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La carica dei 25mila contro Netflix dopo la sentenza sugli aumenti: «Restituiscano i soldi o faremo class action»

05 Aprile 2026 - 21:27 Diego Messini
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Il Movimento Consumatori prosegue la battaglia contro il colosso dopo la pronuncia del tribunale di Roma: le "minacce" e il modulo per aderire

Sono decine di migliaia gli utenti di Netflix che si sono già rivolti al Movimento Consumatori per capire in che cosa si tradurrà esattamente la sentenza del tribunale di Roma che ha dichiarato illegittimi gli aumenti sui prezzi degli abbonamenti alla piattaforma di streaming negli ultimi 7 anni. Lo fa sapere la stessa associazione, che vinta la prima battaglia legale ora vuole andare fino in fondo. Netflix infatti ha già annunciato appello contro la sentenza, ma l’associazione con tono minaccioso sconsiglia all’azienda Usa di percorrere questa strada. Intimando invece di procedere quanto prima a versare i rimborsi ai consumatori “fregati”. «Movimento Consumatori, dopo aver invitato Netflix a provvedere spontaneamente ai rimborsi per gli aumenti illegittimi accertati dal Tribunale di Roma, prende atto delle contraddittorie affermazioni rilasciate alla stampa dal colosso americano dove, da un lato, afferma che gli “abbonati vengono prima di tutto” in quanto Netflix “prende molto sul serio i diritti dei consumatori” e, dall’altro, annuncia la proposizione dell’appello in quanto le condizioni contrattuali utilizzate sarebbero state “in linea con la normativa e le prassi italiane”», si legge in una nota dell’associazione.

La minaccia della guerra legale

«Se Netflix intende anteporre ad ogni altro interesse i diritti dei propri abbonati e i diritti dei consumatori rispetti la sentenza del Tribunale di Roma e provveda ai rimborsi, risparmiandosi un contenzioso giudiziale collettivo e individuale imponente che durerà anni con danno di immagine e fiducia conseguente. Adempiendo alla sentenza di primo grado, invece, questa fiducia verrebbe rinsaldata, chiudendo subito ogni contenzioso», afferma il presidente di Movimento Consumatori Alessandro Mostaccio. Che dà conto di come «solo in queste ultime ore si sono rivolti alla nostra associazione oltre 25.000 consumatori che evidentemente non si sentono per nulla soddisfatti per gli aumenti praticati negli anni e sicuramente altrettanti stanno rivolgendosi direttamente ai vostri call center e alle altre associazioni dei consumatori». Mentre i legali dell’associazione Paolo Fiorio e Corrado Pinna ricordano come «in Europa e in Italia le prassi di mercato non possono derogare alle norme di legge, che come accertato dal Tribunale sono state violate da Netflix che ha praticato aumenti illegittimi».

La minaccia della class action

In attesa di capire se Netflix avrà orecchie alle pressioni dal basso, l’associazione si porta avanti, e pubblica sul suo sito il modulo con cui chiunque abbia avuto un abbonamento alla piattaforma può manifestare il proprio interesse a partecipare alla class action. Nel caso appunto, s’intende, in cui Netflix non dovesse decidere di rimborsare spontaneamente i suoi utenti. Per ora insomma il Movimento raccoglie semplicemente i dati di chi – decine di migliaia, pare – è pronto a unirsi alla sua battaglia. Data di stipula dell’abbonamento, dell’eventuale disdetta, aumenti “subiti” negli anni, e così via. Poi si vedrà.

Cosa dice la sentenza e quanto potrebbe costare a Netflix

La sentenza di primo grado del tribunale di Roma ha accolto l’azione promossa da Movimento Consumatori contro Netflix Italia, dichiarando nulle le clausole contrattuali che permettevano alla piattaforma di modificare unilateralmente i prezzi degli abbonamenti dal 2017 a gennaio 2024. Il motivo, è che Netflix ha omesso per anni di inserire nei contratti la giustificazione degli aumenti, come invece previsto dal Codice del Consumo, introducendo quella clausola solo nei contratti sottoscritti dal gennaio 2024 in poi. Cadono così gli aumenti applicati negli anni 2017, 2019, 2021 e novembre 2024, con un’unica eccezione, cioè i contratti siglati dopo gennaio 2024. Stando ai numeri elaborati dai legali stessi dell’associazione, per il piano premium, gli aumenti illegittimi accumulati nel tempo valgono oggi 8 euro al mese in più rispetto al prezzo di partenza: un abbonato che abbia pagato ininterrottamente dal 2017 ha diritto a un rimborso di circa 500 euro. Per il piano standard la cifra scende a 4 euro mensili, per un totale di circa 250 euro. Anche il piano base è coinvolto, con un aumento di 2 euro applicato a ottobre 2024 finito nel mirino della sentenza. A titolo di raffronto, l’abbonamento premium che nel 2017 costava 11,99 euro è arrivato a 19,99 euro, mentre quello da 9,99 euro è salito a 13,99 euro.

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