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Parlano le vittime di Mario Adinolfi, come sono caduti nella trappola e i soldi in fumo. Anziani, fragili e fan cattolici: «Con lui ho perso la dignità»

10 Luglio 2026 - 08:33 Giovanni Ruggiero
Mario Adinolfi
Mario Adinolfi
Lo hanno conosciuto attraverso Radio Maria, o dai social, dove tra una lettura del Vangelo e una battaglia contro la lobby gay, l'ex deputato sarebbe riuscito a convincere decine di persone a regalargli ingenti somme di denaro nelle "scommesse collettive"
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Le vittime di Mario Adinolfi sono disperate e chiedono giustizia. Tra loro ci sono professionisti e impiegati, ma anche persone fragili che rischiano di non riuscire più a pagarsi le cure. Tutti raccontano di essere finiti nella trappola della cosiddetta «Scommessa collettiva», il circuito di investimenti lanciato dall’ex deputato e fondatore del Popolo della Famiglia, senza sapere davvero a cosa andavano incontro. Dopo un giorno di arresti domiciliari per truffa ed evasione fiscale, Adinolfi ha affidato una nota al proprio avvocato per dichiararsi innocente: «Non mi sono mai arricchito sulla pelle degli altri». Le somme affidategli sarebbero circa cinque milioni di euro complessivamente, secondo quanto accertato finora dalla Guardia di Finanza. I nomi di una decina di persone offese compaiono nell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip di Roma, mentre altre circa dodici sono assistite dall’avvocato Stefano Brustia. Intanto, scrive il Messaggero, c’è chi è ricorso al Tribunale civile di Roma, che ha già disposto il sequestro di circa 90mila euro di beni riconducibili all’ex parlamentare.

Come funzionava la Scommessa collettiva di Adinolfi

Per le vittime, Adinolfi era una faccia nota, magari vista in Tv, sui social o una voce amica, conosciuta dai microfoni di Radio Maria. Il giornalista, 54 anni, da anni ha costruito la figura pubblica di un ultracattolico. Commentava il Vangelo sui social e teneva una rubrica dal titolo Stampa e Vangelo. Prometteva guadagni con il cosiddetto «betting di gruppo», arrivando a garantire rendimenti fino al 150 per cento delle somme versate. A chi gli chiedeva conferme assicurava che non ci fossero rischi: «Diceva che saremmo potuti uscire in qualsiasi momento, che non si poteva perdere», raccontano a la Repubblica una sessantenne di Modena e il marito. I contatti avvenivano quasi sempre online, tramite Facebook o e-mail, e i versamenti con bonifico diretto sul conto dell’ex deputato.

«Sono sepolta viva»: la testimonianza di Maria

Maria (nome di fantasia), 67 anni, disabile, ex insegnante e traduttrice, racconta di aver conosciuto Adinolfi nel 2016 durante un incontro del Popolo della Famiglia, dopo averlo ascoltato per anni su Radio Maria. Ha iniziato a seguirlo sui social, dove sponsorizzava la «Scommessa collettiva»: «La difesa dei diritti dei disabili e il suo essere un cristiano autentico mi ha fatto fidare di lui», spiega a Federica Pozzi sul Messaggero. I primi 9mila euro versati le sono stati restituiti secondo gli accordi, così la fiducia è cresciuta fino a farle dare, nel giro di cinque anni, 82mila euro complessivi. Quando ha chiesto indietro i soldi, riporta invece il Corriere della Sera, la risposta di Adinolfi sarebbe stata sprezzante: «Sei un’ignorante». La donna avrebbe ottenuto la restituzione di circa 20mila euro. Oggi Maria vive reclusa in casa, senza risorse per curarsi, e lancia un appello: «Ho bisogno di un aiuto economico e anche sanitario […] sono sepolta viva».

Quanto sapevano dei rischi della “scommessa collettiva”

Nella sua difesa il giorno dopo l’arresto, Adinolfi tramite il suo avvocato non ha dedicato neanche un vago pensiero alle persone che hanno creduto alle sue promesse di arricchirsi. Tranne riservare loro una sorta di lezione su come funziona il gioco d’azzardo e le scommesse, di cui lui è profondo conoscitore e praticante da decenni, come lui stesso rivendica: «Sì, gioco da decenni e come tutti i giocatori lo faccio spesso collettivamente – ha detto Adinolfi nella nota – ma senza sollecitare mai nessuno, in molti con me giocando hanno guadagnato e sì c’è qualcuno che ha perso: sono scommesse e il codice le definisce “obbligazioni naturali non ripetibili”, il gioco funziona così. Di certo non mi sono mai arricchito sulla pelle degli altri».

La storia di Ivan: «Ho perso la mia dignità»

Ivan (nome di fantasia) ha conosciuto Adinolfi nel 2017, durante uno dei primi incontri pubblici dopo la fondazione del Popolo della Famiglia. Era un momento fragile della sua vita, racconta al Corriere della Sera: aveva appena perso la madre dopo una lunga malattia ed era solo. Colpito dalla fede che Adinolfi mostrava nella rubrica Stampa e Vangelo, decise di fidarsi quando l’ex deputato gli disse di affidarsi a lui. Versò in totale 29.500 euro, senza mai riaverne indietro nulla: «Non ho perso tutto. Ma ho perso molto. La mia dignità». All’arresto è rimasto sorpreso, convinto che Adinolfi fosse «un intoccabile», ma dice di non cercare vendetta.

La coppia di Modena: «Ci ha portato via 79mila euro»

A Repubblica hanno raccontato la propria storia anche una sessantenne di Modena e il marito, oggi 72enne, ex agricoltore. Il contatto con Adinolfi risale al 2022, tramite un post su Facebook in cui l’ex deputato proponeva guadagni con il betting di gruppo. Tra il 15 aprile di quell’anno e i mesi successivi la coppia ha trasferito sul conto di Adinolfi i risparmi ricavati dalla vendita della propria azienda agricola, per un totale di 79mila euro, che alla scadenza del 31 dicembre 2025 sarebbero dovuti diventare 258mila. Passata quella data senza che arrivasse nulla, il tono di Adinolfi sarebbe cambiato: secondo i coniugi li avrebbe accusati di avidità citando il Vangelo, «Non potete servire Dio e Mammona». La coppia ha capito di essere stata raggirata dopo aver visto i servizi in Tv delle Iene sul caso e ha sporto denuncia a Modena lo scorso febbraio, ora in attesa di trasferimento alla procura di Roma, assistita dall’avvocato Giorgio Dipietromaria.

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