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Rogo di Amendolara, Meloni: «Sconvolti, l’Italia non arretra davanti alla barbarie». Spunta la pista del controllo dei campi

03 Giugno 2026 - 18:42 Stefania Carboni
amendolara braccianti bruciati
amendolara braccianti bruciati
I quattro braccianti chiusi in un'auto e bruciati vivi avevano tutti meno di 30 anni. La procura: «Il caporalato è una delle piste, ma non l'unica». La premier: «Fondamentale fare piena luce e assicurare tutti i responsabili alla giustizia»
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«L’orribile omicidio dei quattro braccianti in Calabria ha sconvolto tutti noi. La notizia dei primi fermi, resi possibili anche grazie agli elementi prontamente raccolti dagli investigatori attraverso il sistema di videosorveglianza dell’area in cui si sono svolti i fatti, rappresenta un passo importante verso l’accertamento della verità e delle responsabilità. Il mio pensiero va alle vittime e ai loro familiari. L’Italia non arretra davanti alla violenza e alla barbarie: è fondamentale fare piena luce su questo terribile crimine e assicurare tutti i responsabili alla giustizia». Queste le parole, su X, della premier Giorgia Meloni in merito all’omicidio dei braccianti di Amendolara.

La pista della guerra per i campi

Le vittime di Amendolara erano quattro giovani lavoratori di nazionalità pakistana (il più grande dei quali aveva 29 anni). Sono state bloccate dentro un’auto e bruciate vive. Questo perché semplicemente chiedevano di esser pagate, il minimo, da quanto non veniva saldato più nulla, ovvero da aprile scorso. Le indagini della Procura hanno portato all’immediato fermo di due caporali anch’essi pakistani. «Il caporalato è una delle piste, ma non l’unica», ha dichiarato il procuratore di Castrovillari Alessandro D’Alessio. Potrebbe esserci uno scontro tra gruppi per il controllo del lavoro nei campi. «Sul contesto stiamo ancora indagando» ha aggiunto. «In questo momento il quadro indiziario è stato mirato all’identificazione degli autori» dell’omicidio «e lo sottoponiamo così al giudice. Ovviamente ogni azione ha sempre un inquadramento e un contesto e anche su quello stiamo lavorando». Le vittime, ha spiegato poi il procuratore, erano tutti in Italia con regolare permesso di soggiorno ed erano incensurati e presenti in Italia da anni