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Bordighera, parla il padre di Beatrice: «Fatemi abbracciare le bambine, chiedo condanne esemplari»

01 Giugno 2026 - 18:44 Stefania Carboni
bordighera beatrice
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Maurizio Rao, padre della bimba di due anni morta lo scorso febbraio, dopo gravi maltrattamenti dalla mamma e dal suo attuale compagno, si trova in carcere per altri reati e vicende. Le parole del suo legale: «Chiede delle sue bimbe, è l'unica cosa che lo tiene in vita»
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Maurizio Rao, padre della piccola Beatrice, morta a due anni Bordighera il 9 febbraio scorso dopo ore di agonia, può parlare soltanto dal carcere, tramite il proprio legale Fabio Scaffidi Fonti. L’avvocato di Rao stamane è andato a fargli visita nell’istituto penitenziario di Sanremo. L’uomo, che non è coinvolto nella vicenda della piccola Bea, si trova in carcere da prima della morte di sua figlia. Il suo fine pena è nel 2027. «Nessuno poteva immaginarsi una situazione del genere, altrimenti sarebbe stato nostro dovere denunciarla. Per noi è stata una vicenda del tutto inaspettata», ha dichiarato l’avvocato Fabio Scaffidi Fonti. Per la morte della piccola Beatrice sono stati arrestati la mamma (ed ex compagna di Rao), Emanuela Aiello, e il compagno Emanuel Iannuzzi. Sono accusati dalla Procura di maltrattamenti aggravati che avrebbero causato il decesso della minore.

«Lei aveva isolato le bambine dalla famiglia del padre»

Il papà di Beatrice, continua a chiedere notizie delle altre due figlie, con le quali non avrebbe più contatti da circa otto mesi. «Chiede costantemente delle bambine. È l’unica cosa che lo tiene in vita. Cerca disperatamente la possibilità di avere un colloquio con loro – ha detto l’avvocato -, di incontrarle o almeno sentirle telefonicamente». Secondo la ricostruzione della difesa di Rao, i familiari paterni non avrebbero avuto modo di comprendere la gravità della situazione vissuta dalle minori. «La madre teneva le figlie isolate e non consentiva contatti diretti con la famiglia paterna. Dopo l’allontanamento di Rao dall’abitazione, i rapporti si sono progressivamente interrotti». Scaffidi Fonti sostiene inoltre che nessuno tra i parenti del padre fosse a conoscenza delle condizioni dell’appartamento in cui vivevano le bambine. «Fino alla morte della piccola Beatrice non avevamo mai visto quell’abitazione – ha detto – e ignoravamo le condizioni igienico-sanitarie nelle quali le minori erano costrette a vivere». Rao ha saputo della notizia dal suo legale e sui media. «È distrutto. L’unica cosa che desidera oggi è poter riabbracciare le sue bambine». Più tardi, su Repubblica, l’avvocato ha riferito il pensiero del suo assistito:  «Quello che è successo non è stato un episodio isolato, ma è andato avanti nel tempo. Per cui mi aspetto che i colpevoli siano puniti in modo esemplare».