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Gioacchino Amico, chi è il nuovo pentito di mafia intercettato con esponenti di FdI e perché si era iscritto al partito di Giorgia Meloni

07 Aprile 2026 - 12:25 Bruno Gaetani
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39 anni, siciliano, è ritenuto un esponente di spicco dell'alleanza tra mafie in Lombardia. Ai pm ha raccontato della sua rete di relazioni con la politica, in particolare con il partito della premier

Si chiama Gioacchino Amico, 39 anni, siciliano di Canicattì (Agrigento) residente a Terrasini (Palermo), l’uomo che promette di portare nuove e scottanti rivelazioni nelle indagini su Hydra, l’alleanza tra mafia, ‘ndrangheta e camorra per mettere le mani sulla Lombardia. Lo scorso gennaio, il 39enne – che secondo gli inquirenti sedeva al vertice del presunto “sistema mafioso lombardo” – ha deciso di collaborare con la giustizia e diventare a tutti gli effetti un pentito. Il 26 gennaio, ha inviato una mail in cui comunica di voler collaborare con le indagini. Una settimana più tardi, si svolge l’interrogatorio, interamente videoregistrato, davanti ad Alessandra Cerreti e Rosario Ferracana, sostituti procuratori della Direzione distrettuale antimafia (Dda) di Milano.

L’evento di Fratelli d’Italia a Milano e il selfie con Meloni

Formalmente, Amico risulta essere un commerciante all’ingrosso di frutta e verdura, ma in realtà si occupa di tutt’altro. Agli inquirenti ha raccontato di essere stato coordinatore cittadino a Canicattì di Fare, il partito fondato dall’ex sindaco di Verona, Flavio Tosi. In seguito, avrebbe conseguito la tessera di Fratelli d’Italia. Ed è proprio dai suoi rapporti con il partito di Giorgia Meloni che rischiano di arrivare nuove e pesanti rivelazioni. In una foto pubblicato da Report, si vede Gioacchino Amico scattare un selfie con la futura premier. Quello scatto risale a 2 febbraio del 2019, quando i vertici di FdI si trovavano all’Hotel Marriott di Milano per una grande iniziativa elettorale in vista delle elezioni europee. In sala ci sono molti dirigenti del partito e futuri esponenti del governo: Ignazio La Russa, Raffaele Fitto, Daniela Santanchè, Adolfo Urso e Guido Crosetto. Secondo quanto rivelato da Report, quella foto scattata con Meloni serviva ad Amico «per accreditarsi, per far vedere fin dove arrivava».

Il giallo delle visite agli uffici di FdI alla Camera

In quel momento, Amico non è ancora indagato per mafia, ma ha comunque alle spalle una condanna definitiva per ricettazione e alcuni arresti per truffa e associazione a delinquere. Poche settimane dopo quell’evento a Milano, il presunto mafioso accompagna il deputato Carlo Fidanza al congresso di Grande Nord. L’esponente di FdI, scrive Repubblica, lo saluta e lo ringrazia pubblicamente dal palco. Ma c’è di più, perché secondo il racconto di un’ex parlamentare, Gioacchino Amico nel 2018 sarebbe arrivato fin dentro gli uffici di Fratelli d’Italia alla Camera dei Deputati, dove avrebbe incontrato anche Giovanni Donzelli, che a Report nega tutto: «Non ho memoria di quell’incontro, credo che non sia mai avvenuto». Secondo la fonte della trasmissione Rai, Amico sarebbe entrato a Montecitorio senza controlli, «come se avesse un tesserino o un accredito speciale». Oggi, in seguito alle indiscrezioni pubblicate dalla stampa, è la stessa Camera dei Deputati a smentire questa ricostruzione: «Non è mai stato rilasciato alcun tesserino permanente intestato al soggetto citato dalle fonti di stampa».

Perché Gioacchino Amico ha deciso di collaborare con le indagini

Parlando con i pm, Gioacchino Amico ha rivelato di aver deciso di collaborare con la giustizia essenzialmente per due motivo. Il primo ha a che fare con la sua famiglia: «Ho deciso di cambiare vita per mia madre, che è molto malata, e per mia moglie». Il secondo con i timori per la sua incolumità: «Sono perfettamente a conoscenza dei vari tentativi di uccidermi e la mia scelta di collaborare è tesa a garantire anche la mia incolumità». Nell’interrogatorio di febbraio, il 39enne siciliano – per cui il gip ha rigettato l’ipotesi di associazione mafiosa ma ha convalidato l’arresto per le imputazioni legate al narcotraffico e ad altri illeciti – ha fatto capire che l’inchiesta Hydra non ha ancora raggiunto tutti i responsabili.

Gli omissis nei verbali

Malgrado le indagini, infatti, Amico avrebbe continuato a coltivare la propria rete di relazioni politiche. La Dda, per esempio, avrebbe intercettato alcune conversazioni con l’ex senatore (oggi eurodeputato) di FdI Mario Mantovani, finalizzate a ottenere appalti per la manutenzione del verde. Nelle carte, però, ci sarebbero altri contatti con due politici dello stesso partito. Nei verbali ci sono ancora molti omissis, un chiaro segnale del fatto che la procura sta facendo tutti i riscontri del caso sui nomi delle persone nominate da Amico durante l’interrogatorio, in particolare i politici.

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