Con una mail inviata alle 6 di mattina Oracle ha licenziato migliaia di persone. Il motivo? Finanziare la crescita dell’IA

Con una mail definita da molti di coloro che l’hanno ricevuta come “brutale”, Oracle, una delle aziende informatiche più grandi al mondo, ha licenziato migliaia di persone. I numeri non sono ancora certi, ma si parla di un minimo di 12.000 fino a un massimo di 30.000 persone (in questo caso sarebbe un quinto della forza lavoro totale dell’azienda) lasciate a casa da un giorno all’altro. Il motivo, che si legge nella breve comunicazione inviata alle 6 di mattina è uno: «Liberare miliardi di dollari di capitale da poter investire in infrastrutture per l’intelligenza artificiale», riporta Reuters.
Profitti record, licenziamenti record
Eppure l’ultimo trimestre è stato il più profittevole degli ultimi 15 anni per l’azienda. In tre mesi la compagnia ha generato 17,2 miliardi di dollari di profitti anche e soprattutto perché è uno dei cavalli da tiro dell’industria dell’IA. Sta costruendo, infatti, doversi data center, i giganteschi magazzini in cui si trovano i computer che macinano i calcoli necessari a far funzionare l’intelligenza artificiale. Queste strutture fanno parte di contratti miliardari firmati, principalmente, con OpenAI e sono il principale volano della crescita record che l’azienda ha avuto in borsa. Non solo, l’intera economia degli Stati Uniti è in positivo solo grazie ai colossali capitali investiti nel boom dell’IA quindi gli occhi di un’intera nazione e del mondo sono puntati sull’andamento delle aziende che fanno da protagoniste.
L’uomo più ricco del mondo, solo per un attimo
Larry Ellison, il fondatore di Oracle, possiede il 41% dell’azienda. Nel settembre 2025, le azioni della compagnia hanno toccato i 346 dollari facendo diventare Ellison l’uomo più ricco del mondo con un patrimonio da 393 miliardi di dollari. Il dominio è durato poco: a inizio marzo il titolo si aggirava intorno ai 146 dollari, questo vuol dire che in sei mesi la sua fortuna si è quasi dimezzata. Il mercato, però, ha accolto positivamente la notizia dei licenziamenti di massa: il titolo è cresciuto del 6% nella mattina in cui la mail è stata inviata.
Ti potrebbe interessare
- Perché la verifica dell’identità degli utenti potrebbe far perdere a Reddit molti utenti (o molti soldi)
- No alle molestie, sì alle torture sulle donne. Un professore dell’Università Bicocca ha scoperto gli strani pregiudizi di ChatGPT – L’intervista
- Il fondatore di Oracle Larry Ellison supera Elon Musk: ora è l’uomo più ricco del mondo. Quanto vale il suo patrimonio
Il problema del debito
Per finanziare il suo grande piano infrastrutturale, Oracle si è indebitata di 108 miliardi di dollari. Quando un’azienda, indipendentemente dal suo successo, chiede in prestito così tanto denaro, gli investitori tengono d’occhio un parametro in particolare per valutare lo stato di salute dell’impresa: la liquidità. Con liquidità non si intendono i soldi in contanti dell’azienda, ma quel denaro che non è in forma di azioni, obbligazioni o promesse di pagamento. Il denaro con cui, per esempio, si pagano gli stipendi dei dipendenti di mese in mese, e un risparmio su quel fronte è una garanzia di maggiore liquidità e una rassicurazione per i mercati.
In molti non credono nel piano
Oracle ha pubblicato delle previsioni in negativo per quanto riguarda la sua liquidità nei prossimi quattro anni. Le previsioni parlano di qualche anno di sofferenze (2027, 2028, 2029) per poi entrare in un vero e proprio boom nel 2030. OpenAI promette uno scenario molto simile ai propri investitori. Al momento l’impresa di Sam Altman brucia tra i 15 e i 20 miliardi di dollari l’anno, ma con la profittabilità dell’azienda, prevista per il 2029, arriveranno guadagni impressionanti e massicci ritorni sugli investimenti. Secondo Bloomberg, gli investitori non si fidano di questo piano: a dicembre i bond con cui Oracle finanzia il suo debito sono stati declassati a una valutazione pericolosamente vicina a quella della crisi del 2009.
Una corsa contro il tempo
Il problema di Oracle è che la sua strategia espansionistica si concentra in gran parte sulle infrastrutture che compagnie di software come OpenAI useranno in futuro. Questi data center, prima di poter iniziare a essere costruiti, devono avere già ordinato e pagato i chip che useranno perché in base al tipo di chip, cambiano tutta una serie di parametri costruttivi. Alcune delle strutture che Oracle sta costruendo in questo momento proprio per OpenAI, per esempio, si basano su componenti di Nvidia (l’azienda leader nella produzione di questo tipo di elettronica) dello scorso anno, e non saranno operative prima del primo trimestre del 2027, indipendentemente dalla velocità a cui saranno costruite. A inizio marzo, OpenAI ha annunciato che non amplierà la sua partnership con Oracle perché è già alla ricerca di infrastrutture che usano i componenti della generazione successiva di Nvidia, quelli appena annunciati.
Competizione spietata
Oracle è entrata in modo decisamente aggressivo in un business, quello dei data center, dominato da Amazon, Microsoft e Google, aziende che possono contare su una liquidità considerevolmente maggiore rispetto all’azienda di Larry Ellison. Per farlo sta spendendo soldi che non ha per costruire strutture che potrebbero essere quasi obsolete il giorno dell’inaugurazione. L’asso nella manica della famiglia Ellison, però, è il rapporto strettissimo che ha con il presidente degli Stati Uniti e la famiglia Trump. David Ellison, il figlio di Larry, è il ceo di Paramount e, se gli investitori voteranno a favore dell’acquisizione da 110 miliardi di dollari, sarà presto anche quello di Warner Brothers. L’industria dell’IA sta tenendo in piedi l’economia degli Stati Uniti quindi, in caso di problemi, un intervento dello stato è quasi una garanzia viste le cospicue donazioni della famiglia e lo status di mega-donatore del partito repubblicano che detiene Larry Ellison.
