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Braccianti bruciati vivi ad Amendolara, il gip: «Uccisi perché si erano lamentati di dover vivere in 10 in una stanza»

04 Giugno 2026 - 20:33 Anna Clarissa Mendi
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È quanto emerge dal provvedimento con cui il giudice per le indagini preliminari ha disposto la custodia cautelare in carcere per i due responsabili, i cittadini pakistani Ahmed Safeer e Ali Raza
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Uccisi perché si erano lamentati di dover vivere in 10 in una stanza. Sarebbe questo il movente della strage dei giovani braccianti, Waseem Khan, Amin Fazal Khogjani, Ullah Ismat Qiemi e Safi Iayjad, avvenuta lunedì 1 giugno ad Amendolara. È quanto emerge dal provvedimento con cui il giudice per le indagini preliminari ha disposto la custodia cautelare in carcere per i due responsabili, i cittadini pakistani Ahmed Safeer e Ali Raza. Secondo la ricostruzione degli inquirenti, la mattina del delitto sarebbe scoppiata una lite tra una delle vittime e Safeer. A riferire l’episodio agli investigatori sarebbe stato un conoscente di Raza, che avrebbe appreso i dettagli direttamente da quest’ultimo. Durante il diverbio, Safeer avrebbe riportato una tumefazione allo zigomo, al punto che Raza avrebbe contattato le forze dell’ordine per chiedere un intervento e riportare la calma.

Le indagini, un terzo complice 

Le indagini si concentrano ora anche sull’eventuale coinvolgimento di una terza persona. A parlarne è stato l’unico sopravvissuto alla strage, il 35enne afghano Mohammad Taj Alamyar, che ha indicato un amico dei due arrestati come possibile complice. L’uomo è già stato individuato e ascoltato dagli investigatori. Già nella serata di lunedì, dopo il fermo di Safeer e Raza, gli agenti della Squadra mobile hanno sentito amici e conoscenti sia delle vittime sia degli indagati. Successivamente, tutti i componenti dei due gruppi, compresi il superstite e un suo connazionale assente il giorno della strage perché malato, sono stati allontanati da Villapiana e Trebisacce e trasferiti in una località protetta.

Foto copertina: ANSA | Nella combo, da sinistra, i braccianti afghani Ullah Ismat Qiemi, Amin Fazal Khogjani e Safi Iayjad, bruciati vivi ad Amendolara, 4 giugno 2025

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