Sofia Di Vico morta per l’allergia al latte si poteva salvare? La 15enne soccorsa dal padre e i sospetti sul ristorante: cosa c’era nel piatto

La procura di Roma indaga per omicidio colposo sulla morte di Sofia Di Vico, quindicenne di Maddaloni in provincia di Caserta, deceduta nella notte tra giovedì e venerdì all’ospedale Grassi di Ostia dopo una cena al ristorante del camping Village Roma Capitol. I pm Giovanni Conzo e Daria Monsurrò che coordinano le indagini degli agenti del Distretto di Ostia hanno disposto il sequestro della cucina del ristorante, insieme a piatti, posate e strumenti di cottura. Sul posto sono intervenuti anche gli ispettori dell’Asl Roma 3. L’autopsia, fissata per martedì al policlinico Tor Vergata, sarà determinante per stabilire le cause del decesso. L’ipotesi più accreditata, secondo il Corriere della Sera, è una contaminazione accidentale, scenario già risultato fatale in altri casi di shock anafilattico.
Cosa ha mangiato la 15enne a cena con le compagne di squadra
La 15enne aveva già giocato due gironi con le «Monelle», la squadra under 15 dell’UnioBasket Maddaloni, e giovedì sera si era seduta a tavola con le compagne dopo l’ultima partita del torneo «Mare di Roma Trophy in Pink». Aveva mangiato uova strapazzate e fagiolini, alimenti che di solito non contengono latte o derivati. Poco dopo sono comparsi i sintomi: difficoltà respiratorie sempre più acute, poi l’arresto cardiaco. Le sue ultime parole, citate dal Messaggero, sono state «Non respiro, non respiro». I medici del pronto soccorso hanno tentato la rianimazione per almeno 45 minuti, senza riuscire a recuperare il battito.
La famiglia sapeva dell’allergia: il malore di Sofia sotto gli occhi del padre
Sofia era allergica alle proteine del latte, una condizione nota alla famiglia. Secondo le testimonianze raccolte dagli investigatori e riportate dal Corriere della Sera, il rischio di reazioni gravi era stato comunicato allo staff del camping, anche se resta da verificare se l’informazione sia effettivamente circolata tra dipendenti e titolari della struttura. Il padre Fabio, commercialista, era presente alla cena e la accompagnava spesso nelle trasferte. Ha tentato di somministrarle i farmaci che lei portava sempre con sé, poi l’ha portata in braccio in camera prima della corsa in ambulanza. Resta aperto il nodo di cosa abbia scatenato la reazione. Non si può ancora escludere che le uova siano state cotte nel burro o che comunque ci sia stata una contaminazione con altri ingredienti.
Sofia Di Vico si poteva salvare? Il ruolo dell’adrenalina nello shock anafilattico
Ma Sofia Di Vico poteva salvarsi? Il Messggero lo chiede al dottor Vincenzo Patella, presidente della Società italiana di allergologia, asma e immunologia clinica. Lo specialista chiarisce anzitutto la distinzione fondamentale tra intolleranza e allergia: «L’intolleranza riguarda gli zuccheri come il lattosio e non è mai fatale; l’allergia coinvolge le proteine e può scatenare reazioni violente come lo shock anafilattico». In questi casi, sottolinea Patella, «l’adrenalina auto-iniettabile è l’unico strumento che può fare la differenza tra la vita e la morte». Un farmaco che il paziente deve sempre avere con sé e che consente di guadagnare il tempo necessario per raggiungere il pronto soccorso. La caseina, la più insidiosa tra le proteine del latte, è termostabile e resiste alla cottura, mantenendo intatto il suo potere allergizzante. In Italia si registrano tra i 40 e i 60 decessi accertati ogni anno per shock anafilattico, un numero che potrebbe essere sottostimato.
