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Caso Bartolozzi, la Consulta dichiara ammissibile il conflitto d’attribuzione sollevato dalla Camera: prima vittoria per il centrodestra

07 Luglio 2026 - 12:15 Luca Graziani
giusi bartolozzi consulta
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La Corte non decide ancora chi abbia ragione, ma stabilisce che il ricorso della Camera può essere esaminato. Al centro c’è la richiesta di Montecitorio di far passare anche l’ex capo di gabinetto di Nordio dal filtro parlamentare previsto per i reati ministeriali
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La Corte costituzionale apre il dossier Bartolozzi. Con l’ordinanza numero 122, pubblicata oggi 7 luglio, la Consulta dichiara ammissibile il conflitto tra poteri dello Stato sollevato dalla Camera dei deputati contro il Collegio per i reati ministeriali e la Procura della Repubblica di Roma. Al centro c’è l’omessa richiesta di autorizzazione a procedere nei confronti di Giusi Bartolozzi, allora capo di gabinetto del ministro della Giustizia Carlo Nordio, indagata per false informazioni al pubblico ministero nell’ambito del caso Almasri, il generale libico arrestato in Italia su mandato della Corte penale internazionale e poi rimpatriato in Libia su un volo di Stato.

La decisione della Consulta è solo il primo vaglio. I giudici costituzionali non hanno ancora stabilito se Montecitorio abbia ragione, né se la procura avrebbe dovuto passare dalla Camera prima di procedere nei confronti di Bartolozzi. Hanno però riconosciuto che il conflitto è ammissibile e che dunque può essere discusso. Il ricorso, fa sapere la Corte, sarà trattato «in rito e nel merito» in una prossima udienza pubblica.

Il filtro parlamentare

La tesi della Camera, e della maggioranza di centrodestra che l’ha sostenuta, è nota: la posizione di Bartolozzi non può essere separata da quella dei membri del governo già finiti nel fascicolo Almasri, cioè Nordio, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Alfredo Mantovano. Per la maggioranza, il reato contestato all’allora capo di gabinetto sarebbe infatti “teleologicamente connesso” ai reati ministeriali già esaminati dal Parlamento. Da qui la richiesta di applicare anche a lei il filtro previsto dall’articolo 96 della Costituzione e dalla legge costituzionale sui reati ministeriali.

In sostanza, secondo la lettura del centrodestra, procedere contro Bartolozzi senza autorizzazione della Camera significherebbe aggirare le prerogative parlamentari già esercitate sul caso Almasri. Il 9 ottobre scorso, infatti, Montecitorio aveva negato l’autorizzazione a procedere nei confronti di Nordio, Piantedosi e Mantovano. La procura di Roma, al contrario, ha finora trattato la posizione dell’ex capo di gabinetto come quella di una persona non coperta dalle garanzie previste per i membri del governo.

Il caso resta appeso alla Consulta

Per la maggioranza, l’ammissibilità del conflitto è una prima vittoria. Il procedimento su Bartolozzi resta di fatto appeso alla decisione della Consulta su chi avesse la competenza a decidere, con tempi che difficilmente saranno brevi.

Se la Corte dovesse accogliere il ricorso della Camera, verrebbe rafforzata la linea del Parlamento: anche la posizione dell’ex collaboratrice del Guardasigilli sarebbe attratta nell’orbita dei reati ministeriali e delle relative garanzie. Se invece il conflitto venisse respinto, il fascicolo potrebbe tornare sul binario ordinario, riaprendo un fronte politicamente caldo per il governo e per i suoi uomini chiave nella gestione del caso Almasri.

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