I 5 italiani morti alle Maldive, l’immersione a 60 metri. L’allarme meteo sull’atollo e il timore di altre vittime: l’ipotesi del guasto alle bombole

Si temono altre vittime nella tragedia alle Maldive, dove cinque italiani sono morti durante un’immersione nel Paese tropicale nell’Oceano Indiano. Nella zona in cui è avvenuto l’incidente, l’atollo di Vaavu, le condizioni meteorologiche erano avverse, come ha spiegato la polizia locale, secondo cui questo sarebbe stato il più grave incidente mai avvenuto nel Paese. Le autorità avevano diramato un allarme giallo per imbarcazioni passeggeri e pescatori. I sub potrebbero essere stati colti di sorpresa dalle correnti, mentre gli esperti non escludono che tra le ipotesi della morte possa esserci stato anche un problema con il miscelatore delle bombole.
«Una tragedia, non posso aggiungere altro», aveva commentato la console Giorgia Marazzi al Corriere della Sera. I cinque sub italiani, tra cui la docente dell’Università di Genova, Monica Montefalcone, sarebbero morti mentre provavano l’esplorazione di alcune grotte a 60 metri di profondità. Tra le vittime anche sua figlia ventenne. I cinque italiani si erano immersi al mattino. L’allarme sarebbe scattato alle 13.45, quando dall’imbarcazione “Duke of York” nessuno li ha visti tornare.
L’ipotesi dell’escursione fuori dal lavoro di ricerca
La docente dell’università di Genova si trovava alle Maldive come coordinatrice di un progetto di ricerca assieme ad altri colleghi tra cui l’assegnista di ricerca dell’Distav dell’Università di Genova Muriel Oddenino. Secondo una prima ricostruzione, questa escursione subacquea a -50 metri non era legata al progetto: per questo motivo non è chiaro se altri ricercatori fossero in sua compagnia al momento della tragedia.
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Tra le vittime una docente dell’Università di Genova
Si chiamava Monica Montefalcone ed era una professoressa associata in Ecologia all’Università di Genova, volto noto anche in tv, ricercatrice e studiosa dell’ambiente marino, una delle persone scomparse durante un’immersione vicino ad Alimathaa, alle Maldive. Lo ha confermato la stessa Università di Genova. La docente era nota per il suo grande amore per il mare e per essere responsabile di alcuni importanti progetti in ambito marino quali Talassa, GhostNet e MER “A16-A18”. Tra le vittime, riporta il Corriere, c’è anche sua figlia ventenne Giorgia Sommacal, Federico Gualtieri di Borgomanero, nel Novarese, Muriel Oddenino di Poirino, nel Torinese.
Il cordoglio dell’Università di Genova
L’Università di Genova ha espresso «profondo cordoglio per l’improvvisa e tragica scomparsa di Monica Montefalcone, professoressa associata di Ecologia al Dipartimento di Scienze della Terra, dell’Ambiente e della Vita – DISTAV, della figlia Giorgia Sommacal, studentessa UniGe di Ingegneria biomedica, di Muriel Oddenino, assegnista di ricerca presso il DISTAV, e di Federico Gualtieri, neolaureato magistrale in Biologia ed Ecologia marina».
«Una tragedia che ha sconvolto un pomeriggio di primavera – scrive ancora l’Università -. Cinque vite spezzate nelle profondità del mare delle Maldive, fra cui quattro strettamente legate all’Università di Genova. Alle famiglie, alle colleghe e ai colleghi, alle studentesse e agli studenti che ne hanno condiviso il percorso umano e professionale – conclude la nota -, va la vicinanza dell’intera comunità universitaria».
L’allerta meteo nell’atollo di Vaavu dove sono morti i cinque italiani
Le condizioni meteorologiche nell’atollo di Vaavu, teatro della tragedia in cui hanno perso la vita cinque subacquei italiani, erano avverse già nella giornata del 14 maggio. Lo ha reso noto la polizia delle Maldive, spiegando che era stato diramato un allarme giallo rivolto a imbarcazioni passeggeri e pescherecci. Le Forze di Difesa Nazionali delle Maldive (Mndf), citate da Ansa-Afp, hanno precisato che una nave della guardia costiera ha presidiato l’area per coordinare le ricerche durante l’intera notte, mentre altri sommozzatori sono stati inviati a supporto delle operazioni.
Quanti turisti sono morti alle Maldive negli ultimi anni
Secondo quanto riferito dalle autorità locali, si tratta del più grave incidente subacqueo mai registrato nell’arcipelago, composto da 1.192 isole coralline distribuite su circa 800 chilometri all’altezza dell’equatore. Episodi simili, pur restando abbastanza rari, non mancano: a dicembre una turista britannica era morta durante un’immersione, seguita pochi giorni dopo dal marito di 71 anni, stroncato da un malore, e a giugno era scomparso un giapponese di 26 anni dopo un’immersione vicino alla capitale. I media locali, ripresi da Ansa-Afp, parlano di almeno 112 turisti deceduti in incidenti marini negli ultimi sei anni, 42 dei quali durante immersioni o sessioni di snorkeling.
Tossicità da ossigeno in immersione, cosa rischiano i sub in profondità
Tra le ipotesi su cosa abbia portato alla morte dei cinque sub italiani, in cima c’è quella dell’intossicazione da ossigeno, fenomeno che si innesca quando si scende troppo in basso con una miscela non adeguata. A spiegarlo al Quotidiano Nazionale è Maurizio Uras, dive master di lunga esperienza e titolare del centro immersioni «L’Argonauta» di Cala Gonone, in Sardegna: «È un fenomeno che può succedere quando si scende molto in profondità. Se la miscela della bombola non è adeguata, l’ossigeno a certe profondità diventa tossico». Ogni 10 metri, ricorda l’istruttore, cresce la quantità di ossigeno inalata attraverso l’erogatore, e oltre la soglia dei 18 metri prevista per il brevetto di primo livello la dotazione standard a 1,4-1,6 bar non basta più: «La percentuale di ossigeno contenuta nella bombola deve essere ridotta», bilanciandola con un gas come l’elio per evitare conseguenze potenzialmente letali.
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Foto copertina: Pexels / Addhu maldives

