Ultime notizie Crisi Usa - IranMario AdinolfiMondiali 2026Sigfrido Ranucci
SOSTENIBILITÀCambiamento climaticoEnergia del futuroEnergia elettricaEnergie rinnovabiliNuclearePolitiche energetiche

Benvenuti nell’era dell’elettricità: dal boom delle rinnovabili al ritorno del nucleare, i numeri della transizione Paese per Paese

14 Luglio 2026 - 08:53 Gianluca Brambilla
mix-energetico-italia-europa-mondo
mix-energetico-italia-europa-mondo
Lo scorso anno, in Europa le rinnovabili hanno superato per la prima volta le fonti fossili. Dai passi indietro degli Usa alla nuova corsa della Cina, ecco cosa succede nel resto nel mondo
Google Preferred Site

L’Agenzia internazionale dell’energia (Iea) ne è certa: siamo entrati nell’era dell’elettricità. Un’epoca segnata dall’elettrificazione di praticamente ogni singolo ambito dell’economia: dai trasporti (con la progressiva transizione verso le auto elettriche) ai sistemi di riscaldamento (con le pompe di calore che sostituiscono le vecchie a caldaie a gas) fino all’industria pesante (che comincia a produrre acciaio e altri metalli tramite forni elettrici). La lotta ai cambiamenti climatici sta spingendo le economie di (quasi) tutto il mondo ad abbandonare gradualmente i combustibili fossili e abbracciare nuove fonti di energia, dalle rinnovabili al nucleare.

Un processo difficile, delicato e dalla portata storica, che l’umanità è chiamata a portare a termine nel più breve tempo possibile per evitare le conseguenze più catastrofiche del riscaldamento globale. Malgrado qualche difficoltà, il percorso è ben avviato: secondo la Iea la domanda di elettricità sta accelerando in quasi tutte le grandi economie e la crescita della produzione sarà coperta in larga parte da fonti a basse emissioni. Eppure, dentro questo grande percorso collettivo verso le emissioni zero, ognuno sceglie la propria strada.

In viaggio verso l’era dell’elettricità

A livello globale, il sistema elettrico resta ancora dominato dai combustibili fossili. Nel 2025, sempre secondo le stime della Iea, il carbone ha rappresentato circa un terzo della produzione elettrica mondiale e il gas circa un quinto. Ma questo dato nasconde un cambiamento che rischia di passare sotto traccia: la crescita della domanda elettrica non viene più soddisfatta dalle fonti fossili, bensì dalle rinnovabili. Solare ed eolico, in particolare, crescono a ritmi impressionanti. Il risultato? Nel 2025, le fonti a basse emissioni (ossia nucleare e rinnovabili) hanno raggiunto circa il 43% della produzione globale, il valore più alto di sempre.

Lo storico sorpasso delle rinnovabili in Europa

Se il mondo è in transizione, l’Europa è il continente dove questa trasformazione è più evidente. Nel 2025, secondo Eurostat, le rinnovabili hanno coperto circa il 47% della produzione elettrica dell’Unione europea. Un sorpasso storico, perché nello stesso anno eolico e solare insieme hanno superato per la prima volta i combustibili fossili nella generazione elettrica europea. Ogni Paese, ovviamente, calibra il proprio mix in base a ciò che più gli conviene: il Nord Europa punta sull’idroelettrico, l’eolico domina in Danimarca, mentre il solare è cresciuto rapidamente soprattutto nel Sud Europa.

Una precisazione: questi dati riguardano il mix elettrico, ossia la sola produzione di elettricità. Se si guarda al sistema energetico nel suo complesso, ossia anche a tutta quell’energia immessa nel sistema e destinata a settori non ancora del tutto carbonizzati, come riscaldamenti e trasporto, il quadro cambia parecchio. Nel 2024, il sistema energetico europeo era ancora composto per il 38% da prodotti petroliferi, per il 21% da gas naturale e solo per il 20% da rinnovabili, mentre il carbone si attestava intorno al 10% del totale.

EPA/Stephanie Lecocq | Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea, nella conferenza stampa in cui annuncia la nascita del Green Deal, 11 dicembre 2019

La Francia ha il nucleare, Spagna e Germania puntano sulle rinnovabili

Dentro l’Unione europea non esiste un unico modello energetico. Bruxelles indica l’obiettivo da raggiungere, ma sta poi ai singoli Stati decidere come decarbonizzare la propria economia. La Francia, per esempio, è storicamente uno dei Paesi al mondo che più fa affidamento sull’energia nucleare, da cui tutt’oggi ricava circa il 65-70% della produzione elettrica nazionale. Una particolarità che non solo la mette al riparo dai rincari di gas e petrolio, ma che le permette di affrontare con più serenità la transizione perché parte da un sistema elettrico tra i più puliti e a basse emissioni di tutta Europa.

Ma proprio il nucleare è uno dei temi che più divide i governi europei. La Germania, dopo l’uscita dal nucleare cominciata da Angela Merkel dopo l’incidente di Fukushima e completata nel 2023, ha accelerato sulle rinnovabili fino a renderle la principale fonte di produzione elettrica. Tuttavia, il sistema tedesco continua a essere caratterizzato da una quota ancora rilevante di gas e di carbone. Quest’ultimo, che all’inizio del decennio superava ancora il 30% della generazione elettrica, è sceso negli ultimi anni ma resta una componente strutturale nei momenti di bassa produzione rinnovabile. Anche la Spagna, uno dei casi più emblematici della transizione europea, intende uscire progressivamente dal nucleare entro la metà del prossimo decennio e puntare su un mix energetico composto al 100% dalle rinnovabili.

