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È morto Mircea Lucescu, addio all’allenatore dei record. In panchina a 80 anni, poi il malore: la carriera con tanta Italia

07 Aprile 2026 - 20:37 Giovanni Ruggiero
Mircea Lucescu
Mircea Lucescu

È morto in ospedale a Bucarest Mircea Lucescu, il tecnico più titolato nella storia del calcio romeno aveva 80 anni. Lo hanno reso noto i media della Romania, ricordando che Lucescu era ricoverato in ospedale dal 29 marzo scorso ed era in coma dopo essere stato colpito da un infarto. Ct della Romania fino a pochi giorni fa, in Italia aveva allenato il Pisa, il Brescia, la Reggiana e l’Inter. 

Mircea Lucescu in coma dopo un infarto

Le condizioni di Lucescu si erano aggravate nella notte di domenica scorsa. Come spiegava Gazeta Sporturilor, l’ospedale Universitario di Bucarest aveva confermato che l’ex allenatore era stato trasferito in terapia intensiva ed era in coma, tenuto in vita con l’ausilio di macchinari. L’ex tecnico di Brescia e Inter era stato ricoverato venerdì scorso per un infarto cardiaco ed è assistito anche dai familiari.

Dalla panchina della Romania all’ospedale: gli ultimi mesi di Lucescu

Ct della Romania dal 2024, Lucescu stava combattendo da mesi contro una malattia di cui non aveva mai voluto rivelare la natura, alternando ricoveri ospedalieri e impegni in panchina. Ha guidato la nazionale nel playoff mondiale perso il 26 marzo contro la Turchia di Montella, poi è stato nuovamente ricoverato dopo uno svenimento durante la riunione tecnica alla vigilia dell’amichevole con la Slovacchia del 31 marzo. Due giorni dopo la federcalcio romena ha annunciato il suo esonero e il giorno seguente, venerdì, è stato colpito dall’infarto.

Lucescu ha iniziato ad allenare nel 1979, a soli 34 anni, accettando il ruolo di allenatore-giocatore al Corvinul Hunedoara, piccolo club della Transilvania. Da lì è partita una carriera durata quasi mezzo secolo che lo ha portato a guidare dodici club, quattro dei quali italiani: Pisa (dove lanciò un giovanissimo Simeone), Brescia (con Sabau, Hagi e Raducioiu), Reggiana e Inter, sulla cui panchina è rimasto da dicembre 1998 a marzo 1999. Ha allenato anche Dinamo Bucarest, Rapid Bucarest, Galatasaray, Besiktas, Shakhtar Donetsk, Zenit San Pietroburgo e Dinamo Kiev, oltre a guidare come ct Romania e Turchia. La federcalcio romena, quando le sue condizioni si sono aggravate nel giorno di Pasqua, lo ha omaggiato definendolo «l’uomo che ha plasmato destini, costruito generazioni e ha messo la Romania sulla grande mappa del calcio mondiale».

Dalla generazione d’oro ai nove campionati ucraini: il palmarès di Lucescu

Il suo lavoro più importante con la nazionale romena risale alla prima esperienza in panchina, tra il 1981 e il 1986, quando portò la Romania al primo Europeo della sua storia nel 1984 e gettò le basi della cosiddetta «generazione d’oro», quella di Hagi, Popescu, Petrescu, Raducioiu e Moldovan, capace di disputare tre Mondiali consecutivi da Italia ’90 a Francia ’98, con il miglior risultato ai quarti di finale di Usa ’94. Il suo palmarès da allenatore di club è sterminato: nove campionati ucraini con lo Shakhtar, due campionati romeni, due turchi, una Coppa Uefa nel 2009, una Supercoppa Europea nel 2000, oltre a decine di coppe e supercoppe nazionali tra Romania, Ucraina e Russia.

Non solo calcio: editorialista, conduttore radiofonico e la maglia di Pelé

Lucescu non è stato solo un tecnico. Ha scritto editoriali sulla stampa romena, condotto programmi radiofonici e imparato quattro lingue, tra cui italiano, francese e spagnolo. Da calciatore ha partecipato al Mondiale di Messico 1970, dove ha affrontato il Brasile di Pelé. Con O Rey si scambiò la maglia a fine partita, un cimelio che, come ha raccontato lui stesso, non ha mai lavato e ha conservato come una reliquia.