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Mario Adinolfi ai domiciliari per truffa, come funzionava la trappola delle scommesse. Come spendeva i soldi per «viaggi e barche» – Il video

08 Luglio 2026 - 11:43 Giovanni Ruggiero
Mario Adinolfi mentre parla
Mario Adinolfi mentre parla
È accusato anche di truffa ed evasione fiscale il giornalista e politico finito ai domiciliari. Perché è stato arrestato: le ipotesi della procura sulle presunte vittime finite nella sua trappola
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«Appare rilevante anche l’atteggiamento intimidatorio assunto da Mario Adinolfi rispetto a chi osi contrastarlo», scrive il gip di Roma nell’ordinanza di arresto per Mario Adinolfi, giornalista e leader del Popolo della Famiglia, da questa mattina agli arresti domiciliari. A disporre la misura è la Procura di Roma, che lo accusa di truffa ed evasione fiscale, mentre l’esecuzione del provvedimento è stata affidata alla Guardia di Finanza. Al centro dell’inchiesta c’è la cosiddetta «scommessa collettiva», un circuito attraverso cui venivano raccolti fondi da privati a cui si promettevano rendimenti legati alle scommesse sportive. Ad Adinolfi viene contestata anche una presunta evasione da 400 mila euro.

Di cosa è accusato Adinolfi

A carico di Adinolfi c’è anche l’ipotesi di esercizio abusivo dell’attività di raccolta del risparmio e abusivismo finanziario. A far partire le indagini, condotte dall’Aliquota della Sezione di polizia giudiziaria della Guardia di Finanza insieme al Nucleo di Polizia Economico, sono state alcune denunce di persone che avevano affidato del denaro convinte di aderire a un gruppo di scommesse chiamato «Scommessa Collettiva», lanciato e promosso sui social network. Secondo una nota della Guardia di Finanza, l’iniziativa aveva conquistato un numero considerevole di aderenti, complice la fiducia riposta nell’ideatore, la promessa di rendimenti «elevati e garantiti» ben oltre quelli offerti dal mercato finanziario, e l’uso di presunti algoritmi e strategie di scommessa spacciate per infallibili. Così diverse persone avrebbero versato somme anche superiori a 100mila euro a testa per acquistare «quote» di partecipazione, senza mai rivedere il capitale né i guadagni promessi.

Quanto denaro avrebbe raccolto Adinolfi e come lo avrebbe speso

Dalla ricostruzione dei movimenti sui conti correnti dell’indagato relativi agli ultimi cinque anni, gli investigatori hanno accertato una raccolta complessiva di oltre 4,7 milioni di euro. Di questa cifra, solo una parte risulta effettivamente collegata a scommesse sportive: secondo quanto riferito dalla Guardia di Finanza, la maggior parte dei fondi avrebbe preso strade diverse, tra trasferimenti a soggetti terzi e spese personali per beni di lusso come orologi, lingotti, monete straniere, quadri e imbarcazioni, oltre al pagamento di viaggi. «Si deve rimarcare la scaltrezza, la pervicacia, la spregiudicatezza nella complessiva elaborazione ed attuazione del progetto criminoso – scrive il Gip – indicativa di una specifica volontà, oltre che abilità, nella movimentazione dei rilevanti flussi di denaro, che evidenziano una spiccata propensione all’occultamento dei flussi reddituali e all’elusione dei controlli dell’amministrazione finanziaria”. Lo afferma il gip di Roma nell’ordinanza cautelare a carico di Mario Adinolfi. Il giudice scrive che “nel caso di specie va evidenziato che, dagli accertamenti finora svolti, è emerso che Adinolfi pur a fronte di movimentazioni finanziarie per importi assai considerevoli, nell’ordine di centinaia di migliaia di euro, rilevate su conti correnti a lui riferibili e direttamente intestati, non risulta proprietario di immobili né titolare di partecipazioni sociali e nemmeno di cariche di rappresentanza all’interno di enti commerciali. Risulta solo intestatario di un’auto».

L’indagato ha «speso ingenti somme di denaro (raccolte attraverso lo svolgimento della abusiva attività in esame) anche e soprattutto per l’acquisto di beni voluttuari, spese personali per beni di lusso quali, ad esempio, l’acquisto di orologi nonché viaggi all’estero (Maldive ed Egitto), quadri ed imbarcazioni. Tra questi beni mobili registrati (imbarcazioni ed automobili) che stranamente (eccetto l’autovettura) non sono riconducibili alla persona fisica di Adinolfi benché siano stati dallo stesso acquistati con denaro proveniente dai propri conti correnti».

