Bartolozzi, la Camera dà il via libera al conflitto di attribuzione. Cosa succede ora

La Camera dà il via libera al conflitto di attribuzione sul caso di Giusi Bartolozzi, relativo alla vicenda del rimpatrio del libico Almasri, e consegna così alla Corte costituzionale il prossimo snodo della vicenda. L’Aula di Montecitorio ha approvato la proposta arrivata dall’Ufficio di presidenza, in linea con l’indicazione della Giunta per le autorizzazioni, di sollevare un conflitto nei confronti della procura di Roma e del Tribunale dei ministri per l’ex capa di gabinetto del ministro Nordio indagata per false dichiarazioni ai Pm sul caso Almasri. La votazione è passata con 47 voti di scarto, certificando la tenuta della maggioranza su un dossier ritenuto politicamente sensibile.
La linea della maggioranza
Per il centrodestra non c’è dubbio, la posizione di Bartolozzi è strettamente intrecciata a quella dei componenti del governo già coinvolti nella vicenda. Lo ha ribadito in Aula Dario Iaia per Fratelli d’Italia, insistendo sulla tesi della connessione funzionale tra la condotta contestata alla ‘zarina’ di via Arenula e i reati ministeriali ipotizzati per Nordio, Piantedosi e Mantovano. Anche per lei deve scattare il filtro parlamentare già riconosciuto ai membri dell’esecutivo, è la linea.
Le critiche dell’opposizione
Le opposizioni tentano fino all’ultimo di rompere lo schema, senza successo. La richiesta del voto segreto viene subito archiviata dalla Presidenza della Camera. Federico Fornaro del Pd denuncia anche l’assenza di dieci deputati delle opposizioni, sospesi dopo la protesta nella sala stampa della Camera contro la conferenza sul tema della “remigrazione” a cui avrebbero partecipato esponenti vicini all’area di CasaPound, chiedendo la convocazione urgente della Giunta per il Regolamento.
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Il voto è “esclusivamente politico”, accusa la minoranza, costruito per ‘scudare’ Bartolozzi che, intanto, sarebbe pronta a rimettere la toga: la Terza commissione del Csm ha deliberato il suo ricollocamento alla Corte d’Appello di Roma, nello stesso incarico ricoperto prima dell’approdo al ministero, e il via libera definitivo è atteso in plenum il 22 aprile. Un rientro reso possibile anche dalla proroga, fino ad agosto, della sospensione delle norme più restrittive sulle cosiddette porte girevoli tra magistratura e politica prevista dal Milleproroghe.
Perché il voto
La lettura è che il conflitto, certificato oggi dal voto in Aula, serva soprattutto a guadagnare tempo e a raffreddare gli effetti giudiziari immediati della vicenda. Il procedimento, infatti, viene sospeso in attesa della decisione della Corte costituzionale, con tempi destinati ad allungarsi di mesi.
Decisione che – è il vero rischio per la maggioranza – potrebbe coincidere con la scadenza della legislatura. In caso di bocciatura del conflitto da parte della Consulta, infatti, la grana ripiomberebbe sul centrodestra nel pieno della campagna elettorale. Almeno nell’immediato, però, la maggioranza ha raggiunto il suo scopo: il caso è congelato e non potrà produrre nuovi contraccolpi sull’esecutivo ancora scottato dalla debacle referendaria.
