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Il precedente del 2005 di Mario Roggero, la famiglia lo difende: «Fu istinto paterno». La pistola in faccia e la loro versione sui pugni alla figlia

19 Luglio 2026 - 08:43 Giovanni Ruggiero
Mario Roggero in auto attiva al carcere di Bollate
Mario Roggero in auto attiva al carcere di Bollate
Protestano sui social i parenti del gioielliere in carcere a Bollate per aver ucciso due rapinatori. L'episodio violento riemerso dopo la sentenza della Cassazione, che ne ha confermato la condanna a 14 anni e 9 mesi. Cosa era successo secondo la famiglia Roggero tra una delle quattro figlie e il fidanzato dell'epoca
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Non ci stanno i parenti di Mario Roggero a far passare la lite del 2005 con il fidanzato della figlia come se fosse stata una «spedizione punitiva». Sui social, i famigliari del gioielliere in carcere per aver ucciso due rapinatori e ferito un terzo tornano quell’episodio citato anche negli atti delle sentenze, che hanno visto condannato il 72enne. In quella vicenda di oltre vent’anni fa, Roggero aveva prima ricevuto la telefonata di una delle sue quattro figlie, lasciata per strada dal fidanzato dell’epoca dopo una lite violenta, molto più secondo la famiglia Roggero di quanto sia stato raccontato in questi giorni. Dopo di che, l’orefice si sarebbe presentato a casa del ragazzo e pistola in pugno, avrebbe minacciato lui e i suoi genitori. Per quel fatto, Roggero patteggiò nel 2007. I suoi famigliari insistono nel dire che quello non fu altro che un gesto dettato dall’istinto di protezione di un padre.

Perché la famiglia parla di “istinto paterno” e non di spedizione punitiva

Il post, pubblicato ieri sera e intitolato «Precisazione della famiglia Roggero sul precedente del 2005 e sulle falsità scritte in questi giorni», spiega perché le ricostruzioni circolate negli ultimi giorni sarebbero state fin troppo esasperate. «È la stessa sentenza della Corte di Assise d’appello ad affermare che quel vecchio precedente del 2005 non abbia pesato sulla condanna di oggi – scrivono i parenti – Ed allora, perché oggi si gioca da troppe parti a mistificare gli atti, a calpestare la verità, a voler accreditare a tutti i costi e contro ogni evidenza la tesi di un Mario autore di una spedizione punitiva mai avvenuta? Quando si trattò invece di istinto di protezione paterna?».

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Perché secondo la famiglia il caso del 2005 non c’entra con la condanna attuale

Nel testo la famiglia elenca una serie di ragioni per cui il richiamo a quell’episodio sarebbe fuori luogo. Anzitutto la distanza temporale: «si tratta di un fatto avvenuto 21 anni fa, ossia 16 anni prima dei fatti oggetto del processo che lo ha coinvolto». Poi l’assenza di collegamento tra le due vicende, visto che «si è trattato di un episodio che non ha il minimo collegamento con i fatti oggetto della condanna di oggi».

Perché la famiglia contesta il clamore mediatico di questi giorni

Un altro punto sollevato riguarda il fatto che l’episodio del 2005 non sarebbe una novità emersa ora, ma qualcosa già valutato in precedenza: «quell’episodio era già stato oggetto di attenzione nel processo di primo grado a carico di Mario davanti alla Corte d’assise di Appello. Tutta “roba” quindi già perfettamente nota. Perché ostinarsi a tirarla fuori proprio ora?». La famiglia si dice contraria a un ulteriore esposizione mediatica di Roggero per un fatto isolato risalente a 16 anni prima del processo attuale.

Cosa accadde davvero secondo la famiglia nella notte del 2005

Infine i parenti contestano la versione circolata su alcuni quotidiani, definendola distante da quanto avvenne realmente. Nel post si legge che quella notte «il ragazzo, fidanzato di una figlia di Mario, non si limitò a darle qualche schiaffo ma la raggiunse con alcuni pugni che le causarono lesioni, seguiti dal terrore di un duplice tentativo di investimento con l’auto, prima di abbandonarla al buio in una strada isolata». Per la famiglia, un episodio di questa gravità non può essere ridotto a «un semplice litigio tra giovani».