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Dalla settimana lavorativa di 24 ore ai 6 bisogni fondamentali gratuiti: ecco il programma del partito Capibara che vuole partecipare alle elezioni del 2027

11 Giugno 2026 - 16:10 Gianluca Brambilla
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Il Partito Capibara, nato dalla corrente del «gratuitismo», deve il suo nome agli animali che durante la pandemia invasero il quartiere dei ricchi in Argentina
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Settimana lavorativa di 24 ore, salario minimo di 1.560 euro mensili e tutti i bisogni fondamentali – casa, cibo, trasporti e non solo – pienamente gratuiti. A chi non piacerebbe un programma politico del genere? Ecco, c’è qualcuno che queste proposte non le vede come un’utopia irragiungibile ma come obiettivi perfettamente realizzabili. Si tratta del Partito Capibara, una formazione politica nata online e che da qualche tempo ha cominciato a farsi conoscere sui social, anche grazie all’estetica ipercolorata e alle proposte decisamente inusuali per il dibattito politico tradizionale.

«La sinistra ha chiaro ciò che non vuole, ma non ha chiaro ciò che vuole. È vecchia, tradizionalista, non parla alla pancia e le sue rivendicazioni appartengono a un’altra epoca», spiega Davide Dibitonto, conosciuto sui social con lo pseudonimo «xenodibi», tra gli esponenti più in vista del movimento. Al telefono con Open, ripercorre le origini del movimento e la sua piattaforma politica e rivela che il grosso del lavoro deve ancora arrivare: «La prossima settimana avremo il sito pronto e partiremo con una raccolta firme digitali. L’obiettivo è candidarci alle elezioni nazionali del 2027».

Il gratuitismo in Italia e l’influenza di Mark Fisher

Prima di addentrarsi nel programma del Partito Capibara occorre innanzitutto capire la corrente politica dentro cui si muove, ossia il gratuitismo. L’idea di fondo è piuttosto semplice: i sei bisogni fondamentali di ogni essere umano – casa, bollette, cibo, trasporti, sanità, istruzione – possono essere sottratti alla logica del mercato e garantiti come diritto universale. Una visione che affonda le proprie radici nella galassia dell’accelerazionismo di sinistra – spesso associato al pensiero di Mark Fisher, autore del celebre saggio Realismo Capitalista – secondo cui l’automazione e lo sviluppo tecnologico possono liberare l’umanità dal bisogno di lavorare.

In realtà, dell’accelerazionismo esiste anche una versione di destra, portata avanti tra gli altri anche dal miliardario americano Peter Thiel. Nel suo caso, i rapidi progressi tecnologici potrebbero portare a una sorta di governo tecnocratico e alla privatizzazione di ogni servizio essenziale. Nella versione di sinistra, invece, rivoluzioni come quella portata dall’AI possono servire all’esatto opposto: garantire la gratuità di tutti i servizi essenziali. «Noi viviamo in una società con un livello di abbondanza che non è mai stato raggiunto nella storia dell’umanità, è un unicum. Eppure, tutta quest’abbondanza viene costantemente trasformata in scarsità artificiale», sostiene Dibitonto.

Da internet ai raduni in presenza

In Italia, queste idee sono arrivate più con le pagine di meme che con saggi e paper accademici, anche perché molti degli autori di riferimento non sono mai stati neppure tradotti. «Nel 2019 abbiamo iniziato a riunirci per passare dai meme alla politica. Nel 2022 sono iniziati i raduni veri e propri per incontrarsi e uscire da internet. Il mantra è “Raduniamo ciò che è sparso“», spiega ancora Dibitonto. Questi eventi, che si svolgono sempre in parchi pubblici, hanno cominciato a crescere di numero e coinvolgere sempre più persone. Solo questa settimana ce ne sono due in programma: venerdì 12 giugno al parco di ex Snia a Roma e sabato 13 giugno al Giardino dell’Orticoltura di Firenze.

Perché proprio i capibara?

Ma oltre a uscire da internet, il movimento dei gratuitisti si sta anche consolidando, al punto da aver dato vita al Partito Capibara. Un nome nato un po’ per gioco, ma tutt’altro che casuale. «È il simbolo del comunismo di lusso», spiega Dibitonto. Il riferimento è a quanto accaduto in Argentina durante la pandemia da Covid-19, quando migliaia di capibara hanno invaso il ricco quartiere di Nordelta, alle porte di Buenos Aires, costringendo i proprietari di casa a darsela a gambe e stabilendosi nei lussuosi giardini delle ville.

24 ore di lavoro a settimana, servizi di base gratuiti e una maxi-patrimoniale

Al centro del programma del Partito Capibara c’è innanzitutto la riduzione dell’orario lavorativo a 24 ore settimanali: 6 al giorno, dal lunedì al giovedì. Poi un salario minimo mensile di 1.560 euro, ossia 15 euro netti all’ora, a cui un reddito di base incondizionato e universale. Ancora non vi basta? Beh, l’elenco delle proposte è appena cominciato. L’altro cardine del programma politico è la totale gratuità dei sei bisogni primari, vale a dire: utenze, cibo, trasporti, sanità, istruzione e casa. Su quest’ultimo punto, per esempio, la posizione del Partito Capibara è la seguente: ci sono 64 milioni di immobili registrati in Italia a fronte di poco più di 59 milioni di abitanti. Di questi, oltre 10 milioni risultano sfitti. Risultato: «La narrazione della “crisi abitativa” è una farsa».

Tutte queste proposte non possono prescindere da una vera e propria rivoluzione della politica fiscale. E anche su questo fronte, la proposta dei Capibara è tutto fuorché convenzionale. Innanzitutto, l’istituzione di una No Tax Area fino a 20.280 euro annui (1.560 euro al mese per 13 mensilità). E poi, si legge nel programma, «l’introduzione di un’imposta patrimoniale del 100% sulla ricchezza personale oltre i 6,66 milioni di euro». Insomma, quella che gli stessi autori del documento definiscono «un vero e proprio tetto massimo all’accumulazione della ricchezza» e che comporterebbe, di fatto, un’abolizione dei miliardari.

Provocazione o programma vero?

Leggendo tutte queste proposte, è probabile che qualcuno arrivi a domandarsi: ma è un programma vero o una provocazione? Su questo, Dibitonto non ha alcun dubbio: «Il mondo in cui viviamo è molto più assurdo delle nostre proposte. Viviamo nella società più ricca della storia, la verità è che avremmo potuto realizzare la settimana lavorativa di 24 ore già negli anni Settanta». Un assist inaspettato a questa lettura del presente arriva anche da Elon Musk, certamente non una figura di riferimento dei gratuitisti, che già nel 2024 profetizzò: «Arriverà un momento in cui non ci sarà più bisogno di un lavoro».

Il Partito Capibara ci crede eccome a questa eventualità e ritiene che siano in tanti a pensarla così. «Ci candidiamo alle elezioni politiche del 2027. La prossima settimana avremo il sito pronto e partiremo con una raccolta firme digitale. Se la risposta sarà quella che ci aspettiamo, cominceremo a girare per l’Italia per raccogliere le 120mila firme necessarie per presentarci alle urne», spiega Dibitonto. Di sicuro, promette xenodibi, il Partito Capibara non giocherà in difesa: «Vogliamo essere un partito-Flotilla, che aggredisce la cabina di comando del nemico. Ora è il tempo di lanciare il vascello verso il Parlamento». La sfida, semmai, è capire quanta gente riuscirà a convincere a salire a bordo.

Foto copertina: Sascha Steinbach

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