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«Mamma, ti mando i soldi per le cure»: l’ultima telefonata di Waseem, il bracciante bruciato vivo in Calabria

17 Giugno 2026 - 22:37 Alba Romano
waseem amendolara
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Le riporta il fratello Imran, all'Ansa: «Mamma non sa ancora che è morto»
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«Mamma, domani mi pagano lo stipendio e ti mando i soldi per le cure». Sono state queste le ultime parole che Waseem Khan, bracciante pakistano di 29 anni, ha rivolto a sua madre. Il giorno successivo, il primo giugno, Waseem è stato barbaramente ucciso, arso vivo ad Amendolara (Cosenza) insieme a tre colleghi afghani. A raccogliere lo straziante racconto è l’ANSA, che ha intervistato il fratello della vittima, Imran Khan, direttamente dal villaggio natale di Toru, nella provincia pakistana di Khyber Pakhtunkhwa.

l viaggio verso l’Italia e lo sfruttamento nei campi

Waseem era partito dal Pakistan nell’agosto del 2024 alla ricerca di un futuro migliore. Dopo una tappa in Azerbaigian, nel settembre del 2025 era riuscito a raggiungere l’Italia, dove lavorava regolarmente in un’azienda agricola produttrice di fragole. Non riceveva lo stipendio da oltre due mesi. Il 31 maggio aveva accennato alla madre che i soldi sarebbero arrivati il giorno dopo, ma Waseem è morto il primo giugno, nell’auto in fiamme assieme ad altri tre colleghi afghani.

Il dramma della madre: «Non sa ancora che è morto»

La famiglia Khan sta vivendo un dolore indescrivibile, amplificato da un doloroso segreto: la madre, gravemente malata, non sa della morte del figlio. «Quando sono iniziate ad arrivare le prime telefonate di condoglianze, nostra madre ha sospettato qualcosa», ha raccontato all’Ansa il fratello Imran. «Le abbiamo detto che Waseem è rimasto ferito in un incidente e che si sta riprendendo. Non sa la verità. Vogliamo aspettare che la salma torni a casa, altrimenti l’attesa per lei sarebbe insopportabile».