Nei Paesi nordici il modello è ancora diverso: in Svezia e Finlandia il mix elettrico è dominato dalla combinazione di nucleare e idroelettrico, con l’eolico in rapida crescita. La Norvegia, che non è membro Ue ma è parte integrante del sistema elettrico europeo, si affida quasi interamente sull’idroelettrico. Il risultato è che in diversi Paesi nordici la quota di elettricità a basse emissioni supera stabilmente l’80–90% della produzione.

Il Paese con il sistema elettrico più sporco e inquinante è la Polonia, dove il 60-70% della produzione elettrica viene dai combustibili solidi (principalmente carbone e lignite). Anche la Repubblica Ceca è in forte ritardo, con il carbone che rappresenta quasi metà della produzione elettrica nazionale. Il nucleare copre una quota rilevante, attorno al 35%, mentre le rinnovabili restano minoritarie. Nei Paesi Bassi, il gas naturale resta una delle colonne portanti del sistema elettrico, con una quota che negli ultimi anni si è attestata intorno al 35–45% della produzione elettrica. Una situazione per certi versi molto simile a quella italiana.

In Italia crescono le rinnovabili ma il gas pesa sul caro bollette

L’Italia è uno dei Paesi europei che più hanno visto crescere e cambiare il proprio mix di generazione dell’elettricità. Nel 2025, secondo gli ultimi dati del Gse, quasi metà dell’energia elettrica immessa nel sistema elettrico (il 49,38%) è stata prodotta da fonti rinnovabili. La particolarità italiana, rispetto al resto d’Europa, sta nel ruolo di primissimo piano che continua a rivestire il gas, con cui viene prodotto il 44,57% dell’energia elettrica.

Proprio questa dipendenza strutturale dal gas è ciò che ancora oggi rende l’Italia non solo più vulnerabile dagli shock geopolitici (la stragrande maggioranza del gas consumato in Italia è importata dall’estero), ma anche il Paese europeo con il costo più elevato dell’elettricità. Questo avviene perché spesso è proprio il gas a determinare il prezzo marginale del sistema: di conseguenza, anche in presenza di una quota di rinnovabili che continua a crescere, le fluttuazioni del gas sui mercati internazionali continuano a riflettersi sulle bollette di famiglie e imprese italiane.

In Cina carbone e rinnovabili crescono insieme

La Cina rappresenta il caso più complesso dell’intero sistema energetico globale. Nel 2024, il Paese di Xi Jinping ha consumato oltre la metà del carbone mondiale. Il combustibile fossile mantiene ancora una quota superiore al 55% nel mix elettrico nazionale. Allo stesso tempo, però, la Cina è anche il primo investitore mondiale in rinnovabili. Nel 2024, per esempio, ha installato più capacità solare ed eolica di tutto il resto del mondo messo insieme.

Il punto è che il consumo di elettricità cresce a ritmi talmente elevati che la crescita vertiginosa delle rinnovabili non basta a sostituire il carbone. Semmai, lo affianca. Negli ultimi anni, infatti, Pechino ha autorizzato e costruito nuove centrali a carbone. Nel 2023, secondo gli ultimi dati della Iea, la Cina ha prodotto il 61,3% dell’elettricità dal carbone, il 3% dal gas, il 4,6% dal nucleare e il 28,9% da rinnovabili.

Trump boicotta la transizione degli Stati Uniti

Diverso il discorso per gli Stati Uniti, dove le politiche energetiche risentono delle oscillazioni politiche. L’Inflation Reduction Act, approvato sotto la presidenza di Joe Biden, ha attivato incentivi per oltre 300 miliardi di dollari destinati a tecnologie pulite, con un forte effetto sull’espansione di solare, eolico e batterie. Il ritorno di Donald Trump alla Casa Bianca, tuttavia, ha frenato (almeno in parte) questo processo. L’attuale presidente americano, da sempre convinto negazionista dei cambiamenti climatici, ha avviato una nuova stagione di politiche favorevoli all’industria dei combustibili fossili.

Il solare, nel frattempo, continua a crescere. Mentre l’energia eolica, nemica giurata di Trump, ha subìto una brusca battuta d’arresto, con le aziende che sono state addirittura pagate dall’amministrazione Usa per rinunciare ai propri parchi eolici offshore e investire le somme incassate dal governo in nuovi progetti legati all’Oil & Gas. Nel 2024, secondo i dati della Iea, gli Stati Uniti hanno prodotto il 42% dell’elettricità dal gas, il 15,7% dal carbone, il 17,7% dal nucleare, il 21,7% dalle rinnovabili.

Come si muove il resto del mondo

Fuori da Europa, Cina e Stati Uniti, la transizione energetica procede a ritmi diversi. Il Giappone, dopo anni di forte dipendenza dal gas in seguito all’incidente di Fukushima, sta tornando gradualmente a investire sul nucleare, mentre accelera su solare ed eolico offshore. L’India punta ad aumentare rapidamente la produzione da fonti rinnovabili, ma il carbone resta il pilastro del suo sistema elettrico. In America Latina, Paesi come Brasile, Paraguay e Costa Rica possono contare su un mix elettrico già oggi tra i più puliti al mondo grazie soprattutto all’idroelettrico. Mentre in Africa, il Kenya è riuscito a diventare una delle maggiori economie del continente con un mix energetico perlopiù pulito, grazie soprattutto all’energia geotermica. Insomma, a ogni Paese la sua transizione. Con strade diverse, ma tutte verso lo stesso obiettivo.

Infografiche a cura di Vincenzo Monaco

leggi anche