La ragazza che accusa tre calciatori di stupro a Bra

A Bra in provincia di Cuneo tre calciatori sono accusati di aver violentato una ragazza di venti anni, studentessa universitaria torinese. La vicenda sarebbe accaduta durante la festa della società per la promozione in serie C. Secondo il racconto la ragazza si è sentita proporre da uno dei calciatori di partecipare a un rapporto sessuale di gruppo, lei ha detto no. «Mi piaci tu, non faccio nulla con gli altri». Poi, anche se aveva bevuto alcool, ha seguito il ragazzo fino a casa. «Beh, sì, mi piaceva» ha detto agli investigatori. Lì, dopo le prime effusioni, si è ritrovata a «subire plurimi atti sessuali di gruppo» con altri due calciatori.
Foto e video
In seguito, racconta oggi La Stampa, foto e video sono finiti nella chat di squadra: «We are champs». Come se quella ragazza fosse un trofeo da esibire. «Sì, mi sono sentita proprio così, un trofeo». Gli imputati hanno chiesto alla giudice Victoria Dunn il rito abbreviato. Hanno lasciato nel frattempo la società e hanno chiesto di essere interrogati. Si tratta di Sono Fausto Perseu, 24 anni, di Roma, oggi nel Giulianova; Alessio Rosa, 23 anni, di Tivoli, attaccante nel Ligorna e Christ Jesus Mawete, 21 anni, di Mondovì, centrocampista del Livorno. Tutti e tre sono accusati di violenza sessuale di gruppo. Uno di revenge porn.
L’inchiesta
La ventenne si è fatta visitare all’ospedale Sant’Anna di Torino il giorno dopo. «Sei stata violentata. Ciò che ti è capitato è avvenuto senza il tuo consenso. Devi denunciare», l’ha convinta un’amica. L’inchiesta è del pm Davide Greco, che ha sentito più volte la studentessa, fatto sequestrare gli smartphone dei calciatori, interrogato altri giocatori. La ragazza in fase di indagine finita in ospedale più volte «per aver tentato il suicidio». Un eccesso di medicinali. Per qualche mese ha interrotto anche gli studi. Adesso ha ripreso a dare qualche esame. «Lotto ogni giorno contro la vergogna che provo» dice tramite il suo avvocato torinese Luca Cavallo.
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La testimonianza
In autunno ha testimoniato in tribunale durante l’incidente probatorio. «Quando sono salita in camera ho ribadito a Perseu che volevo stare con lui, non con gli altri». In quella stanza, invece, compare anche Rosa. Lei resta impietrita. «Mi sono finta morta» dice. Dalle indagini tecniche sui telefonini emerge che poco dopo Mawete riceve un messaggio: «Vieni nudo». Lui: «Non è che smette». Risposta: «Vieni». Materiale finito nella chat «We are champs». Da qui l’accusa, nei suoi confronti, di diffusione illecita di immagini sessuali.
La difesa
«Gli elementi raccolti anche con indagini difensive – spiegano gli avvocati Gianluca De Bonis, Alessandro Buccieri e Andrea Rosso – consentono di affermare la assoluta mancanza di responsabilità penale a carico dei tre ragazzi, emergendo invece significative incongruenze nel quadro accusatorio. La difesa confida che, all’esito del giudizio abbreviato, venga riconosciuta la totale estraneità dei propri assistiti rispetto ai fatti contestati».
