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«Netflix deve rimborsare fino a 500 euro», la sentenza sugli abbonamenti (anche scaduti): chi può sperare e come aderire alla class action

03 Aprile 2026 - 13:18 Giovanni Ruggiero
netflix intelligenza artificiale
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Secondo il tribunale di Roma, gli aumenti delle tariffe imposti ai clienti prima del 2024 erano illegittimi. Il giudice dà ragione al Movimento Consumatori. Pronto il modulo online per aderire alla class action. Sempre che la società non decida di rimborsare i clienti spontaneamente

Il tribunale di Roma ha accolto l’azione promossa da Movimento Consumatori contro Netflix Italia, dichiarando nulle le clausole contrattuali che permettevano alla piattaforma di modificare unilateralmente i prezzi degli abbonamenti dal 2017 a gennaio 2024. Il motivo, spiega l’avvocato Paolo Fiorio, è che Netflix ha omesso per anni di inserire nei contratti la giustificazione degli aumenti, come invece previsto dal Codice del Consumo, introducendo quella clausola solo nei contratti sottoscritti dal gennaio 2024 in poi. Cadono così gli aumenti applicati negli anni 2017, 2019, 2021 e novembre 2024, con un’unica eccezione, cioè i contratti siglati dopo gennaio 2024.

Quanto spetta ai clienti Netflix: le stime di Movimento Consumatori

I numeri elaborati dai legali dell’associazione, Paolo Fiorio e Corrado Pinna, danno la misura dell’impatto. Per il piano premium, gli aumenti illegittimi accumulati nel tempo valgono oggi 8 euro al mese in più rispetto al prezzo di partenza: un abbonato che abbia pagato ininterrottamente dal 2017 ha diritto a un rimborso di circa 500 euro. Per il piano standard la cifra scende a 4 euro mensili, per un totale di circa 250 euro. Anche il piano base è coinvolto, con un aumento di 2 euro applicato a ottobre 2024 finito nel mirino della sentenza. A titolo di raffronto, l’abbonamento premium che nel 2017 costava 11,99 euro è arrivato a 19,99 euro, mentre quello da 9,99 euro è salito a 13,99 euro.

Cosa cambia ora per gli abbonati e cosa prevede la sentenza

La sentenza è immediatamente esecutiva. Il giudice ha disposto che Netflix avvisi tutti i clienti coinvolti, compresi gli ex abbonati, comunicando loro il diritto al rimborso. In più, se la piattaforma vorrà applicare gli aumenti, dovrà proporre un nuovo contratto che includa la clausola mancante: gli utenti potranno scegliere se accettare le nuove condizioni o rescindere l’abbonamento. Ciascun abbonato avrà diritto alla riduzione del prezzo corrente, alla restituzione delle somme versate in eccesso e all’eventuale risarcimento del danno.

La minaccia della class action: «Rimborsi immediati o ci rivediamo in tribunale»

Movimento Consumatori non intende fermarsi alla sentenza. «Se Netflix non provvederà immediatamente a ridurre i prezzi e a rimborsare i clienti», ha dichiarato il presidente dell’associazione Alessandro Mostaccio, «avvieremo una class action per garantire a tutti gli utenti la restituzione di quanto indebitamente pagato». L’associazione ha già predisposto un modulo online per raccogliere le adesioni. La platea potenziale è di dimensioni ragguardevoli: secondo le stime dei legali, in Italia Netflix è passata da 1,9 milioni di abbonati nel 2019 a circa 5,4 milioni nell’ottobre 2025.

La risposta di Netflix: «Faremo ricorso, le nostre condizioni erano corrette»

La piattaforma non ci sta e ha annunciato che impugnerà la decisione. «Presenteremo ricorso contro la decisione», si legge nella nota ufficiale, «in Netflix i nostri abbonati vengono prima di tutto. Prendiamo molto sul serio i diritti dei consumatori e crediamo che le nostre condizioni siano sempre state in linea con la normativa e le prassi italiane». La battaglia legale, dunque, è appena cominciata.