Ultime notizie Crisi Usa - IranMario RoggeroMondiali 2026Roberto Vannacci
LE NOSTRE STORIENucleareOpenRoma

Da Fermi al futuro, il dibattito sul mix energetico per l’Italia che incrocia politica, industria e divulgazione

22 Luglio 2026 - 21:14 Roberta Brodini
panel nucleare
panel nucleare
A che punto è il nucleare oggi in Italia e quali benefici potremmo trarre da un suo impiego: di questo e di molto altro si è parlato a Roma nella terza tappa del tour “Da Fermi al futuro” organizzata da Open
Google Preferred Site

Si è tenuta oggi, 22 luglio, nella cornice dell’Ara Pacis a Roma, la terza tappa di “Da Fermi al futuro”, il tour di incontri in giro per l’Italia organizzato da Open con l’obiettivo di riportare al centro del dibattito la discussione e l’informazione sul tema del nucleare. Tanti ospiti per parlare dei vantaggi e delle prospettive dell’introduzione del nucleare in Italia, sempre più vicino dopo il sì alla Camera dei giorni scorsi alla legge delega Pichetto.

Nucleare: la soluzione che dà continuità e programmabilità energetica

La sequenza di interventi è stata aperta dal Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica Gilberto Pichetto Fratin, da poco reduce dal successo in Commissione Ambiente al Senato della legge delega che porta il suo nome. «Ci sono molte probabilità che la legge delega possa essere approvata definitivamente prima della pausa estiva» conferma il ministro al direttore di Open Franco Bechis, riferendo anche la determinazione del Presidente del Consiglio nel portare avanti la battaglia per il nucleare. Poi «comincia il bello, la parte operativa», racconta, con i decreti attuativi che seguiranno al voto in Senato. Il tutto alla luce di una certezza: l’Italia ha bisogno di un’energia che «dà continuità ed è programmabile»: la soluzione è il nucleare, dice. L’obiettivo, quello di arrivare a produrre autonomamente quei 50 Twh di energia che importiamo ogni giorno da Francia e Germania, in una transizione verso la decarbonizzazione in cui l’energia termoelettrica fungerà da ponte.

Informazione è innovazione

«Siamo fermi al futuro» ricorda quasi con un ossimoro, Alessandro Cecchi Paone, conduttore e divulgatore televisivo. «Serve una compagnia informativa sulle centrali nucleari che», ricorda, «non possono esplodere, semmai possono contaminare». Falsi miti quindi, quelli sulla sicurezza, per i quali serve informazione, anche attraverso la televisione. E ricorda: «Nel mondo esistono 450 centrali nucleari, anche di vecchia generazione, e il numero di incidenti è quasi nullo». E infine parla del suo impegno nel portare avanti parallelamente «informazione e innovazione», ricordando la nonna, fisica e biologa, una delle prime donne a laurearsi in queste discipline e a collaborare con il famoso gruppo di scienziati noto come i “ragazzi di via Panisperna”, guidato da Enrico Fermi.

Italia e il paragone con le altre realtà europee

A che punto siamo con la transizione? Difficile capirlo forzando un confronto con altre realtà europee, considerando come in Francia due terzi di energia sia già fornita dal nucleare, con quota di carbone a 0, mentre Spagna e Germania corrono sulle rinnovabili e procedono allo smantellamento del nucleare. «La questione è complessa», racconta Andrea Maria Felici (MASE): «In Italia abbiamo una forte produzione di rinnovabili, quindi non programmabili, ma non bastano». Difficile però paragonarci alle altre nazioni, considerando le differenze tra i due Paesi: «È un problema di struttura di domanda, generazione di energia e connessioni», racconta. Nicola Ippolito (MASE) rassicura: «Il nucleare non va contro le rinnovabili: con il nucleare puoi produrre di più, ma in modo pulito». E, infine, un dato importante: «L’Italia prepara già il 10% degli ingegneri nucleari europei».

L’emergenza di un “disassamento” tra innovazione e produzione energetica

Pierluigi Bersani, intervistato dalla vicedirettrice Sara Menafra, racconta la preoccupazione su un nucleare che «non è lì che arriva». L’obiettivo non sarebbe, quindi, così a portata di mano e molto deve essere ancora deciso: «Quanto costa un SMR? E dove andranno i rifiuti?», sono le domande che secondo l’ex leader del Pd ci si deve porre. Di contro, però, c’è anche la consapevolezza di come l’Italia abbia «perso know how e competenze importanti sul nucleare dopo il referendum». La soluzione al momento resta, secondo Bersani, lavorare sulle energie rinnovabili, vero grimaldello dell’indipendenza energetica europea, anche alla luce di un limite: «Un salto tecnologico di cui non vediamo l’orizzonte finale». E chiude: «Pragmatico è pensare di investire sulle rinnovabili».

Di diverso avviso Chicco Testa, fondatore di Legambiente, dirigente d’azienda, e oggi convinto sostenitore del ritorno all’atomo: «L’energia che viene consumata in Italia è più di quella prodotta. Da molti anni abbiamo sei centrali nucleari che lavorano per noi» denuncia, parlando dell’acquisto di energia dalla Francia. E, ricorda a Bersani, «sono già stati fatti i primi passi in avanti sulla progettazione di SMR(Small Modular Reactors, reattori nucleari di piccola taglia – fino a 300 MW – assemblati in serie in fabbrica e poi installati nei siti di utilizzo)». Denuncia così un obiettivo inarrivabile, fissato dall’Europa: arrivare entro il 2040 al 46% dei consumi elettrici sul totale dell’energia elettrica consumata. «Impossibile», racconta, considerando il punto di partenza di oggi: 22% in Italia e 23% in Europa. E denuncia: «Dovremmo immatricolare 2 milioni di auto all’anno per i prossimi 15 anni. Nel 2025, ne abbiamo immatricolate solo 40mila».

Nucleare tra nuove e vecchie generazioni

A concludere il panel con l’ultimo dibattito sono stati esponenti di aziende e associazioni che lavorano in ambito nucleare. Così Edoardo Ventafridda, esperto di energia e fondatore dell’associazione Giovani Blu, racconta una generazione di giovani che non ha preclusioni o preconcetti sul nucleare, non avendo vissuto gli anni del disastro di Cernobyl o di Fukushima, e che, anzi, è pronta per il suo arrivo. A confermare il momento positivo per il nucleare in Italia è anche Daniela Gentile, Amministratrice Delegata di Ansaldo Nucleare, che conferma: «Gli SMR sono un buon primo passo verso l’energia atomica» e racconta una filiera produttiva italiana che si sta attrezzando con produzioni in serie e modulari.

Edoardo De Luca, Head of Central Affairs di Enel, ha poi precisato come sia al momento prematuro fornire una linea temporale definitiva per il nucleare di nuova generazione, ricordando la necessità di istituire una autorità amministrativa indipendente per la sicurezza nucleare. Infine Monica Tommasi, presidente di Amici della Terra ha ricordato come siano soprattutto le vecchie generazioni a temere il passaggio al nucleare, sottolineando come le cose stiano però cambiando: «Parlo ogni giorno con persone che si lamentano degli impianti eolici», racconta, evidenziando come anche le rinnovabili e il loro impatto sul paesaggio stiano cominciando a far sorgere dubbi su un loro impiego estensivo.