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Legge elettorale, dopo il sì della Camera si guarda al voto: primavera o autunno? Ecco gli scenari possibili

16 Luglio 2026 - 16:02 Luca Graziani
Il voto sulla legge elettorale
Il voto sulla legge elettorale
L’orizzonte per i meloniani resta il 2027, tra election day in primavera e scadenza naturale della legislatura. Nei calcoli entra anche il 14 aprile, quando i parlamentari al primo mandato maturerebbero il requisito per la pensione
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Alle 11 e 40 sul tabellone della Camera compaiono 217 voti favorevoli, 152 contrari e due astensioni. La nuova legge elettorale supera così, a scrutinio segreto, il primo dei passaggi parlamentari. La maggioranza porta a casa con un applauso liberatorio la prova finale dopo una settimana segnata dai franchi tiratori, dalla bocciatura per un solo voto dell’emendamento sulle preferenze presentato da Fratelli d’Italia e Noi Moderati e dalla successiva spaccatura del centrodestra sulla proposta dei vannacciani.

A Palazzo Madama arriva un sistema a base proporzionale che abolisce quasi tutti i collegi uninominali e assegna un premio di 70 deputati e 35 senatori alla lista o coalizione che risulti prima e superi il 42% dei voti in entrambe le Camere. Restano le liste bloccate, mentre durante l’esame sono entrati nel testo il voto per i fuorisede e le nuove regole per la circoscrizione Estero. Chiusa la partita a Montecitorio, nel centrodestra si ragiona sulle prossime mosse: dal cammino della riforma agli scenari per le urne.

Il bivio tra election day e scadenza naturale della legislatura

«A questo punto, con la legge approvata, la scelta è tra l’election day e la fine della legislatura a scadenza naturale», ragiona in Transatlantico un meloniano di primo piano. Le alternative sul tavolo sono accorpare le politiche al maxi-turno delle amministrative della primavera 2027, quando voteranno città come Roma, Milano, Torino, Napoli e Bologna, oppure tirare fino all’autunno. In entrambi i casi Giorgia Meloni avrebbe già raggiunto un altro traguardo politico: il 4 settembre 2026 il suo esecutivo supererebbe i 1.412 giorni del Berlusconi II, diventando il governo più longevo della storia repubblicana. Un traguardo al quale la premier terrebbe molto.

«Se la legge passa anche al Senato si rafforza l’ipotesi dell’autunno», è il ragionamento. Nella lettura dei meloniani, il premio di maggioranza ridurrebbe il rischio di dover trascorrere mesi alla ricerca di una maggioranza parlamentare. Lo dice Giovanni Donzelli durante le dichiarazioni di voto. Con la nuova legge, sostiene il responsabile organizzazione di FdI, l’Italia non rischierebbe di rimanere nuovamente «novanta giorni senza un governo», come accadde dopo le elezioni del 2018.

Il meccanismo, tuttavia, non garantisce automaticamente un governo a chiunque arrivi primo. La maggioranza certa scatterebbe soltanto se una lista o una coalizione raggiungesse il 42% dei voti sia alla Camera sia al Senato. Se nessuno superasse l’asticella, i seggi sarebbero distribuiti proporzionalmente e la nascita del governo dipenderebbe ancora dagli accordi tra i partiti dopo il voto.

La data del 14 aprile

Nel calendario evocato nei capannelli entra però anche un conto meno nobile, ma sempre presente quando si parla della fine anticipata di una legislatura: quello del trattamento previdenziale dei parlamentari al primo mandato. Per maturare il requisito contributivo necessario alla futura pensione servono formalmente cinque anni di mandato. Ai fini del calcolo, però, la frazione di anno pari ad almeno sei mesi e un giorno viene conteggiata come un anno intero. Poiché la XIX legislatura è iniziata il 13 ottobre 2022, il calcolo porta al 14 aprile 2027.

A contare però, si fa notare maliziosamente in FdI, non sarebbe necessariamente la data dello scioglimento delle Camere o quella delle elezioni, ma quella della cessazione effettiva del mandato. L’articolo 61 della Costituzione stabilisce infatti che, finché non si riuniscono le nuove Camere, sono prorogati i poteri delle precedenti. Così anche elezioni celebrate prima del 14 aprile potrebbero non impedire la maturazione del requisito, qualora il nuovo Parlamento si insediasse successivamente.

Conte a Donzelli: «Un discorso di commiato»

Le sorti della legislatura, a margine del voto, finiscono al centro anche del siparietto tra Giovanni Donzelli e Giuseppe Conte. Il presidente del Movimento 5 Stelle si sistema sui divanetti del Transatlantico, dove riceve in processione i suoi deputati per una serie di colloqui uno a uno. Quando Donzelli si avvicina, parte la provocazione dell’ex premier: «Hai fatto un discorso di commiato, hai ringraziato tutti come se fosse l’ultimo giorno. Avete deciso di andare a votare?». «Non ti preoccupare, un altro annetto puoi stare tranquillo», risponde il dirigente di Fratelli d’Italia, che poco dopo si allontana lanciando un bacio verso il leader pentastellato.

Il nodo delle preferenze al Senato

Il cammino della riforma elettorale non finisce qui. L’orientamento è incardinare il testo al Senato prima della pausa estiva, prevista dal 7 agosto, rinviando a settembre il grosso dell’esame. A Palazzo Madama tornerà inevitabilmente anche il nodo delle preferenze, con una nuova trattativa tra gli alleati. «Giorgia Meloni ha detto che dopo l’approvazione alla Camera avremmo fatto una riflessione e quindi faremo una riflessione», ha risposto Donzelli a chi gli chiedeva se Fratelli d’Italia ripresenterà l’emendamento. Insomma, la palla passa di nuovo ai leader del centrodestra.

I dubbi, infatti, restano. Lega e Forza Italia non avevano firmato l’emendamento presentato da Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc, nonostante il via libera politico dato dai vicepremier. E si sono schierate contro anche la successiva proposta di Futuro Nazionale, sostenuta invece dal partito della premier. Qualsiasi modifica in Senato, inoltre, costringerebbe il provvedimento a tornare alla Camera, allungando l’iter e sottoponendo la maggioranza a un nuovo stress test. «Ma lì, a Palazzo Madama, sarà tutto più rilassato» con il voto palese, assicura il forzista Alessandro Sorte che prova a sdrammatizzare, rispetto a questa settimana «sarà come fare le vacanze a Viareggio».

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