Il generale: «Prendere Hormuz è pericoloso per Trump, l’esercito Usa rischia»

«Il costo in termini di perdite sarebbe troppo elevato». Così il generale Vincenzo Camporini, già capo di Stato maggiore della Difesa e dell’Aeronautica, esperto di geopolitica e strategia militare, su un’eventuale operazione terrestre delle truppe Usa in Iran. «Prima di tutto sono convinto, e spero di non essere smentito, che gli americani non si muoveranno in quel senso se non altro perché i rischi sono così elevati che Trump non se li potrebbe permettere con l’elettorato repubblicano, visto che fra poco sarà chiamato alle urne», spiega in un’intervista al Corriere della Sera.
La presa di Hormuz
E aggiunge: «E poi perché, se parliamo solo di Kharg, un eventuale sbarco su un’isola fortemente rinforzata, con sistemi di difesa che rappresentano anche un ostacolo fisico, potrebbe comportare perdite molto alte per gli americani. Sicuramente le capacità tecnologiche Usa per appoggiare una missione del genere sono notevoli, ma bisogna anche tener presente che un’operazione terrestre vedrebbe coinvolti nuclei ridotti di soldati, si parla da 3 mila a 5 mila uomini: non ci sarebbe la superiorità tecnica e di fuoco che consentirebbe di confidare in un successo». Camporini non sa però se Trump rinuncerà: «Nulla può impedirglielo, ci sono state cose sconsigliabili che alla fine ha fatto lo stesso. Quindi non ci metterei la mano sul fuoco. Però bisogna tener presente che in questo caso gli americani non si troverebbero di fronte un insieme di guerriglieri, come è successo ad esempio con l’Afghanistan, ma forze armate regolari che sono state rinforzate da tempo e collaudate in combattimento nel corso degli anni, con esperienze dirette di guerre».
Iran avversario pericoloso
Ovvero: «Una su tutte, quella del 1980 contro l’Iraq che doveva essere una sorta di blitzkrieg e invece è durata otto anni, con perdite elevatissime da entrambe le parti. Insomma, l’Iran è un avversario estremamente pericoloso e molto determinato. Uno scenario completamente differente rispetto a quelli in cui negli ultimi anni abbiamo visto impegnati i soldati americani in un contesto terrestre».
