Ultime notizie Alex ZanardiCrisi Usa - IranDelitto di GarlascoGlobal Sumud FlotillaNicole Minetti
DIRITTICinaIntelligenza artificialeLicenziamentiPechino

Cina, «vietato licenziare per sostituire i lavoratori con l’AI»: due sentenze storiche in difesa dei dipendenti

06 Maggio 2026 - 12:25 Riccardo Lichene
Ai cina
Ai cina
Due sentenze dei tribunali di Hangzhou e Pechino creano un precedente: le aziende non possono tagliare il personale causa progresso tecnologico
Google Preferred Site

Licenziare un dipendente per sostituirlo con l’AI è vietato in Cina: lo hanno stabilito il tribunale di Hangzhou e quello di Pechino in due casi non collegati tra di loro arrivati a un verdetto a poche settimane uno dall’altro. La notizia sta facendo scalpore in tutto il mondo del lavoro dove lo spettro dell’intelligenza artificiale aleggia su decine di migliaia di posti, come hanno dimostrato le recenti ondate di licenziamenti nelle grandi aziende come Oracle.

Chi lavora con l’AI è al sicuro dall’AI

Il primo dei processi che ruotano attorno alla sostituzione di un lavoratore con l’intelligenza artificiale riguarda l’impiegato di una società di tecnologia di Hangzhou il cui lavoro era verificare la qualità dei risultati prodotti dal modello di AI dell’azienda. Quando i suoi superiori hanno deciso di automatizzare la sua mansione con un’altra intelligenza artificiale, offrendogli una retrocessione di grado con il 40% dello stipendio in meno, il lavoratore ha rifiutato ed è stato licenziato. Una volta avviata la causa civile, il tribunale ha dato ragione all’impiegato smentendo la tesi dell’azienda che la rimozione fosse avvenuta per difficoltà finanziarie della compagnia. Nella sentenza si legge: «Le aziende non possono licenziare unilateralmente i dipendenti o ridurre gli stipendi a causa del progresso tecnologico».

Proteggere i lavori intellettuali

Nel secondo processo un dipendente di un’azienda che raccoglie dati geografici per produrre mappe in digitale è stato licenziato perché la compagnia ha implementato un sistema di mappatura automatico realizzato con l’AI. Una volta in tribunale, i giudici della corte di Pechino hanno emesso una sentenza che smentisce tutte le giustificazioni date per il licenziamento. L’azienda non era in difficoltà economiche, non stava attraversando un periodo di riaggiustamento (downsizing) e il dipendente era perfettamente idoneo a svolgere le sue mansioni. Questi due casi hanno stabilito un precedente legale che sarà molto difficile ignorare in Cina, una delle nazioni che sta correndo più in fretta per restare al passo con gli avanzamenti delle grandi aziende americane. 

Popolarità in Asia, ostilità negli USA

Queste due prese di posizione così nette della giustizia cinese aiutano a contestualizzare un recente sondaggio di Gallup che ha analizzato come le popolazioni dei due Paesi in gara per il dominio sull’AI si relazionano a questa tecnologia. In Cina l’80% degli intervistati aveva un’opinione generalmente favorevole nei confronti dell’AI; negli Stati Uniti ad essere positivi nei confronti dell’intelligenza artificiale era solo il 30% degli intervistati. Per i cittadini della Repubblica Popolare Cinese, l’AI aiuterà a gestire situazioni complesse e sarà importante nel supportare le comunità remote. Per i cittadini statunitensi, questa tecnologia distruggerà decine di migliaia di posti di lavoro e consumerà preziose risorse naturali come l’acqua e il suolo.

Che cos’è l’AI washing

Soprattutto negli Stati Uniti, queste nuove sentenze delle corti cinesi hanno riacceso un discorso che i CEO di molte grandi aziende vorrebbero restasse in secondo piano: quello attorno all’AI washing. Questo fenomeno consiste nell’attribuire all’adozione di strumenti AI ondate di licenziamenti, alcune volte proprio per finanziare investimenti nel campo dell’intelligenza artificiale. Dopo il caso Oracle a fine marzo, pochi giorni fa è stata Meta, l’azienda di Mark Zuckerberg, a licenziare il 10% della sua forza lavoro (più di 8.000 persone) per racimolare del capitale liquido da investire nell’AI. È stato proprio il CEO di OpenAI, Sam Altman, a mettere in guardia il pubblico sulla natura opaca del fenomeno, spiegando che spesso i licenziamenti che molte compagnie attribuiscono all’AI erano già in programma. Secondo Altman, quindi, non si tratta di una conseguenza dell’acquisizione di nuove tecnologie, ma di una mala gestione o di un periodo di assunzioni esagerate nel periodo post-pandemico. Solo nel primo trimestre del 2026, 86 aziende hanno lasciato a casa più di 80.000 persone negli Stati Uniti citando l’adozione di strumenti AI come causa dei licenziamenti.

leggi anche