Nucleare, dai giovani ai «pentiti delle rinnovabili»: «Molti ragazzi di sinistra lo vogliono, ma i partiti non li ascoltano»

I giovani sembrano guardare al nucleare con meno diffidenza rispetto alle generazioni che hanno vissuto Chernobyl e Fukushima, mentre il dibattito politico continua a dividere il Paese. È questo uno dei messaggi emersi durante la tappa romana del tour di Open “Da Fermi al futuro”, dove rappresentanti di aziende, associazioni ed esponenti politici hanno discusso del possibile ritorno dell’energia atomica in Italia.
Cosa pensano i giovani del nucleare?
All’interno del panel dedicato agli interventi di aziende ed associazioni coinvolte nel discorso sul nucleare è Edoardo Ventafridda, fondatore della pagina di divulgazione scientifica Giovani Blu, a portare per primo il punto di vista della GenZ. Classe 2006, alla domanda che indaga perché i giovani abbiano meno resistenza al ritorno del nucleare, risponde sicuro: «Perché non hanno vissuto le catastrofi di Cernobyl o Fukushima». «Ho cominciato a parlare di nucleare quando avevo 15 anni e mi sono reso conto che le persone non ne conoscevano i vantaggi», continua: poi, in soli cinque anni il nucleare ha smesso di «suonare come una parolaccia». Nessun bias o pregiudizio quindi, e una sola questione irrisolta, ma anche una domanda, tra i ventenni di oggi: «Il tema non è sì o no, ma è quando».
Ma arriva anche la denuncia, in un periodo in cui le opposizioni contestano a gran voce il ddl delega sul nucleare e chiedono di puntare sulle rinnovabili, come fanno Spagna e Germania: «Molti giovani di sinistra vogliono il nucleare ma non sono ascoltati dai partiti», continua Ventafridda. A confermare la fiducia nei giovani nel nucleare è anche l’amministratrice delegata di Ansaldo Nucleare, Daniela Gentile, che racconta: «Abbiamo lanciato un bando post laurea per assumere giovani: a fronte di 20 posti abbiamo avuto 340 candidature» perché «i giovani hanno maggiore sensibilità al nucleare» e «meno bias».
Nucleare e rinnovabili: due risorse complementari
Durante il dibattito, dal titolo “Di cosa parliamo quando parliamo di nucleare” è emerso però anche un dato importante, come ricorda Gentile: quando di parla di energie rinnovabili e nucleare, bisogna ricordare che «sono due energie complementari» che non si escludono a vicenda. Così Nuclitalia, società nata nel 2025, a compartecipazione Enel (51%), Ansaldo Energia (39%) e Leonardo (10%), che si propone di studiare tecnologie avanzate e analizzare le opportunità di mercato nel settore del nuovo nucleare, porta avanti un obiettivo su tutti: individuare entro i prossimi due anni siti, fondi e scenari concreti per l’attuazione del nucleare. «Ora serve una comunicazione coraggiosa» che sfidi la disinformazione, sottolinea Ventafridda, anche attraverso esempi pratici: «Con 3 kg di uranio al giorno si alimentano 3 milioni di case europee».
Vecchie generazioni e sfiducia nel nucleare
Sono spesso le vecchie generazioni a non volere il nucleare. Questa la denuncia di Monica Tommasi, presidente dell’associazione ambientalista Amici della Terra, che racconta fasce d’età ancora influenzate da scetticismo, dopo i disastri di Chernobyl e Fukushima. Una sfiducia nata dalla paura, che aveva mosso l’associazione stessa che rappresenta a schierarsi contro il nucleare nel 1976, anno del varo ufficiale del Piano Energetico Nazionale (spesso ricordato come Piano Donat-Cattin, dal nome dell’allora ministro dell’industria) che prevedeva l’apertura di 20 centrali nucleari in 10 anni. Al tempo, racconta, «chiedevamo un’autorità per la sicurezza».
Ora, però, è tempo di guardare avanti. Sarebbero già così in molti i “pentiti delle rinnovabili”, dalle persone comuni, ai movimenti fino a diverse ong, che denunciano il deturpamento del bel Paese con pale eoliche: «Parlo ogni giorno con persone che si lamentano degli impianti eolici». E annuncia una petizione per chiedere che il nucleare venga considerato come tutte le altre energie: «Se tutti nel mondo hanno bisogno di energia, non possiamo mettere solo pale e pannelli sui data center».
L’Italia non segua la Germania
L’Europa ha portato tutti avanti con i suoi obiettivi sfidanti, ma «oggi anche la Germania è messa male a livello energetico e come emissioni di Co2». Questa la denuncia chiara di Monica Tommasi, che ricorda: «La Germania produce 8 volte in più emissioni di Co2 rispetto alla Francia», nonostante il suo smantellamento del nucleare in corso. Non certo un buon esempio di rotta da seguire per l’Italia, suggerisce Tommasi, soprattutto se l’obiettivo è decarbonizzare: «Non ci sono alternative al nucleare». Inoltre, una questione non da poco: l’energia atomica fornirebbe una certezza nell’approvvigionamento energetico, messo a dura prova dai nuovi equilibri geopolitici internazionali, ma anche nella gestione delle reti, grazie alla sua densità.
I tempi del nucleare
La questione più annosa intorno al nucleare, dopo quella che riguarda la sua attuazione pratica, ruota intorno al “quando” tutto ciò avverrà. A rispondere a questa domanda nel corso del dibattito è stato Edoardo De Luca, Head of Central Affairs di Enel, che ha precisato come al momento sia prematuro fornire una linea temporale definitiva per il nucleare di nuova generazione, poiché essa dipenderà in larga misura dal completamento del quadro normativo.
Fondamentale, prima, l’istituzione di una Autorità amministrativa indipendente per la sicurezza nucleare, dotata di piena autonomia regolamentare, organizzativa, finanziaria e decisionale e progettata impiegando tutte le migliori competenze tecniche al fine di operare come regolatore di riferimento nell’ambito di un nuovo programma nucleare nazionale.
Al fine di raggiungere l’obiettivo dell’entrata in esercizio del primo reattore nucleare, l’Autorità deve cominciare ad essere operativa appena possibile. Importante, poi, il ruolo della filiera: Nuclitalia – ricorda – si è attivata in merito all’adeguamento dell’industria nucleare italiana, che è la seconda in Europa nel campo dell’industria nucleare.

