Così Mattarella ha fermato Nordio (e Meloni) sulla grazia a Roggero

Il ministro della giustizia Carlo Nordio non aveva nemmeno avvisato il presidente della Repubblica Sergio Mattarella dell’avvio dell’istruttoria per la grazia al gioielliere Mario Roggero. E in una conversazione al Quirinale il Capo dello Stato ha dovuto «puntualizzare i limiti delle attribuzioni del ministro in tema di concessione della grazia». Perché, al di là del linguaggio diplomatico del Colle, Nordio si era arrogato un diritto che non gli spettava. Il guardasigilli si è difeso spiegando che si trattava di un’iniziativa del governo. Di cui lui era solo l’esecutore materiale.
Mattarella e Nordio
Un retroscena di Repubblica racconta che è stata Giorgia Meloni a mandare avanti Nordio. Per fermare Roberto Vannacci, che vorrebbe candidare Roggero in Parlamento. Il Quirinale ha anche fatto circolare una lettera che l’allora presidente Giorgio Napolitano nel 2008 inviò al senatore di Alleanza Nazionale Gusao Selva a proposito della grazia a Bruno Contrada. Che secondo Selva doveva essere concessa d’ufficio. Napolitano gli spiegò che concederla a breve distanza dalla sentenza di Cassazione si sarebbe configurata come una sorta di quarto grado di giudizio, «che non esiste nell’ordinamento, determinando un conflitto tra poteri». E aggiunse anche che la grazia non è un atto che si dà perché la sentenza è stata ingiusta. E peraltro le motivazioni usciranno entro 90 giorni.
Il ravvedimento
C’è anche da notare che per la grazia bisogna accettare la sentenza e mostrare ravvedimento. L’esatto contrario di quello che ha fatto finora il gioielliere. Nella nota del Quirinale si parla anche della sentenza 200/2006 della Consulta: la grazia può essere concessa anche in assenza di domanda dell’interessato, ma in ogni caso l’iniziativa potrà essere assunta direttamente dal Presidente della Repubblica, al quale da tempo si è riconosciuto tale potere. Mattarella ha anche ricordato a Nordio che Luigi Einaudi raccomandava il «dovere» di evitare qualsiasi precedente che possa incrinare le facoltà che la Costituzione attribuisce al capo dello Stato.
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Propaganda politica
Anche dal punto tecnico-giuridico l’iniziativa di Nordio non sembra avere fondamento. Se non per propaganda politica. Perché l’attività ministeriale prevede la richiesta di informazioni presso gli uffici giudiziari competenti. Ma nel caso di Roggero l’esecuzione della pena non è nemmeno iniziata.

