Niente soldi al docufilm su Regeni (e a quello di Veltroni) e nemmeno alle Winx, la serie animata italiana più diffusa al mondo. Il produttore Igino Straffi ad Open: «Mai accaduto in 20 anni»

Anche le Winx sono state respinte dalle commissioni per i finanziamenti al cinema del Mic di Alessandro Giuli. «E non era mai accaduto in venti anni», sottolinea deluso Igino Straffi, fondatore e Ceo del gruppo Rainbow che ha creato la serie animata italiana più famosa e diffusa nel mondo. La nona serie del Winx club è una degli esclusi eccellenti dal decreto di assegnazione dei contributi selettivi alla produzione del 2 aprile scorso. Lo stesso che per un soffio (è il primo dei non ammessi al finanziamento) ha tenuto fuori «Giulio Regeni- Tutto il male del mondo», causando accese polemiche politiche. L’elenco dei bocciati dalle commissioni però è lungo, e la compagnia è eccellente. Escluso ad esempio il film «Gialappa’s» di Walter Veltroni, che aveva chiesto 300 mila euro, stessa sorte negativa è toccata a Roberta Torre per la nuova confezione de «Le Angelesse» e a Roberto Andò per il suo docufilm sul fotografo Ferdinando Scianna, che pure era stato presentato alla Mostra di Venezia e candidato al David di Donatello. La compagnia di sventura infilzata dai Giuli boys è lunghissima, ma quella bocciatura brucia a Straffi, come spiega l’imprenditore in questa intervista con Open.
Avevate chiesto un milione di euro per la Winx club 9 voi di Rainbow e la Rai che la coproduce. Il no adesso complica le cose?
«La richiesta era quella, ma anche l’avessero accolta poi non avrebbero erogato quella somma. Di solito danno 100-200 mila euro. La serie era per altro molto costosa, e contrariamente a quel che ha valutato la commissione, era molto innovativa pure nella grafica rispetto a quelle precedenti. E la sorpresa viene dal fatto che l’animazione è già un settore molto povero, dove stanno scomparendo tutti gli operatori perché di fatto c’è solo la Rai che la produce, ed era nostro partner. Per altro la Rai ha beneficiato negli anni del successo delle Winx, che è il cartone animato italiano più diffuso nel mondo. Nel corso degli anni abbiamo versato per questo alla Rai decine di milioni di euro di diritti. E anche solo per questo mi sembra che l’interesse nazionale fosse fuori discussione. Certo, noi senza quel contributo andiamo avanti lo stesso. I piccoli produttori no».
Però è stato riconosciuto il tax credit anche per le Winx
«Sì, ma quello è un contributo automatico che ha avuto qualche problema ed è stato riformato. I contributi automatici sono la soluzione per il nostro mondo, come avviene in altri paesi del mondo. In venti per altro non era mai accaduto che chiudessero le porte al nostro gruppo. Anche se poi averli in cassa quei contributi è altra storia. Lottiamo da anni per avere quelli che ci sono stati riconosciuti per un’altra serie animata di grande successo come «44 gatti». Li attendiamo dal 2020-2022…».

Il caso Regeni e il tax credit che va a vantaggio soprattutto delle major internazionali
Il no al docufilm sul caso Regeni ha scatenato un vespaio di polemiche, e perfino dimissioni dalla commissione, magari si ridiscute tutto…
«I contributi selettivi sono altamente opinabili e, forse bisognerebbe pensare a un sistema rivolto a chi ne ha veramente bisogno: piccole aziende e opere prime. Per l’industria cinematografica sono più utili automatismi legati al risultato effettivo, agli incassi dei film in sala e ai diritti venduti. Il tema vero è che o qui si fa una industria cinematografica italiana o si vive con piccoli artigiani. Poi quando uno di questi diventa un po’ più grande viene acquistato da un grande gruppo straniero per garantirsi una fetta di mercato in Italia, e finisce la partita, Questo però a noi non piace».
Il tax credit è un automatismo, però ha dimostrato non poche falle. Proprio su Open abbiamo segnalato come fosse stato concesso a un film inesistente, quello dell’assassino di villa Pamphili
«Vero, il tax credit ha mostrato di avere evidenti limiti. I produttori erano tutti allineati sull’idea di rivederlo. E nella sua formula non era così di aiuto, perché alla fine non sosteneva i produttori italiani, ma grazie al suo meccanismo andava al 70% a vantaggio delle major internazionali. Il governo invece potrebbe dare contributi automatici percentuali su cose molto più tangibili: sul risultato; quindi, quanto hai fatto al box office, quanto hai fatto in televisione, quanti paesi trasmetteranno questo nostro prodotto, quest’opera italiana, eccetera. Così sarebbe un contributo al merito».

Cosa cambia per Rainbow con quel milione negato alle Winx
Con una valutazione post risultato però i contributi arriverebbero inevitabilmente anni dopo la produzione
«Vero, rischia di arrivare un po’ tardi. Ma poi a regime si prende il giro e sarebbe un sistema di finanziamento costante alle produzioni. Ci sono sistemi diversi che funzionano, noi abbiamo l’esperienza del Canada dove il tax credit viene erogato mensilmente. È un paese per altro che se cambia le regole consulta gli operatori e illustra le nuove un anno prima che entrino in vigore. Così si investe sapendo quali sono le regole del gioco».
Quel milione di contributo negato complica le cose per il vostro gruppo?
«Per fortuna no. Il gruppo Rainbow è diversificato e si regge su molte gambe. Quella di animazione sulle Wings, che fa altri prodotti di successo: siamo in produzione con una nuova serie di 44 gatti. Come saprà abbiamo acquisito anche Geronimo Stilton e ci attendiamo molto anche da questo investimento. Poi c’è Colorado film, che oltre ai “Me contro te” ha in produzione “Io uccido”, tratto dal famoso romanzo di Giorgio Faletti. Abbiamo una società in Canada, la Bardel, che lavora a tante produzioni di animazione hollywoodiane. Abbiamo aperto un nuovo canale digitale anche Amazon anche perché è venuto a lavorare con noi l’ex capo di Prime Video Italia, Marco Azzani. Siamo molto diversificati. Se l’Italia zoppica un po’ come è avvenuto nel 2025, c’è l’estero che compensa».
Perché oggi nessun film italiano è al Festival di Cannes
Perché l’Italia ha zoppicato nel 2025?
«Proprio per il congelamento e la revisione della legge sul tax credit che ha impattato per noi soprattutto su Colorado film. Ma è stato un problema per tutta l’industria cinematografica italiana. L’attesa delle nuove regole del gioco sul tax credit ha di fatto fermato il settore. È stato un fenomeno simile al fermo pesca, che ha rallentato sia la produzione che la distribuzione. È una delle ragioni per cui non c’è alcun film italiano a Cannes. Abbiamo prodotto molto meno nel 2025 rallentando i set e anche il 2026 è partito piano e questa prima parte dell’anno è in salita. Ora il tax credit è stato ridotto e le regole cambiate. Meno generose di prima, ma almeno abbiamo un orizzonte chiaro in cui investire. A qualsiasi governo con cui mi è capitato di parlare hop sempre ricordato che sarebbe meglio consultare sulle regole del gioco almeno i più importanti operatori italiani. Ma accade assai raramente».
