Legge elettorale, sulle preferenze il centrodestra si divide: cosa prevede l’emendamento di FdI, Noi Moderati e Udc

Un capolista bloccato e altri sei candidati, tra i quali gli elettori potranno scegliere fino a tre nomi. È il compromesso sulle preferenze messo nero su bianco da Fratelli d’Italia, Noi Moderati e Udc nell’emendamento alla riforma della legge elettorale presentato alla Camera e visionato da Open, dopo giorni di braccio di ferro nella maggioranza. Restano le resistenze di Lega e Forza Italia, che non hanno sottoscritto la modifica passando la palla all’Aula, chiamata a esprimersi a partire da domani.
Capolista bloccato, sette candidati e tre preferenze
Una soluzione dunque che, se approvata, permetterebbe all’elettore di esprimere «fino a tre preferenze» per i candidati della lista votata, ma soltanto «tra quelli che non sono capolista». Il capolista, invece, non sarà sottoposto alle preferenze e occuperà il primo posto nell’ordine di elezione della lista: se questa otterrà almeno un seggio nel collegio, sarà il primo proclamato.
«Il numero dei candidati è, in ogni caso, pari a sette, compreso il capolista», prevede l’emendamento. I seggi ottenuti dalla lista nel collegio saranno quindi assegnati partendo dal capolista e, per i posti successivi, seguendo la graduatoria determinata dai voti di preferenza. In caso di parità tra due candidati prevarrà l’ordine di presentazione della lista.
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La proposta introduce anche un vincolo di genere. «Nel caso di più preferenze espresse, queste devono riguardare candidati di sesso diverso», si legge, altrimenti saranno annullate «la seconda e la terza preferenza nell’ordine di lista». Anche la composizione delle candidature dovrà seguire un’alternanza: il primo nome dopo il capolista potrà essere dello stesso genere di quest’ultimo, ma i sei candidati sottoposti alle preferenze dovranno poi essere collocati secondo un ordine alternato.
Resta consentita la candidatura multipla, ma entro un limite: «Nessun candidato può essere incluso in liste con lo stesso contrassegno in più di cinque collegi plurinominali», sia come capolista sia in una posizione sottoposta alle preferenze. Chi risulterà eletto contemporaneamente come capolista e come candidato attraverso le preferenze verrà proclamato nel collegio in cui figurava in testa alla lista.
Lega e Forza Italia non firmano, la decisione passa all’Aula
L’emendamento non porta le firme di Lega e Forza Italia. È stato preventivamente discusso nel centrodestra, fanno sapere, ma i due partiti che si erano mostrati più freddi sull’introduzione delle preferenze dovranno definire la propria posizione nelle riunioni interne. Secondo fonti di maggioranza, sarebbe stata comunque raggiunta un’intesa per sostenerlo durante le votazioni. Ma qualora su questo passaggio fosse chiesto e ammesso lo scrutinio segreto, l’accordo tra gli sherpa non basterebbe a mettere al riparo la maggioranza da defezioni e franchi tiratori.
Non essendoci una sottoscrizione unitaria, la modifica non dovrebbe essere portata avanti dai relatori della legge elettorale, che sul punto si rimetteranno all’Aula. Il compromesso riprende due meccanismi già utilizzati in passato: il capolista bloccato previsto dall’Italicum e le preferenze con nomi prestampati presenti nella legge elettorale regionale della Toscana. Soluzioni sostenute negli anni dalla sinistra, rivendicano fonti dei gruppi parlamentari, gettando un amo alle opposizioni, delle quali si attendono ora le mosse.
Cambia il voto all’estero
L’accordo pieno nel centrodestra è stato invece raggiunto sulla revisione della circoscrizione Estero. Un emendamento firmato da Augusta Montaruli per FdI, Simona Bordonali per la Lega, Paolo Emilio Russo per Forza Italia e Franco Tirelli per Noi Moderati riduce le attuali quattro ripartizioni.
Per la Camera ne resteranno due: da una parte l’Europa, compresi i territori asiatici della Federazione russa e della Turchia; dall’altra «Americhe, Africa, Asia, Oceania e Antartide». Per il Senato, invece, i seggi saranno attribuiti nell’ambito dell’intera circoscrizione Estero.
Il numero complessivo degli eletti all’estero non cambia, ma viene modificata la loro distribuzione geografica. Alla Camera ciascuna delle due ripartizioni avrà diritto ad almeno un deputato, mentre gli altri seggi saranno ripartiti in proporzione al numero degli italiani residenti. L’elettore potrà indicare una preferenza nelle ripartizioni alle quali è assegnato un solo deputato e due preferenze per il Senato e nelle ripartizioni della Camera che eleggono almeno due parlamentari.
Tetto al premio e pene più alte contro gli illeciti
Un altro emendamento unitario rafforza i controlli sul voto per corrispondenza. Il plico contenente il certificato elettorale sarà corredato da «un tagliando recante un codice alfanumerico a lettura ottica identificativo dell’elettore». Il codice sarà quindi apposto sul tagliando, e non sulla scheda elettorale, che resterà chiusa nella propria busta per preservare la segretezza del voto.
Il tagliando dovrà essere firmato e consentirà agli uffici di controllare che l’elettore sia iscritto negli elenchi, che non abbia votato più di una volta e che appartenga alla ripartizione corretta. Saranno annullate senza scrutinio le schede inserite in una busta contenente più tagliandi, un tagliando non firmato oppure appartenente a un elettore che ha già votato o non è incluso nella ripartizione assegnata. Lo stesso accadrà per le schede contenute in buste aperte, lacerate o recanti segni di riconoscimento.
Dal lunedì precedente le elezioni, inoltre, i consolati dovranno pubblicare sui propri siti il numero dei plichi ricevuti e il dato definitivo di quelli spediti. Per il 2027 gli invii dovranno avvenire con «il sistema postale più affidabile» e, salvo comprovata impossibilità, attraverso posta raccomandata o un mezzo di analoga affidabilità. La pena prevista dall’articolo 18, comma 2, della legge sul voto all’estero salirebbe infine dall’attuale intervallo tra uno e tre anni a una reclusione da due a cinque anni.
La maggioranza ha depositato anche una modifica per fissare esplicitamente il tetto al premio di governabilità: alla lista o alla coalizione vincitrice non potranno essere attribuiti più di 220 deputati e 113 senatori, senza contare i seggi della circoscrizione Estero.
La proposta del Movimento 5 Stelle
Tra gli oltre 200 emendamenti depositati in vista dell’esame in Aula domani, si distingue da quelli unitari delle opposizioni la proposta del Movimento 5 Stelle: una o due preferenze con vincolo di genere, abolizione del listone nazionale bloccato utilizzato per distribuire il premio, riduzione dei seggi aggiuntivi da 70 a 50 alla Camera e da 35 a 25 al Senato e cancellazione dell’indicazione del candidato alla presidenza del Consiglio. Sulle preferenze, invece, nessun emendamento targato Pd.

