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Lo stupore a metà del Popolo della famiglia dopo l’arresto di Adinolfi: «Le scommesse non sono da cattolici, gli ho detto di no»

09 Luglio 2026 - 17:49 Roberta Brodini
Mario Adinolfi e le scommesse proposte agli esponenti del partito
Mario Adinolfi e le scommesse proposte agli esponenti del partito
Le proposte di scommesse non risparmiavano nemmeno i membri interni al Popolo della Famiglia. Fonti vicine al movimento dichiarano però che Adinolfi «aveva smesso ormai da tempo» e garantiscono che tornerà «più forte di prima»
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«Al momento siamo un po’ smarriti»: inizia così il suo sfogo una persona vicina al Popolo della Famiglia ha parlato con Open a condizione di rimanere anonima, a 24 ore di distanza dall’arresto, avvenuto l’8 luglio, del loro leader Mario Adinolfi. L’accusa formulata dalla Procura di Roma è quella di truffa ed evasione fiscale, e ha portato agli arresti domiciliari del leader, che oggi si è dichiarato innocente tramite il suo avvocato. Di certo c’è che le abitudini dell’ex deputato erano note anche all’interno del movimento e non piacevano proprio a tutti.

Soprattutto perché quelle proposte di partecipare a «scommesse collettive», versando consistenti quantità di denaro, venivano avanzate anche nel movimento politico. Sebbene sia le scommesse sia l’accumulo di alte cifre di denaro non appaiano attitudini propriamente cristiane. E qualcuno l’aveva fatto notare.

«Non faceva più quel tipo di attività ormai da tempo»

Quando si chiede se l’arresto di Mario Adinolfi sia arrivato come un fulmine a ciel sereno, la risposta, tra chi gli è vicino, è articolata. Da un lato, c’è lo stupore per la misura cautelare disposta nei suoi confronti; dall’altro, la sensazione che gli ultimi sviluppi lasciassero presagire un’inchiesta destinata ad avere conseguenze, anche se non così vicine. «Non faceva più quel tipo di attività ormai da tempo. Si poteva andare avanti con un procedimento normale. Però una misura restrittiva…», racconta a Open la fonte vicina al Popolo della Famiglia, riferendosi alla cosiddetta “Scommessa Collettiva” promossa dal giornalista. Il punto è soprattutto uno: «Dov’è la pericolosità sociale e la reiterazione del reato? Questa misura cautelare era proprio necessaria?».

L’ultimo servizio delle Iene: «Un piatto servito»

La sorpresa per l’arresto si accompagna poi alla convinzione che il terreno fosse stato preparato nelle settimane precedenti. In particolare viene citato l’ultimo servizio andato in onda su Le Iene: «Era un piatto servito», sostiene la fonte, ricordando soprattutto «l’intervento di un colonnello della Guardia di Finanza». Da qui la convinzione che l’inchiesta non sia arrivata del tutto inaspettata. Nonostante questi segnali, l’arresto ha comunque spiazzato il movimento: «Era prevista un’assemblea a giorni con i coordinatori».

L’amarezza e i dubbi sulle scommesse

Nel Popolo della Famiglia prevale oggi un sentimento di amarezza, accompagnato dalla convinzione che il leader riuscirà a superare anche questa vicenda. Accanto alla solidarietà, tuttavia, emerge qualche riflessione critica sulle attività contestate. La stessa fonte ammette di aver ricevuto l’invito a partecipare alle scommesse promosse da Adinolfi, senza però aderire: «Mi ha mandato più volte delle mail per partecipare, ma io non ho partecipato».

Secondo il suo racconto, non ci sarebbe mai stata alcuna pressione per convincere gli iscritti ad aderire. Resta però il dubbio sulla compatibilità di quel sistema con i principi cattolici: «Da cattolico l’avevo interpretato un po’ male. Non puoi professare fede e dall’altra parte accumulare denaro, oppure pensare alla sorte. Nostro Signore parla chiaro».

«Ha peccato di orgoglio»

Tra chi gli è vicino prevale anche la convinzione che Adinolfi avrebbe potuto gestire diversamente la vicenda: «Ha peccato un po’ di orgoglio. Doveva solo dire: guardate c’è questa situazione, forse qualche scommessa è andata male, qualche scommessa è andata bene, però state tranquilli. Tutto qua».

Alcuni all’interno del movimento hanno anche pensato di suggerire al loro leader di «fare un comunicato» con il quale potesse chiarire la situazione. Rimane comunque forte il richiamo alla possibilità del perdono cristiano: «San Paolo è uno che ha perseguitato i cristiani, ha assistito anche alla morte di Stefano, ha approvato la morte di Stefano, poi si è convertito. Il passato non c’entra più».

«Le idee vanno avanti, con o senza Adinolfi»

Al di là delle vicende giudiziarie del fondatore, nel Popolo della Famiglia prevale la convinzione che il progetto politico continuerà: «Noi difendiamo la legge naturale di Nostro Signore. Non difendiamo la legge degli uomini» continua la fonte a Open. «È stata colpita una persona molto esposta, forte e carismatica, però le idee e i nostri valori della legge naturale vanno avanti». Per il momento, all’interno del movimento sarebbe prevalsa la linea della prudenza: evitare dichiarazioni pubbliche e mantenere un basso profilo in attesa degli sviluppi dell’inchiesta.

La convinzione, tuttavia, è che le battaglie identitarie del partito rimangano immutate. Il «partito va avanti» e continua la sua difesa della «legge naturale» che «non è omofoba», ma che parla chiaro ed è «contro il Gay Pride, l’aborto, l’eutanasia e le unioni civili». Una posizione che, secondo la fonte, Adinolfi ha sempre rappresentato con coerenza e determinazione e che il movimento intende continuare a sostenere anche in sua assenza. E conclude: «Siamo visti male, ma fa parte della vita: anche Nostro Signore è stato ingiuriato».

Foto copertina: Mario Adinolfi espone una bandiera di Israele durante la manifestazione Roma Pride 2026, Roma, 20 giugno 2026. ANSA/ANGELO CARCONI