Microsoft offre uno “scivolo” ai dipendenti: incentivi per far dimettere i “quota 70”

Per la prima volta nella sua storia, Microsoft ha organizzato un piano di uscite volontarie su larga scala, per i dipendenti degli Stati Uniti. L’azienda guidata da Satya Nadella ha proposto a migliaia di lavoratori americani un incentivo economico per lasciare il posto. Ma non tutti possono accedere al bonus: l’incentivo, infatti, è offerto solo a chi rientra nella cosiddetta “quota 70”.
Il requisito della quota 70
Quella che da noi è chiamata “quota 70”, negli Stati Uniti è è detta “rule of 70”: significa, in pratica, che bisogna sommare l’età anagrafica e gli anni di servizio. Se questa somma raggiunge la cifra di 70, si ha diritto all’incentivo di Microsoft. Secondo le ricostruzioni dei media internazionali, i lavoratori potenzialmente coinvolti sono oltre 8.000 su circa 125.000 dipendenti americani, poco meno del 7% della forza lavoro negli Stati Uniti. Chi rientra nella quota 70 riceverà una comunicazione da Microsoft e avrà 30 giorni per decidere se accettare l’offerta.
Il bonus
Con questo meccanismo di “scivolo” Microsoft punta a liberarsi dei dipendenti più anziani e probabilmente anche più pagati. Ma lo fa con un “premio di uscita”: una procedura che tutto sommato mostra del riguardo nei confronti dei lavoratori, visto che negli Stati Uniti le aziende possono licenziare molto più liberamente. In questo caso, non si licenzia ma si offre un vantaggioso incentivo per spingere il dipendente alle dimissioni volontarie. Al momento non si sa ancora quanti fondi sono stati stanziati per questo piano di uscite né quanto potrà percepire ogni lavoratore dimissionario. Quello che è trapelato finora è che è oltre al pagamento una tantum sono garantiti benefici aggiuntivi come l’estensione dell’assicurazione sanitaria.
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I precedenti
Ma perché Microsoft vuole risparmiare sul personale? Principalmente, per investire nella sua infrastruttura legata all’intelligenza artificiale, tra data center, chip e sviluppo software per i quali è già stato messo in conto un investimento di oltre 100 miliardi di dollari. Già lo scorso anno Microsoft aveva avviato una riduzione dell’organico, con oltre 15.000 posti di lavoro tagliati a livello globale. I licenziamenti avevano colpito diverse divisioni, in particolare quelle meno centrali rispetto alle nuove priorità strategiche del gruppo. L’operazione del 2025 si inseriva in una fase di riorganizzazione più ampia, legata al rallentamento di alcune aree di business (gaming e Xbox, hardware e device, vendite e marketing) e, soprattutto, alla necessità di riallocare risorse verso gli investimenti sull’intelligenza artificiale e sulle infrastrutture cloud.
Cosa hanno fatto le altre big tech
Meta, l’azienda di Mark Zuckerberg, ha annunciato nel 2026 il taglio di circa 8.000 posti di lavoro, pari al 10% della forza lavoro, accompagnato da pacchetti di uscita che prevedono almeno 16 settimane di stipendio più bonus legati all’anzianità. Nel 2025 invece lo aveva fatto Google, proponendo “buyout”scivoli” a decine di migliaia di dipendenti nelle divisioni Android, Chrome e hardware, con l’obiettivo dichiarato di “riallineare” la forza lavoro alle nuove priorità, cioè l’intelligenza artificiale. Lo stesso aveva fatto YouTube, controllata di Google, che ha offerto l’uscita incentivata a circa 7.500 lavoratori.
