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Bene Jova e Alfa, ma da Ultimo a Clara e Sangiovanni, quanta musica brutta che gira. Le recensioni

24 Maggio 2026 - 11:47 Gabriele Fazio

Tiziano Ferro – Sono un grande (Deluxe)

Una delle poche (-issime) volte in cui il termine “deluxe”, solitamente rispolverato per allungare la vita a un disco, solitamente un brutto disco, ha invece un significato più preciso. Tiziano Ferro infatti a quanto pare si era tenuto una serie di assi nella manica, perché questi nuovi cinque brani sono nettamente i migliori del progetto, quelli in cui l’anima adulta di un cantautore d’eccellenza si manifesta con tutte le complessità, intese come nuove caratteristiche, emerse negli ultimi anni, come se l’artista fosse arrivato ad un punto ben preciso del proprio cammino. Un punto in cui finalmente riprende quell’avanguardismo musicale di cui si rese protagonista un trentennio fa, tra esercizi di stile ipercool e un romanticismo crudo, che non teme di andare a bagnarsi il becco nelle più indicibili delle malinconie che conserviamo. Quindi si va da XXverso con Ditonellapiaga, brano irriverente, sicuramente il più entusiasmante, sicuramente la nostra riesumazione preferita all’interno di Sono un grande, in cui Ferro si prende il lusso di azzardare laddove anche i rapper più duri e puri non arrivano: «Vaffanculo i fasci». Si passa da Ti sognai insieme ad Ariete, che fa da contraltare stilistico con quella sua voce calda, giovane e ficcante, alle armonie precise, quasi robotiche, di Ferro, per un brano che affronta le massacranti dinamiche familiari e che ci arriva struggente. Ferro si prende anche il lusso di mettere alle strette Shiva, che non è che sia esattamente sto popò di poeta, ma che, evidentemente, preso dalla strizza del confronto con un pezzo di storia della musica italiana, scrive non solo le sue migliori barre ma anche le uniche barre degne di nota della sua seppur ancora breve carriera. Nel frattempo il cantante di Latina ci rifila anche due pezzi da solista: Unico e A Napoli. Il primo, parere nostro, ha i tratti del singolo, il perché sia stato “relegato” alla versione deluxe dell’album è un mistero; il secondo è uno dei pezzi meglio strutturati dell’opera. Insomma, ripetiamo, Ferro si è lasciato le perle alla fine. Be, meglio tardi che mai.