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Legge elettorale, la maggioranza si divide ancora sulle preferenze: FdI vota sì al testo (bocciato) dei vannacciani

15 Luglio 2026 - 16:08 Luca Graziani
Alla Camera sono in corso i lavori sulla legge elettorale
Alla Camera sono in corso i lavori sulla legge elettorale
Continua la caccia ai franchi tiratori dopo il ko per un voto dell’emendamento di Fratelli d’Italia e Noi Moderati. La proposta di Futuro Nazionale viene bocciata ma raccoglie 139 sì: tra i voti per Vannacci, da sinistra sospetti sui cinque stelle
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La maggioranza si spacca di nuovo sulle preferenze. E questa volta non servono calcoli complicati per individuare la faglia. Fratelli d’Italia ha dato indicazione di votare a favore dell’emendamento di Futuro Nazionale, il partito di Roberto Vannacci, mentre Lega e Forza Italia si sono schierati contro. La proposta, a prima firma del deputato Edoardo Ziello, è stata comunque bocciata a scrutinio segreto dalla Camera: 233 no e 139 sì. Ma il risultato apre un nuovo caso nel centrodestra, a meno di ventiquattr’ore dalla clamorosa bocciatura per un solo voto dell’emendamento sulle preferenze presentato da Fratelli d’Italia e Noi Moderati, con l’appoggio annunciato di leghisti e azzurri. 

Il testo dei vannacciani proponeva di introdurre il voto di preferenza nelle liste plurinominali e di assegnare i seggi sulla base della «cifra individuale» dei candidati, calcolata sommando le preferenze ricevute. Governo e relatori, che il giorno precedente avevano espresso parere contrario, si sono rimessi all’Aula. A quel punto la divisione è diventata visibile anche tra i banchi: FdI per il sì, Forza Italia e Lega per il no.

«C’era Fratelli d’Italia che diceva positivo alzando il pollice e Forza Italia che lo abbassava», ha evidenziato in Aula la capogruppo di Avs Luana Zanella. A confermare la posizione del Carroccio lo stesso Ziello: «Abbiamo sentito chiaramente le indicazioni verbali dal banco della Lega di votare contro». Poi l’affondo agli ex compagni di partito: «Complimenti, un altro bel cortocircuito di coerenza». 

La divisione in maggioranza e i sospetti a sinistra

I 139 hanno fatto ripartire immediatamente la conta. Gli otto deputati di Futuro Nazionale avevano annunciato il proprio voto favorevole e si erano ripresi al momento della votazione. A questi vanno aggiunti i parlamentari di Fratelli d’Italia, sulla carta 117, che hanno seguito l’indicazione del gruppo e, con ogni probabilità, almeno una parte di Noi Moderati e Udc, già promotori insieme ai meloniani dell’emendamento bocciato il giorno precedente.

Sommando i gruppi e tenendo conto delle possibili defezioni, all’appello mancherebbe ancora qualche voto. E tra i capannelli di opposizione, non si esclude che un contributo sia arrivato anche dal Movimento 5 stelle. I pentastellati avevano del resto presentato in solitaria un proprio emendamento incentrato sulle preferenze — una o due, con vincolo di genere — salvo poi schierarsi ufficialmente contro il testo dei vannacciani e accusare FdI di avere proposto soltanto una soluzione di facciata.

Ed è proprio il capogruppo del M5s Riccardo Ricciardi a leggere nel voto un atto d’accusa contro il governo. «Si è creata una nuova minoranza, Fratelli d’Italia-Futuro Nazionale». Per la dem Chiara Braga è nata invece una maggioranza di «destra-destra», mentre Zanella accusa FdI di avere provato a utilizzare «il gruppetto Vannacci come stampella per un governo in crisi». 

Fratelli d’Italia che rivendica la scelta. «Quando un provvedimento viene ritenuto premiale per gli italiani, FdI lo vota al di là di chi lo presenta», replica in Aula Gianluca Vinci. Ancora più esplicito il ministro Tommaso Foti, che si lascia sfuggire qualche considerazione amara parlando con i cronisti in Transatlantico: «Noi sicuramente facciamo sempre quello che dichiariamo, gli altri non so. Forza Italia e Lega avevano dichiarato il loro sì al nostro emendamento sulle preferenze. Il risultato non è stato quello previsto». Ora, aggiunge, bisogna «portare a casa questa riforma», poi «il resto si vedrà». 

La resa dei conti dopo i franchi tiratori

La nuova spaccatura arriva dopo il terremoto di ieri sera, quando l’emendamento firmato da FdI, Noi Moderati e Udc, che prevedeva un capolista bloccato e fino a tre preferenze sugli altri candidati, è stato respinto con 188 voti contrari e 187 favorevoli. Lega e Forza Italia, dopo giorni di braccio di ferro, avevano ceduto annunciando il sostegno alla proposta. Un appoggio che non è bastato a mettere il testo al riparo dal voto segreto. Rispetto alle attese di Fratelli d’Italia sono mancati tra i 25 e i 30 voti.

Nel day after della sconfitta la caccia ai franchi tiratori non si ferma. «Le opposizioni tutte, a mio avviso, hanno votato contro l’emendamento sulle preferenze, al di là di chi ha dichiarato di aver votato a favore. E un numero molto esiguo di colleghi della maggioranza ha fatto una scelta che noi non condividiamo. Però non è finita qui», avverte il ministro Francesco Lollobrigida, intercettato dai cronisti fuori da Palazzo Chigi.

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