«Risulterebbero inoltre conti correnti dell’indagato all’estero sui quali sono in corso accertamenti (come in Lituania). È dunque evidente come l’indagato si premuri di evitare la formale intestazione a sé di beni e come abbia l’accortezza di disperdere il patrimonio allontanandolo dalla formale riferibilità al medesimo», conclude il gip. 

Il gip sull’arresto: «Da lui atteggiamento intimidatorio per chi osi contrastarlo»

Nel provvedimento di arresto, il giudice sottolinea come sia rilevante «l’atteggiamento intimidatorio assunto da Mario Adinolfi rispetto a chi osi contrastarlo», ritenendo concreto il rischio che l’indagato torni a commettere nuove truffe, raccolte abusive di capitali e reati tributari, condotte che secondo il gip potrebbero essere già in corso. L’attività contestata si sarebbe protratta a lungo, coinvolgendo diverse persone offese che, in momenti diversi, hanno versato denaro ad Adinolfi con modalità simili tra loro, un comportamento che per il giudice si connota per sistematicità e rivela una «pervasiva pericolosità sociale» sia della condotta sia dello stesso indagato, aggravata dalla sua notorietà e dalla forte esposizione mediatica.

Il gip ricorda inoltre che Adinolfi ha già un precedente, una condanna definitiva per diffamazione risalente al 2019, e ne sottolinea la pericolosità anche alla luce delle interviste televisive agli atti, in cui il giornalista nega i debiti contratti e definisce false le denunce presentate nei suoi confronti, denunce che invece, scrive il giudice, risultano veritiere perché confermate da bonifici e scambi di mail tra le parti coinvolte. Secondo il gip, Adinolfi non avrebbe mai preso le distanze dagli errori del passato, ma continuerebbe con determinazione a negare la realtà e a sottrarsi alle proprie responsabilità. Da qui il pericolo concreto e attuale che i reati si ripetano, dato che dopo l’iniziativa «Scommessa Collettiva», portata avanti per 15-20 anni, Adinolfi ne avrebbe lanciata una nuova, «Cristo Regna», con cui avrebbe già raccolto oltre 3.000 euro, replicando secondo gli inquirenti lo stesso schema di raccolta abusiva di capitali e alimentando il timore di nuove truffe e ulteriori illeciti fiscali.

Chi è la donna che ha perso 82mila euro con Adinolfi

Tra le presunte vittime dello schema c’è anche una donna di 66 anni, disabile all’80% e senza familiari, che vive della sola pensione. Come aveva raccontato Il Fatto Quotidiano, a cui la signora, indicata con lo pseudonimo di Antonia, aveva raccontato di essersi fidata di Adinolfi dopo averlo seguito a Radio Maria e sui social, dove commentava l’attualità. Tra novembre 2019 e settembre 2022 avrebbe versato 82mila euro in dieci operazioni Postagiro, riavendone indietro meno di un terzo. «Ora non so più come pagare cure e bollette», ha raccontato la donna, che si augura una denuncia per chiarire la vicenda: «Così vedremo chi mente». Adinolfi respinse ogni responsabilità e parla di un’«azione estorsiva di stampo camorristico» ai suoi danni.

L’inchiesta delle Iene sul giro di scommesse di Mario Adinolfi

@redazioneiene Adinolfi inseguito per i soldi delle scommesse #LeIene #DaVedere #FilippoRoma ♬ suono originale – redazioneiene

Come è nata l’inchiesta sulla scommessa collettiva

Il caso, ricorda Repubblica, affonda le radici in una vicenda che da tempo divide sostenitori e critici di Adinolfi e che era già finita sotto i riflettori delle Iene. Secondo l’aggiunto Maurizio Arcuri, attraverso quel circuito sarebbero stati raccolti milioni di euro da privati a cui venivano promessi rendimenti legati alle scommesse sportive, promesse che per diversi partecipanti non si sarebbero tradotte nella restituzione delle somme versate. A far scattare gli accertamenti sono state le denunce di una decina di persone, alcune delle quali dicono di aver perso i risparmi mentre altre di aver recuperato solo in parte il denaro investito. Da lì sono partiti esposti, acquisizioni documentali e verifiche bancarie e fiscali che hanno progressivamente allargato il perimetro dell’indagine fino al provvedimento eseguito questa mattina dal comando provinciale della Finanza.