“Cecchini del weekend” di Sarajevo, c’è un quarto indagato: «Ecco cosa ho visto, ho ancora gli incubi». Chi è l’ex cacciatore piemontese

L’inchiesta della Procura di Milano sui cosiddetti «safari umani» nei Balcani si allarga. Sale a quattro il numero delle persone iscritte nel registro degli indagati con l’accusa di omicidio volontario continuato e aggravato da motivi abietti. L’ultimo profilo emerso è quello di un cacciatore della provincia di Alessandria, ex cancelliere in un ufficio giudiziario della Liguria, che dovrà presentarsi davanti ai magistrati il prossimo 13 aprile. L’uomo era balzato agli onori delle cronache dopo un’intervista rilasciata al Tgr, poi acquisita dalla procura, in cui raccontava la sua esperienza tra il 1994 e il 1995, periodo in cui si sarebbe recato più volte nella ex Jugoslavia per unirsi a una formazione paramilitare serba. In quell’occasione, l’indagato aveva ammesso di essersi «intruppato» come volontario e aveva descritto con crudo realismo l’orrore del fronte, spiegando che «la cosa più terribile erano le persone agonizzanti, gli amputati. Certe notti ho ancora gli incubi».
Le simpatie per l’ultradestra
Nonostante l’ammissione di aver partecipato al conflitto spinto dalle proprie «simpatie per l’ultradestra», l’ex cancelliere ha sempre negato un coinvolgimento diretto nei viaggi organizzati per colpire i civili. Tuttavia, le sue dichiarazioni offrono dettagli preziosi sulla banalità del male che circondava quegli anni: secondo il suo racconto, infatti, «qualcuno andava per divertirsi. C’erano anche degli stranieri: inglesi, francesi, tedeschi». I pm Marcello Viola e Alessandro Gobbis, insieme ai carabinieri del Ros, stanno cercando di ricostruire la rete logistica che permetteva a cittadini occidentali di trasformarsi in cecchini della domenica. Il cacciatore piemontese ha rivelato che esisteva un protocollo preciso per raggiungere le zone di guerra: «C’erano delle procedure, si partiva da piccoli aeroporti sulla costa adriatica. Poi si sbarcava in Macedonia oppure in Montenegro».
Chi c’è nel mirino della procura
Il quadro delineato dagli inquirenti è quello di una vera e propria organizzazione in grado di offrire trasferte a Sarajevo in cambio di denaro. Tra le fila dei volontari non ci sarebbero stati solo civili, ma anche «ex militari italiani» che partivano «in congedo temporaneo o già congedati». L’indagato è stato ancora più specifico nelle sue accuse, parlando esplicitamente di «Ex della Folgore», cioè la prestigiosa unità d’élite dell’esercito italiano, specializzata in operazioni aviolanciabili, fanteria leggera e operazioni in contesti ostili.
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Chi sono gli indagati
Oltre al 64enne piemontese, l’elenco degli indagati comprende l’ottantenne friulano Giuseppe Vegnaduzzo, che ha respinto ogni accusa, un uomo residente in Toscana e un facoltoso imprenditore lombardo. Quest’ultimo, secondo gli inquirenti, avrebbe avuto le disponibilità economiche necessarie per finanziare queste spedizioni dell’orrore. Mentre le indagini proseguono attraverso il raccordo con altri uffici giudiziari europei, l’amministrazione di Sarajevo ha rotto gli indugi: la capitale della Bosnia-Erzegovina si costituirà parte civile per onorare la memoria delle vittime di quella che viene definita una vera e propria mattanza sadica.
