Motori, accensione, decollo! Con Artemis II l’uomo torna sulla Luna dopo 54 anni – I video

La missione Artemis II, che segna il ritorno dell’uomo sulla Luna a 54 anni dalla chiusura del programma Apollo, è partita stanotte 2 aprile alle 00.35. Il Il razzo Space Launch System è stato lanciato e sta portando la navetta Orion verso l’orbita lunare. A bordo ci sono il comandante Reid Wiseman insieme a Victor Glover, primo uomo di colore a superare l’orbita terrestre, a Christina Koch, prima donna a orbitare intorno alla Luna. Oltre a Jeremy Hansen dell’Agenzia spaziale canadese Csa, primo non americano a spingersi così lontano nello spazio. Per dieci giorni lavoreranno sulla navetta, alimentata da un modulo costruito dall’Agenzia Spaziale Europea.
Motori, accensione, decollo!
«Motori, razzo di sostegno, accensione e decollo!», ha detto Derrol Nail, commentatore della diretta streaming Nasa, mentre il razzo partiva verso lo spazio. «L’equipaggio di Artemis II è ora diretto verso la Luna: inizia il prossimo grande viaggio dell’umanità», ha aggiunto. Ora la navicella Orion si è separata dal razzo, Space Launch System. A circa otto minuti dal lancio i motori del primo stadio del razzo Sls si sono spenti. In seguito è avvenuta la separazione dallo stadio superiore. In quel momento la navetta Orion ha dispiegato i suoi quattro pannelli solari per caricare le batterie. E, con il suo equipaggio, ha iniziato a navigare nello spazio.
April 1, 2026
L’orbita della navetta
La navetta continuerà a percorrere la sua orbita intorno alla Terra finché, circa 49 minuti dopo il lancio, il motore si accenderà per portare la navetta al perigeo. Ovvero nel punto più vicino alla Terra, alla quota di 160 chilometri. Circa un’ora più tardi il motore si accenderà di nuovo per continuare a portare la navetta su un’orbita ellittica più alta. Dove resterà per circa 23 ore. Questo sarà il tempo che gli astronauti avranno a disposizione per sperimentare i sistemi di bordo. Quindi, una volta raggiunto il punto dell’orbita più vicino alla Terra, piloteranno Orion manualmente per circa due ore, in quella che viene chiamata «dimostrazione di operazioni di prossimità».
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I quattro astronauti
I quattro astronauti decollati dalla Florida sono il passo più audace compiuto finora dagli Stati Uniti verso il ritorno dell’uomo sulla superficie lunare entro la fine di questo decennio nella nuova corsa contro la Cina. Il razzo Space Launch System (SLS) della Nasa, con in cima la capsula Orion Crew, si è acceso poco prima del tramonto presso il Kennedy Space Center di Cape Canaveral, in Florida, portando in orbita terrestre il suo equipaggio d’esordio. Il veicolo spaziale, alto come un palazzo di 32 piani, si è levato in volo nel cielo limpido, lasciandosi alle spalle un’imponente colonna di vapore bianco e denso.
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La base lunare
La missione
La missione è il primo volo di prova con equipaggio del programma Artemis, successore del progetto Apollo della NASA dell’era della Guerra Fredda, e la prima al mondo a inviare astronauti nelle vicinanze della Luna, fuori dall’orbita terrestre, in 53 anni. La Nasa punta al 2028 per Artemis IV, il primo allunaggio in assoluto di astronauti sul Polo Sud della Luna, cercando di battere la missione con equipaggio cinese prevista per la stessa regione lunare già nel 2030. L’ultima volta che degli astronauti hanno camminato sulla Luna – un’impresa finora compiuta solo dagli Stati Uniti – è stata durante l’ultima missione Apollo nel 1972.
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«Per tutta l’umanità»
Pochi minuti prima del decollo l’astronauta canadese Hansen, allacciato all’interno della capsula Orion a forma di goccia, ha detto al centro di controllo missione di Houston: «Sono Jeremy, stiamo andando per tutta l’umanità». La direttrice del lancio Charlie Blackwell-Thompson ha dichiarato: «Reid, Victor, Christina e Jeremy, in questa missione storica portate con voi il cuore del team Artemis, lo spirito audace del popolo americano e dei nostri partner in tutto il mondo, nonché le speranze e i sogni di una nuova generazione».
I test
L’equipaggio ha quindi iniziato a lavorare su uno dei primi obiettivi di test. Ovvero guidare manualmente la navicella attorno allo stadio superiore per dimostrarne la manovrabilità, nel caso in cui i suoi comandi automatici di default dovessero guastarsi. Il lancio ha rappresentato una pietra miliare fondamentale, frutto di oltre un decennio di lavoro per il razzo SLS dell’agenzia spaziale statunitense, fornendo ai suoi principali appaltatori, Boeing e Northrop Grumman, la tanto attesa conferma che il sistema di lancio fosse pronto a portare in sicurezza gli esseri umani nello spazio.
