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Deforestazione “made in Italy”: così i consumi italiani fanno sparire 31mila ettari di foreste nel mondo ogni anno

09 Giugno 2026 - 17:52 Gianluca Brambilla
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Il 52% della deforestazione incorporata nei consumi italiani si concentra in due categorie di prodotti: olio di palma e prodotti bovini
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Quando si parla di deforestazione, il pensiero corre spesso all’Amazzonia, alle foreste tropicali del Sud Est asiatico o a chissà quale piantagione nelle aree più remote del pianeta. Eppure, una parte di quel fenomeno passa anche dalle nostre tavole, dalle nostre industrie e dai prodotti che consumiamo ogni giorno. Secondo un report di Etifor e dell’Università degli Studi di Padova, le filiere italiane, compresi alcuni settori di eccellenza del “made in Italy”, compromettono ogni anno più di 31mila ettari di foresta, una superficie pari a circa 45mila campi da calcio. Il dato più curioso è che più della metà della deforestazione incorporata nei consumi italiani (il 53%) si concentra in due sole categorie di prodotto (olio di palma e prodotti bovini) e in due soli Paesi (Brasile e Indonesia).

Le foreste che scompaiono e il regolamento Ue che continua a slittare

I dati del report Deforestation Made in Italy si inseriscono in un contesto già piuttosto preoccupante. Secondo la Fao, le foreste coprono oggi circa il 32% delle terre emerse, ma dal 1990 a oggi il mondo ha perso quasi mezzo miliardo di ettari di superficie forestale, un’area pari a circa 16 volte quella dell’Italia. Il principale motore della deforestazione resta l’agricoltura industriale, responsabile di oltre metà delle foreste scomparse nelle aree tropicali. È anche per contrastare questo fenomeno che nel 2023 l’Unione europea ha approvato il Regolamento sui prodotti a deforestazione zero (Eudr), che vieta l’immissione sul mercato europeo di prodotti associati alla distruzione delle foreste.

La normativa impone alle aziende obblighi di tracciabilità e due diligence lungo le filiere di approvvigionamento di alcune materie prime considerate più critiche. L’implementazione di quel provvedimento, però, ha dato vita a un aspro scontro politico in Europa. Inizialmente, l’entrata in vigore era prevista per il 2024, ma è stata rinviata per ben due volte dopo le pressioni di diversi governi – Italia compresa – e associazioni di categoria, che lamentavano una serie di difficoltà operative per adeguarsi alle nuove regole. Al momento, l’applicazione è prevista per dicembre del 2026, ma non è escluso che si arrivi all’ennesimo rinvio.

Il contributo dell’Europa alla deforestazione

Lo studio di Etifor e dell’Università di Padova aggiorna una precedente analisi pubblicata nel 2020 e prende in esame il periodo compreso tra il 2005 e il 2023. Gli autori hanno analizzato sette categorie di prodotti considerate ad alto rischio di deforestazione (olio di palma, prodotti bovini, soia, legno, cacao, caffè e gomma naturale) stimando gli impatti ambientali associati ai consumi italiani. Nel complesso, in quasi vent’anni, queste filiere hanno messo a rischio circa 594mila ettari di foreste, l’equivalente dell’intera area metropolitana di Roma. Il report, inoltre, evidenzia una forte concentrazione geografica della deforestazione associata ai consumi italiani, con oltre la metà dell’impatto localizzato in due soli Paesi: l’Indonesia, che rappresenta il 31% del totale, e il Brasile, con il 22%. Seguono, a distanza, Costa d’Avorio (10%), Argentina (5%), Cina (4%), Malesia (3%) e Paraguay (3%).

Olio di palma e prodotti bovini in cima alla classifica

Per quanto riguarda i prodotti, sono soprattutto due categorie a pesare sulla deforestazione associata ai consumi italiani: l’olio di palma e i prodotti bovini, che insieme rappresentano il 53% del rischio totale stimato. L’olio di palma, seppur in calo da qualche anno, si conferma la materia prima con l’impatto più elevato, responsabile del 34% della deforestazione incorporata nei consumi italiani. Seguono carne e pelli bovine con circa il 18%. Poco più indietro si collocano la soia (15%), il legno e i prodotti derivati come carta e semilavorati (13%) e il cacao (12%). Inferiore, ma comunque rilevante, il contributo di caffè (5%) e gomma naturale (2,5%).

L’Italia è terza in Europa per impatto sulle foreste

In media, tra il 2005 e il 2023, ogni cittadino italiano è stato associato a circa 100 metri quadrati di foreste a rischio. Un dato che colloca l’Italia al ventesimo posto nel mondo per deforestazione incorporata e in terza posizione tra i Paesi dell’Unione europea, dietro Germania e Spagna. «Nonostante una tendenza generale alla diminuzione del rischio di deforestazione incorporata nei consumi italiani, il nostro sistema continua ad avere grandi responsabilità sugli impatti delle filiere del Made in Italy», osservano Mauro Masiero e Giovanni Bausano, curatori del report. I due esperti auspicano «un cambiamento strutturale di paradigma economico verso una bioeconomia circolare e basata su principi di sufficienza e di responsabilità condivise», che indicano come la strada maestra per ridurre l’impatto sulle foreste.

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