Crocifissi e preghiere in piazza a Roma contro il pericolo islamico. La nuova mossa di Mario Adinolfi, che dice a Vannacci: «Il mio numero di telefono ce l’ha» – Il video
Appuntamento “rovente”, per i contenuti della manifestazione ma anche per le temperature proibitive, quello di lunedì 29 giugno a Roma, in un pomeriggio in cui la colonnina segnava 36 gradi. Una data non casuale, come raccontano i promotori dell’evento: la festività dei santi Pietro e Paolo, martiri cristiani e patroni di Roma. Un modo per celebrare tra folla, discorsi pro-cattolicesimo e benedizioni di crocifissi (o almeno questo era scritto nel programma), il ritorno della religione “romana” e italiana per antonomasia in piazze da troppo tempo colonizzate dal nemico: la religione islamica.
A parlare pubblicamente, di fronte a circa un centinaio di persone, due strenui sostenitori del movimento di “riconquista”: Mario Adinolfi, ex deputato e leader del Popolo della Famiglia e l’influencer romano Simone Carabella, diventato famoso soprattutto dopo che meno di un mese fa si è presentato ad una festa musulmana mangiando panino con la porchetta e ricevendo la solidarietà proprio di Adinolfi.

«O capiamo, o moriamo»
Il titolo stesso della manifestazione era molto eloquente: O capiamo, o moriamo. Difendiamo la fede, la famiglia, l’Italia e il futuro dei nostri figli. Un ultimatum, quindi, che impone un risveglio di coscienza contro una minaccia incombente: l’islam. «Noi siamo questo» rivendica Adinolfi a gran voce, «una civiltà fondata sulla croce di Cristo». Lo fa di fronte a una platea molto variopinta ma non ampia, che conta bandiere italiane, ma anche quelle del Regno d’Italia con lo stemma della Casa Savoia e quelle iraniane dello Scià perché, come urla una donna iraniana, «Mario è nostro amico». Esorta poi tutti a recitare un’Ave Maria insieme (l’attesissimo Padre Giacobbe Elia alla fine ha disertato l’incontro e non ha potuto impartire la benedizione promessa, ndr) e poi arriva al dunque.
Ti potrebbe interessare
- «Chi paga l’avvocato di El Koudri?», risponde Fausto Gianelli. L’accusa ad Adinolfi e l’ondata di commenti «aizzati da youtuber e influencer»
- Mario Adinolfi querela Le Iene, Pier Silvio Berlusconi e Mediaset. L’aggressione all’inviato e la tirata di capelli – Il video
- Il movimento di Gianni Alemanno confluirà in Futuro nazionale: pronto l’asse sovranista con il nuovo partito di Vannacci
Denuncia un islam che in Italia sta portando violenza, soprattutto sulle donne, come nel caso della bambina originaria del Bangladesh uccisa a colpi di mannaia a Roma insieme al padre e alla madre da un loro connazionale che, continua, «adesso si nasconde in questa città, protetto dalla comunità del Bangladesh che non lo fa trovare». «Otto morti, 10 feriti in 40 giorni» prosegue, citando le stragi di Modena, Amendolara, Roma e l’omicidio dell’interprete Giuseppe Guerrino a Milano. Tutte, ricorda, accomunate da assassini di religione islamica. «Quanto ancora deve accadere affinché vi sia chiaro che o capiamo o moriamo?», domanda retoricamente alla platea.
Carabella: «L’Italia come Birmingham»
Al sit-in a Largo Argentina è intervenuto anche Simone Carabella, influencer romano del degrado che Adinolfi non ha esitato a definire un “fratello” e che ha allargato l’obiettivo: «Sta accadendo in tutta Europa. Basta aprire gli occhi e vedere quello che accade nelle altre capitali europee. Birmingham è completamente occupata dai musulmani».
La denuncia del romano è rivolta a una comunità islamica che, «col sorriso», si è presa le piazze, ha preteso la carne halāl nelle scuole e le vacanze nelle fabbriche per il Ramadān. Ma, alla fine, rassicura: «Il messaggio deve essere chiaro: a Roma non ci riuscite perché il popolo italiano ha acceso il cervello e ha capito quello che state facendo» e ancora «l’Italia è roba nostra!».
La proposta di Popolo della Famiglia: niente cittadinanza senza un ciclo di studio della religione cattolica
Alle domande che chiedono quali soluzioni abbiano in mente per de-islamizzare l’Italia, le risposte sono chiare: «Rieduchiamo gli italiani al cristianesimo!», urla Carabella. Adinfoli, invece, ha in serbo un programma più istituzionale e concreto: «Io non credo alla “remigrazione”, mi pare una parola sbagliata. Io credo alla riconquista», dice riferendosi al modello spagnolo. E continua: «La nostra proposta come Popolo della Famiglia, è che (i ragazzi di seconda generazione, ndr) debbano completare anche un ciclo di istruzione della religione cattolica che è insegnata nelle scuole». E specifica: «Se non hai chiuso un ciclo di studio di istruzione della religione cattolica, non ottieni la cittadinanza».
Il sogno di un Partito della Nazione con leadership meloniana o la volata con Vannacci
Quando si chiede all’ex deputato Adinolfi se abbia idea di dialogare con Vannacci e il suo Futuro Nazionale, la prima reazione è di stizza: «Popolo della Famiglia esiste da 10 anni, non è che adesso noi rincorriamo nessuno». Quando però gli si ricordano i meccanismi della nuova legge elettorale – per non citare le percentuali raccolte dal Popolo della Famiglia, sempre ben lontano persino dall’1% – e le sue affinità con il programma di Futuro Nazionale, si ammorbidisce: «Io mi assomiglio anche con Giorgia Meloni, in teoria. Vannacci non l’ho ancora misurato nella pratica, vorrò misurarlo. E sicuramente sono disponibilissimo. Il numero di telefono ce l’ha, quindi possiamo sentirci».
L’auspicio generale è comunque quello di un «Partito della Nazione, tutti insieme» che conti al suo interno «gli ex missini di Fratelli d’Italia, i nazionalisti di Vannacci, i cattolici del Popolo della Famiglia, i federalisti della Lega, i liberali di Forza Italia», e nel quale il suo partito possa giocare, in senso biblico, il ruolo del “lievito” fecondo. Adinolfi sogna anche una leadership melioniana o un asse Meloni-Vannacci. «Non c’è spazio per l’ambiguità», però, specifica riferendosi a Meloni, che accusa di non aver mantenuto fede a molte promesse nel corso degli ultimi quattro anni, a partire dalle misure a favore della natalità. E continua: «Se si dovesse proporre l’ambiguità, io lo dico con chiarezza: meglio che Vannacci vada per la sua strada e magari ci incontreremo su quella strada anche noi del Popolo della Famiglia».
Foto e video copertina: ©Roberta Brodini

