusalemme. Violente esplosioni sono segnalate anche a Teheran e nelle città di Isfahan e Zanjan, nel contesto degli attacchi sull’Iran in corso da parte di Stati Uniti e Israele. Lo riportano i media locali. A Teheran ci sono state delle interruzioni dell’energia elettrica. L”agenzia Tasnim ha precisato che è stata colpita una sottostazione di una centrale elettrica. Poco prima, l’esercito israeliano aveva invitato gli abitanti di un quartiere residenziale di Teheran a rimanere al riparo in vista di un attacco contro «un’infrastruttura militare». L’Idf, dopo aver affermato di avere intercettato i missili lanciati dall’Iran contro il territorio dello Stato di Israele, ha dichiarato in un comunicato che era sicuro lasciare i rifugi in tutte le zone del Paese. A Gerusalemme, invece, sono state udite almeno dieci esplosioni. Anche l’emittente statale iraniana Irib ha riferito che Teheran aveva lanciato un missile verso Israele.
Trump pronto a finire la guerra senza riaprire Hormuz
Donald Trump ha detto ai suoi consiglieri di essere pronto a mettere fine all’operazione contro l’Iran anche se lo Stretto di Hormuz dovesse restare in gran parte chiuso. Lo riporta il Wall Street Journal citando alcune fonti, secondo le quali negli ultimi giorni il presidente e i suoi collaboratori avrebbero stabilito che la missione per sbloccare Hormuz avrebbe spinto il conflitto oltre la tempistica delle 4-6 settimane stabilite.
Isfahan: gli Usa distruggono un deposito di munizioni
Gli Usa hanno colpito un grande deposito di munizioni nella città iraniana di Isfahan usando un elevato numero di munizioni penetranti da 2.000 libbre. Lo riporta il Wall Street Journal, citando un funzionario statunitense. Un video privo di didascalia, pubblicato su Truth dal presidente Donald Trump e raffigurante una serie di esplosioni che illuminano il cielo notturno, ha immortalato l’attacco, ha precisato il funzionario. Le forze americane hanno colpito oltre 11.000 obiettivi durante il conflitto contro l’Iran, durato un mese, concentrandosi prevalentemente su siti volti a degradare le capacità offensive del Paese.
4 feriti a Dubai dopo l'attacco di un drone
Quattro persone sono rimaste ferite a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, a causa della caduta di detriti provocata da un’azione della difesa antiaerea. «Le autorità di Dubai sono intervenute per spegnere un incendio in una casa abbandonata ad Al Badaa, provocato da detriti caduti in seguito a un’intercettazione della difesa aerea. Sono stati segnalati quattro feriti lievi tra le persone che si trovavano nelle vicinanze dell’abitazione», ha scritto l’ufficio stampa di Dubai in un comunicato, in cui non si specifica l’origine dei detriti.
— WorldAffairsNow (@worldaffairr) March 31, 2026
Il prezzo del petrolio cresce dopo l'attacco
I prezzi del petrolio hanno avuto un’impennata nelle prime battute delle contrattazioni in Asia, dopo che le autorità di Dubai hanno comunicato di essere impegnate a domare un incendio a bordo di una petroliera kuwaitiana colpita da un drone iraniano. Il Brent è balzato del 2,4% all’apertura dei mercati asiatici di martedì, toccando i 115,49 dollari al barile. Il West Texas Intermediate (Wti), il riferimento per il mercato statunitense, ha guadagnato fino al 3,9%, a quota 106,86 dollari.
L'Iran colpisce una petroliera del Kuwait
Un attacco iraniano ha provocato un incendio su una petroliera kuwaitiana nel porto di Dubai. Lo riportano i media statali del Kuwait, specificando che non ci sono stati feriti. «La gigantesca petroliera kuwaitiana è stata oggetto di un attacco iraniano diretto e doloso mentre si trovava nell’area di ancoraggio del porto di Dubai, negli Emirati Arabi Uniti», ha riferito l’agenzia di stampa ufficiale Kuna, citando fonti della compagnia petrolifera statale del Kuwait.
«La petroliera Al Salmi era a pieno carico al momento dell’incidente. L’attacco ha causato danni materiali allo scafo della nave e un incendio a bordo, e ora c’è il rischio di una fuoriuscita di petrolio nelle acque circostanti», ha scritto ancora l’agenzia Kuna, riportando una comunicazione della Kuwait Petroleum Corporation. Anche l’esercito del Kuwait ha dichiarato che le sue difese aeree stanno rispondendo ad «attacchi ostili con missili e droni».
Con blocco Hormuz sale il traffico nel canale di Panama
La guerra in Medio Oriente ha determinato un aumento del numero di navi che attraversano il Canale di Panama. A seguito degli attacchi statunitensi e israeliani, l’Iran blocca lo stretto di Hormuz, attraverso il quale transita solitamente circa il 20% del petrolio e del gas naturale liquefatto (Gnl) destinato ai mercati mondiali. Questa situazione ha causato uno spostamento di parte del traffico marittimo verso il Canale di Panama. «Avevamo previsto circa 34 transiti (di navi nel canale) al giorno» per quest’anno, ma nelle ultime due settimane «ne abbiamo avuti 38, 39, 40», ha affermato Ilya Espino de Marotta, una responsabile dell’Autorità del Canale di Panama (ACP), in un’intervista al canale Telemetro.
Gli Stati Uniti e la Cina sono di gran lunga i maggiori utenti del Canale di Panama, attraverso il quale transita circa il 5% del commercio marittimo mondiale. «Il Canale di Panama è una via sicura, breve e che, con i prezzi del carburante», offre rendimenti migliori, ha sottolineato la responsabile dell’ACP, l’ente pubblico autonomo panamense che gestisce il canale. Espino de Marotta ha tuttavia avvertito che il passaggio di oltre 40 navi al giorno non è «sostenibile nel lungo periodo».
