Simone Venturini conquista Venezia al primo turno. Chi è il preferito di Brugnaro, rivelazione delle comunali 2026

Simone Venturini conquista Venezia al primo turno. Il candidato del centrodestra, contro i pronostici, ha vinto con il 51% dei voti la sfida per Ca’ Farsetti contro Andrea Martella del campo largo, staccato di più di dieci punti, evitando così il ballottaggio. Il segnale era chiaro fin dal primo exit poll che dava Venturini nella forchetta per essere eletto: il centrodestra si afferma nell’unico capoluogo di Regione al voto in questa tornata.
Il peso del sindaco uscente
Venezia, dunque, resta nel solco aperto da Luigi Brugnaro. Dopo dieci anni di amministrazione del sindaco-imprenditore, la città ha deciso di non cambiare campo. E insieme alla continuità, ha scelto anche un volto giovane. Venturini, 38 anni, assessore uscente al Turismo, alla Coesione sociale, al Lavoro, allo Sviluppo economico e alle Politiche della residenza, era il candidato designato per raccogliere l’eredità brugnariana. Per il centrodestra si tratta di un’investitura piena.
Da Marghera alla giunta
Venturini è nato e cresciuto a Marghera, la parte meno turistica e più operaia della città. Non la Venezia delle cartoline, ma quella della terraferma, dei quartieri popolari, delle fabbriche, del rapporto difficile tra Mestre, porto, centro storico e laguna. È da lì che parte la sua biografia politica. Laureato in Giurisprudenza all’Università di Padova, entra giovanissimo in Consiglio comunale: nel 2010, a 22 anni, con l’Udc. Poi, con l’arrivo di Brugnaro nel 2015, entra in giunta e diventa uno dei volti dell’amministrazione.
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Un profilo democristiano, civico, da amministratore insomma. Prima l’Udc, poi l’esperienza dentro il movimento costruito attorno a Brugnaro. Anche per questo la coalizione sceglie lui: un candidato capace di tenere insieme i partiti del centrodestra, da Fratelli d’Italia alla Lega fino a Forza Italia, e il civismo veneziano che in questi anni ha rappresentato la vera architrave del potere della destra in città. Tant’è che la lista civica in sostegno di Venturini con il 30% risulta ampiamente avanti a quelle dei partiti della coalizione di centrodestra, con Fratelli d’Italia al 13% e la Lega che si ferma al 4,7%.
Il delfino di Brugnaro
La parola che ha segnato la campagna elettorale è stata una sola: continuità. Venturini ha rivendicato il lavoro fatto, da giovane amministratore cresciuto dentro la macchina comunale. È questo il senso del suo vantaggio. Non solo una conferma per il centrodestra, ma la sopravvivenza del modello Brugnaro oltre Brugnaro. E ora comincerà la parte più complicata. Perché il nuovo primo cittadino erediterà una città che resta un laboratorio nazionale di contraddizioni. Simbolo italiano del turismo globale, ma anche dello spopolamento dei residenti. La città degli alberghi, degli affitti brevi, delle grandi navi allontanate dalla laguna, del ticket d’accesso, del Mose.
Non è un caso che alcune delle sue deleghe da assessore tocchino proprio alcuni dei nervi scoperti: turismo, politiche della residenza, lavoro, sviluppo economico. Sono i capitoli su cui il centrosinistra ha provato a trasformare il voto in un referendum sul decennio Brugnaro. Senza riuscire a ribaltare il vantaggio del centrodestra.
Il campo largo non sfonda
Per il centrosinistra, infatti, la sconfitta è pesante. Martella era il candidato di una coalizione larga, costruita attorno al Pd ma allargata al Movimento 5 Stelle, ad Alleanza Verdi e Sinistra, alle liste civiche e alle componenti riformiste. Una formula pensata per riportare contendibile una città che per anni era stata amministrata dalla sinistra e che dal 2015 è passata stabilmente agli avversari. La sfida fino all’ultimo sembrava aperta. Ma alla fine il centrodestra è riuscito nell’impresa di prevalere già al primo turno.
Una vittoria che pesa anche a Roma
E gli echi della vittoria sono già arrivati a Roma. Per Fratelli d’Italia, Lega e Forza Italia è la conferma in una città simbolo, complessa e molto nota anche a livello internazionale. Conferma che al primo turno ha addirittura del “miracoloso”, commentano subito dal comitato di Venturini, viste le tensioni degli ultimi mesi. Dal caso Biennale, con Buttafuoco che ha riaperto il padiglione russo entrando in rotta di collisione con il governo e la commissione europea, al caso Fenice, con la nomina poi tramontata di Beatrice Venezi a direttrice musicale, duramente contestata dagli orchestrali.
Per Brugnaro è la prova che il suo sistema politico non si esaurisce con la fine del suo mandato e non si lascia scalfire dalle polemiche, su cui il centrosinistra puntava per sottolineare il malgoverno della destra. Centrosinistra forse penalizzato da un’altra polemica, quella nata attorno ai candidati bengalesi nelle liste del Pd. Un tema che ha acceso la campagna elettorale della destra, con l’accusa ai dem di inseguire il voto etnico con la promessa della costruzione di una nuova moschea a Mestre.

