I piccoli studi stanno salvando i videogiochi: ecco le novità del Triple-I

I videogiochi indipendenti sono da anni la frontiera dell’innovazione per quanto riguarda l’intrattenimento interattivo, superando per creatività i titoli tripla A. Mentre le major faticano a recuperare investimenti colossali, l’evento Triple-I Initiative ha appena presentato oltre 40 novità, confermando che il futuro del settore è in mano agli autori indie.
Come si definisce un videogioco indipendente
Non ci sono linee guida esatte per definire un videogioco indipendente, visto che il panorama si è aperto negli ultimi anni anche a editori specializzati (come Devolver Digital o Kepler Interactive) e a budget più consistenti, come nel caso dei 10 milioni di dollari di Clair Obscure: Expedition 33, il videogioco che lo scorso anno ha fatto incetta di premi (Game of The Year e Bafta, tra gli altri). Alcuni paletti, però, sono fissi: non può essere considerato un titolo indipendente qualsiasi progetto sviluppato nell’alveo delle cosiddette “major” ovvero dei grandissimi editori come Take Two (GTA, NBA 2K), Electronic Arts (FC, Apex Legends), Ubisoft (Assassin’s Creed, Rainbow Six) o Nintendo (Super Mario, The legend of Zelda). L’ultimo Final Fantasy di Square Enix, un’altra major, ha avuto un budget, tra sviluppo e marketing, di 137 milioni di dollari.
La crescita
L’aumento esponenziale di popolarità dei videogiochi indipendenti può essere collocato nel biennio 2018-2019. Ci sono stati grandi successi come Undertale o Cuphead negli anni precedenti, ma i due anni subito prima della pandemia hanno visto l’arrivo sul mercato di titoli come Hollow Knight, Hades, Disco Elysium, Outer Wilds, Return of the Obra Dinn e Dead Cells, tutti titoli che la critica concorda nel mettere nella top 10 dei migliori videogiochi indipendenti mai realizzati. L’arrivo dei lockdown, l’aumento dei videogiocatori e il passaparola hanno fatto scoprire a una fetta sempre maggiore del pubblico che i grandi videogiochi, che sia per narrativa, game design, combattimento o un mix di tutto questo, si trovavano anche al di fuori dei negozi (quasi tutti sono disponibili solo in digitale) e lontano dalle campagne pubblicitarie a tappeto.
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La crisi dei grandi nomi
Il mondo indie ha cavalcato, come hanno fatto le major, l’ondata di popolarità e investimenti post pandemici. I piccoli studi hanno trovato spazio per consolidarsi economicamente e mettere a terra alcuni sequel campioni di incassi usciti lo scorso anno (Hollow Knight Silksong e Hades 2); nel frattempo, le major hanno scommesso su progetti troppo grandi, con modelli di business in crisi e che richiedevano grandi quantità di forza lavoro. Il gioco che più di tutti rappresenta questa ondata di investimenti sconsiderati è Concord, uno sparatutto online di Sony che voleva essere il primo passo di un universo in espansione, che è stato in sviluppo per anni e che è costato alla compagnia quasi 200 milioni di dollari. Una volta uscito, il gioco non aveva personalità, non aveva un gameplay originale e non aveva personaggi capaci di farsi ricordare: nel giro di due settimane è stato ritirato dal mercato e il suo studio di sviluppo è stato chiuso.
L’ondata di licenziamenti
Da quel fatidico settembre del 2024, l’industria ha iniziato un periodo di riduzione di costi e personale ancora in corso: solo nell’ultimo mese Epic Games ha licenziato 1000 impiegati, Ubisoft più di 200, Meta (che aveva scommesso sui videogiochi in realtà virtuale) più di 700 ed Electronic Arts un consistente numero imprecisato negli studi che hanno realizzato uno dei videogiochi più venduti del 2025, Battlefield 6.
Le conseguenze di questo cambio di paradigma
Il risultato degli errori di management che hanno portato a questa ondata di licenziamenti è un generale sentimento di avversione da parte di molti segmenti di pubblico nei confronti delle major. I successi ad alto budget continuano a esserci, ma un colosso come Call of Duty ha venduto sensibilmente meno nel 2025 rispetto al 2024 e proprio un videogioco indipendente (anche se con un supporto consistente da parte di un editore medio) ha vinto il premio di gioco dell’anno. Da questa congiuntura è nato un nuovo modo di fare: una major affida a uno studio di piccole o medie dimensioni una proprietà intellettuale di successo per produrre un gioco dal budget (e dal rischio) medio che possa concentrarsi sul fare contenta la sua nicchia di utenti. Così sono nati The Rogue Prince of Persia (che adatta la saga di Ubisoft a uno dei generi più popolari del momento) e Castlevania: Belmont’s Curse, un gioco sviluppato da Motion Twin (gli autori di Dead Cells) ed edito da Konami, la major dietro le saghe di Metal Gear e Yu-Gi-Oh! (oltre che dello stesso Castlevania).
I 5 protagonisti del Triple-I Initiative
Tra gli oltre 40 annunci del Triple-I Initiative, alcuni titoli sono emersi per pedigree, unicità o in virtù dell’aver scatenato una vera e propria esplosione di interesse nel pubblico. Il protagonista dello show è stato senza dubbio il nuovo Castlevania, che ha mostrato per la prima volta il suo gameplay, ma anche il resto degli annunci ha tenuto testa: ecco i cinque videogiochi da tenere d’occhio presentati durante l’evento.
- Super Battle Golf – E se il golf fosse un gioco dove oltre a colpire la pallina ci si prende anche a mazzate? Dopo un debutto su pc che ha fatto raggiungere al titolo i 20mila giocatori contemporanei, le battaglie a suon di golf sviluppate da Brimestone arriveranno su console nel corso dell’estate.
- Romestead – Roma ha bisogno dell’aiuto di uno dei suoi più valorosi legionari che può scegliere se affrontare battaglie, creature mitologiche e divinità adirate o semplicemente coltivare il suo fazzoletto di terra. Romestead è un misto tra gioco d’azione in 2,5 D e simulatore di fattoria, starà a chi gioca scegliere come vivere la sua vita da cittadino romano modello.
- Windrose – La vita da pirata tra sciabole e cannoni ha ancora il suo fascino e Windrose ha catturato l’attenzione di così tanti appassionati che da febbraio a oggi è diventato l’ottavo videogioco più atteso dagli utenti pc per il 2026. Con la data di uscita sempre più vicina (14 aprile), questo survival con combattimenti navali potrebbe posizionarsi come una delle sorprese dell’anno in fatto di videogiochi indipendenti.
- Warhammer Survivors – Uno dei videogiochi italiani più di successo di sempre (Vampire Survivors) e una delle proprietà intellettuali più popolari al mondo (l’universo di Warhammer 40.000) si incontrano in una nuova versione del videogioco che ha inventato un genere.
- Prove You’re Human – Dagli autori di uno dei titoli indipendenti che ha conquistato la critica nel 2024, 1000xRESIST, è in arrivo un’opera videoludica concettuale in cui chi gioca deve dimostrare a un’avanzata intelligenza artificiale che in realtà non è un’umana. I dettagli sono pochi, ma la qualità è evidente dal trailer che mescola segmenti di gameplay a spezzoni di filmati realizzati con attori reali.
