Mario Roggero e quell’idea di candidarlo in Parlamento. A che punto è la grazia e il piano B per farlo uscire dal carcere – Il video
Il giorno in cui Mario Roggero, il gioielliere di Grinzane Cavour di 72 anni, ha varcato i cancelli del carcere milanese di Bollate, il suo nome continuava a circolare come possibile candidato alle prossime elezioni Politiche. Battaglia su cui da tempo si è impuntato il conduttore della Zanzara su Radio24 Giuseppe Cruciani, ma senza provocare particolare entusiasmo nel centrodestra, men che meno in Roberto Vannacci. Roggero, condannato in via definitiva dalla Cassazione a 14 anni e 9 mesi per aver ucciso dopo aver inseguito a piedi due rapinatori e ferito un terzo dopo la rapina subita il 28 aprile 2021, è entrato in cella il 17 luglio. Nelle stesse ore la Lega, con una nota ufficiale, ha fatto sapere che è «al vaglio l’ipotesi di una sua candidatura», precisando però «nel pieno rispetto della legge e qualora ne ricorrano i presupposti normativi». Un modo, scrive Il Giornale, per far capire che nel partito sanno benissimo che la strada non è davvero percorribile. Lo stesso Roggero, interpellato proprio mentre entrava in cella, ha risposto con una risata: «Adesso l’ultima cosa è candidarmi».
Chi vuole candidarlo e chi invece rinuncia
A lanciare per primo l’idea era stato Cruciani, che dopo aver indossato insieme a Vannacci una maglietta in onore del gioielliere ha proposto ai partiti vicini alla sua causa di candidarlo, richiamando il precedente di Ilaria Salis, portata in lista da Avs nel 2024 proprio per sottrarla al carcere ungherese. Sui social Cruciani aveva scritto: «Ora le strade sono: grazia per Roggero, o qualche partito candidi Roggero alle prossime elezioni». Diverso l’atteggiamento di Vannacci, il cui partito Futuro Nazionale ha abbracciato senza mezze misure la battaglia del gioielliere: l’ex generale ha invocato un «atto di clemenza» o «il differimento della carcerazione», ma ha chiuso la porta alla candidatura. «Cercheremo di supportare Mario in tutti i modi, ma non ritengo che la candidatura in Futuro nazionale sia uno di questi», ha detto, aggiungendo: «Lasciamo alla sinistra queste pratiche, visto che ha già sottratto a un tribunale chi ha commesso reati». A Matteo Salvini, invece, quantomeno l’idea non pare dispiacere. E potrebbe tornarci su questa mattina, quando con una delegazione di giovani leghisti andraà davanti al carcere di Bollate.
Perché Roggero non può essere candidato senza la grazia
Legge alla mano, però, resta il nodo della pena accessoria, che scatta in automatico per le condanne non inferiori a cinque anni: l’interdizione perpetua dai pubblici uffici. Con i suoi 14 anni e 9 mesi, Roggero ha perso sia il diritto di voto sia quello di essere eletto, non è cioè né elettore attivo né passivo, alle politiche come alle amministrative o alle regionali. È proprio questo a distinguere il suo caso da quello per esempio di Ilaria Salis: l’insegnante monzese oggi parlamentare europea, nel 2024 era ancora in detenzione preventiva, in attesa del processo vero e proprio. Mentre Roggero ha ricevuto una sentenza passata in giudicato e inappellabile dopo il pronunciamento della Cassazione. Perciò ai più, Lega compresa, non resta che la strada della grazia presidenziale. Da Forza Italia è già partita la raccolta firme a sostegno del provvedimento che resta in capo al Quirinale. Secondo Antonio Tajani, Roggero è «un uomo che ha sbagliato perché era sotto pressione e ha subito violenza per anni»:
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A che punto è l’istruttoria aperta da Nordio tra le polemiche
Il ministro della Giustizia Carlo Nordio aveva aperto mercoledì l’istruttoria per la grazia motu proprio, cioè senza una domanda formale né un confronto preventivo con il Quirinale, una scelta che ha portato Sergio Mattarella a convocarlo al Colle, con tanto di nota di richiamo alle prerogative del Quirinale. E inevitabili polemiche contro il governo e il ministro della Giustizia per quella che è stata giudicata dai più come una fuga in avanti da censurare. Nordio ha respinto ogni lettura polemica: «Ma assolutamente no. Non c’è alcuna interferenza con le prerogative del capo dello Stato», ribadendo il «massimo rispetto» per il presidente. Venerdì 17 luglio, la domanda di grazia è stata protocollata dalla moglie del gioielliere e trasmessa al Quirinale tramite il ministero. Dai collaboratori di Nordio la linea che filtrava era che «l’istruttoria è unica. E non c’è scritto da nessuna parte che il ministro debba aspettare il Quirinale. L’articolo 681 è molto chiaro: il ministro istruisce la pratica e il presidente decide».
Secondo indiscrezioni raccolte dal Corriere, in via Arenula si guarderebbe con più favore a una commutazione parziale della pena, che riconoscerebbe l’attenuante delle condizioni psichiche alterate senza però equiparare i fatti alla legittima difesa. Dopo che ieri 17 luglio si era diffusa la notizia che il ministero avesse già avviato l’istruttoria per la richiesta di grazia da trasmettere al Quirinale, lo stesso ministero ha chiarito in serata che nulla era ancora iniziato: «Si esclude che sia stato ancora compiuto alcun atto in merito alla procedura di grazia». Secondo il Messaggero, l’attesa è quantomeno per le motivazioni della sentenza della Cassazione su Roggero, senza cui appare tutto molto difficile da far partire.
Perché Nordio può muoversi senza aspettare il Quirinale
A fronte delle polemiche contro il ministero però vengono in soccorso in particolare Il Giornale, Libero e La Verità, che sottolineano quanto invece quello di Nordio non sia stato uno scivolone, anzi. A spiegare la base normativa dell’iniziativa del Guardasigilli è Massimo Sanvito su Libero, che ricostruisce come una circolare del 2021 firmata dall’allora ministra Marta Cartabia, presidente emerito della Corte Costituzionale, riconosca al ministro la facoltà di avviare motu proprio l’iter di grazia.
Lo conferma anche il volume «L’esercizio del potere di grazia» di Enrico Gallucci, dal 2006 responsabile dell’ufficio Comparto Grazie del Quirinale, secondo cui «in caso di proposta di grazia o di apertura di istruttoria ex officio su impulso del Capo dello Stato o del Ministro, la relativa istruttoria deve avere necessariamente corso». Un precedente citato da Libero risale al 2007, quando l’allora ministro Clemente Mastella, sotto il governo Prodi II, propose la grazia per cinque ex terroristi altoatesini condannati per gli attentati degli anni Sessanta, richiesta poi accolta dal presidente Giorgio Napolitano senza che fosse arrivata alcuna domanda dai condannati. Ora la procedura seguirà il suo corso ordinario, con i magistrati di sorveglianza chiamati a raccogliere la documentazione su Roggero, mentre la decisione finale, ricorda anche il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, che si è rifiutato di firmare la petizione che gira nel centrodestra, spetterà solo al capo dello Stato: «La grazia, come tutti i provvedimenti complessi, ha un iter preciso e segue delle regole molto stringenti».

