«Ma quello è Riccardo Muti?», la sorpresa del maestro nella sua città di infanzia: cosa faceva col cappuccio e la tonaca

Tonaca marrone, cappuccio calato sulla testa, cingolo rosso e guanti neri a reggere un cero. Chi ha assistito lo scorso giovedì pomeriggio alla processione dei cinque Misteri a Molfetta, in provincia di Bari, ha potuto scovare tra i confratelli anche Riccardo Muti. Il celebre direttore d’orchestra, che ha passato parte della giovinezza proprio in questa città, è componente ad honorem dell’arciconfraternita di «Santo Stefano dal sacco rosso» dall’aprile dell’anno scorso. Ma è questa la prima volta che partecipa al corteo indossandone l’abito. «Ma quello è Riccardo Muti?» si sono chiesti in molti tra i presenti.

Il legame del maestro con la sua città natale
Il corteo religioso, che tradizionalmente sfila per le strade della città nella notte tra il giovedì e il venerdì santo, quest’anno ha dovuto slittare al pomeriggio per via del maltempo. Muti ha partecipato comunque, confermando un legame con Molfetta che va ben oltre la nostalgia: è qui che il maestro ha trascorso gli anni della giovinezza, e la città continua a rappresentare per lui un punto di riferimento profondo. Figlio di un medico molfettese, madre napoletana, Muti è nato a Napoli, ma ha vissuto nella cittadina barese fino ai 16 anni, dove ha frequentato anche il liceo classico, per poi tornare a Napoli.
