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Auto elettriche, cos’è il «range extender» e perché può convincere anche i più scettici

13 Aprile 2026 - 14:38 Gianluca Brambilla
range-extender-auto-elettrica-come-funziona
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Di fronte all'incertezza politica, molte case automobilistiche europee puntano sui «veicoli elettrici con autonomia estesa». Una soluzione che allunga la vita al motore a combustione (probabilmente ancora per poco)

C’è una tecnologia, nata in Europa ma ancora poco diffusa, che potrebbe contribuire a far crescere l’interesse verso le auto elettriche anche tra i cittadini più scettici. Si tratta del range extender, un piccolo motore che entra in funzione quando la batteria del veicolo scende sotto un certo livello. Diverse case automobilistiche europee sembrano interessate a puntare su questa soluzione, che offre una serie di vantaggi. Innanzitutto, permette di contrastare la concorrenza cinese puntando su una tecnologia nata in Europa e su cui non esiste ad oggi un grosso svantaggio competitivo. E poi, può rivelarsi un compromesso ideale per convincere gli automobilisti che ancora non si sentono pronti a passare a un’auto full electric.

Come funziona il range extender

Il range extender – in italiano, estensore di autonomia – è una tecnologia che può essere impiegata nelle auto elettriche o ibride plug-in per aumentare l’autonomia quando la batteria si scarica. Il funzionamento è abbastanza semplice: le ruote sono mosse sempre dal motore elettrico, ma quando la batteria scende sotto un certo livello fa entrare in funzione un piccolo motore a combustione (alimentato a benzina o diesel), che non muove direttamente le ruote, ma serve a generare elettricità per ricaricare la batteria o alimentare il motore elettrico. In sostanza, è come avere un’auto elettrica con un piccolo generatore a benzina integrato, che può rivelarsi utile soprattutto per i viaggi lunghi oppure quando non si ha tempo o modo di fermarsi a una stazione di carica.

I piani dei produttori europei

Ad oggi, la cinese Leapmotor casa automobilistica che vende i cosiddetti veicoli elettrici con autonomia estesa in Europa. Ma molti dei principali competitor del Vecchio Continente – tre su tutti: Renault, Volkswagen e Bmw – stanno valutando la possibilità di integrare questa soluzione come tecnologia-ponte prima del passaggio definitivo all’elettrico. Renault, per esempio, ha annunciato che costruirà auto elettriche di medie dimensioni su una nuova piattaforma specifica per veicoli elettrici, che sfornerà due tipologie di auto: con 750 km di autonomia nella versione full electric e con 1.400 km di autonomia nella versione dotata di range extender. Con un’opzione di autonomia estesa – ha spiegato François Provost, amministratore delegato della casa auto francese, al Financial Times – «riteniamo di poter convincere il 70% dei clienti a passare ai veicoli elettrici entro il 2030».

EPA/Christophe Petit Tesson | La fabbrica di Renault a Flins-sur-Seine, fuori Parigi

La strategia di Stellantis

Anche Stellantis sta puntando sui range extender, ma principalmente nel segmento dei suv e nel mercato nordamericano. «L’estensione dell’autonomia è una chiara nuova tendenza», ha ammesso sempre al Financial Times Antonio Filosa, ad di Stellantis, annunciando che il gruppo lancerà quest’anno nuove versioni di questo tipo per il pick-up Ram 1500 Ramcharger e per il suv Jeep Grand Wagoneer. In Europa, dove i tempi del passaggio all’elettrico sono ben più stringenti ma comunque in fase di revisione, i sistemi di estensione dell’autonomia offrono alle case automobilistiche una certa flessibilità per navigare nell’incertezza politica e sperare in un nuovo aumento delle vendite. Al contempo, i range extender possono rappresentare una soluzione per i consumatori che guardano con scetticismo all’acquisto di un’auto elettrica a causa della ridotta autonomia o dei tempi di ricarica.

Un freno alla concorrenza cinese

Se le case automobilistiche europee guardano con interesse ai range extender, è anche per un motivo squisitamente industriale. Veicoli di questo tipo necessitano infatti di un motore a combustione interna, su cui l’Europa è storicamente più forte. Eppure, secondo un rapporto di Benchmark Mineral Intelligence, oggi i veicoli elettrici con autonomia estesa sono diffusi soprattutto in Cina, dove rappresentano circa il 9% del mercato dei veicoli elettrici e ibridi plug-in, contro il misero 1% che si registra nel resto del mondo. Puntando su questa tecnologia, i produttori europei sperano di contrastare la concorrenza dei rivali di Pechino e, allo stesso tempo, rispettare la tabella di marcia imposta da Bruxelles per l’addio ai motori benzina e diesel.

L’ok della Commissione Ue e lo scetticismo degli ambientalisti

Nella proposta di revisione del regolamento Ue presentata lo scorso dicembre, la Commissione europea ha dato il suo benestare ai range extender tra le tecnologie ammesse anche dopo il 2035. Ma ci sono alcune sigle ambientaliste, come Transport & Environment, che parlano di «deviazione costosa» e si mostrano piuttosto scettici a riguardo. «Se i veicoli elettrici con autonomia estesa sostituiscono altri ibridi o con motori a combustione, allora è un successo. Ma se sostituiscono altre auto elettriche, allora è una sconfitta», spiega Lucien Mathieu, direttore di T&E. In ogni caso, i range extender potrebbero avere vita breve e rivelarsi niente di più di una semplice soluzione-ponte. Questo perché, sul medio-lungo periodo, le batterie si evolveranno e diventeranno sempre più efficienti, rendendo inutile l’installazione di un secondo motore, peraltro più inquinante.

Foto copertina: EPA/Maxim Shipenkov

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