L’Italia tassa l’elettricità fino a quattro volte più del gas: il paradosso che rallenta la transizione energetica

Lo shock sui flussi di petrolio e gas innescato dalla guerra in Medio Oriente ha spinto l’Europa a premere l’acceleratore sulla transizione verso un’economia basata su rinnovabili e nucleare. Ma c’è un paradosso, rimasto finora fuori dal dibattito pubblico, che contribuisce a frenare questo processo: l’elettricità, cioè il vettore energetico su cui l’Europa punta per sostituire i combustibili fossili, in Italia è tassata molto più del gas. Fino a quattro volte in più per le famiglie e fino a venti volte in più per le imprese. A mettere in luce la contraddizione è uno studio del think tank Ecco, presentato a Bruxelles durante la European Sustainable Energy Week. Il cortocircuito è piuttosto evidente: da un lato si chiede a cittadini e imprese di elettrificare i propri consumi, dall’altro si mantiene un sistema fiscale che rende questa scelta meno conveniente sul piano economico più immediato.
Quanto pesano le tasse sulle bollette della luce e del gas
Nel 2024, il costo medio dell’elettricità per i consumatori italiani è stato di circa 31 centesimi per kilowattora. Quello del gas si è fermato attorno ai 10 centesimi per kilowattora. Già qui il divario è evidente, ma è quando si entra nella composizione della bolletta che lo squilibrio diventa ancora più paradossale. Nel caso dell’elettricità, il 49% del prezzo finale è rappresentato dal costo della materia prima, il 16% dai servizi di rete e il restante 35% da componenti fiscali, oneri e costi legati al sistema ETS. Per il gas, invece, il 50% è attribuibile alla materia prima, il 22% ai servizi di rete e il 28% a fiscalità e oneri.
Il ruolo degli oneri di sistema
Secondo l’analisi di Ecco, la principale causa del divario tra elettricità e combustibili fossili sono proprio gli oneri di sistema, nati per sostenere lo sviluppo delle rinnovabili, ma che di fatto si sono trasformati in un boomerang, perché il peso degli investimenti fatti a livello nazionale per finanziare le politiche di transizione è stato fatto ricadere sulla bolletta elettrica. Il risultato è un sistema che, invece di favorire il passaggio all’elettrico, rischia di rallentarlo, proprio perché rende le bollette del gas più convenienti a livello di oneri fiscali.
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Il piano Ue per ridurre le tasse sull’elettricità (e aumentarle sul gas)
Non è un caso che il tema sia arrivato anche ai livelli più alti del dibattito europeo. «Oggi le tasse che l’industria paga sull’elettricità sono 15 volte più alte di quelle sul gas. È semplicemente sbagliato», aveva fatto notare a febbraio la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen. Un’anomalia che ora Bruxelles punta a correggere con un nuovo regolamento che sarà annunciato a luglio e che chiederà ai Paesi Ue di tassare l’elettricità «in modo più favorevole del gas», riformando gli oneri di rete per alleggerire le bollette di famiglie e imprese. In più, l’esecutivo Ue punta anche a incentivare i consumi nelle ore in cui l’energia costa meno, fissando l’obiettivo di dotare di contatori intelligenti almeno il 50% degli utenti entro il 2030 e il 65% entro il 2033.
L’impatto sulla ricarica delle auto elettriche
Le conseguenze di questo squilibrio fiscale si vedono anche nel settore della mobilità elettrica. Secondo l’analisi di Ecco, l’elevato peso di tasse e oneri sull’elettricità finisce per ridurre in modo significativo il vantaggio economico delle auto elettriche rispetto ai veicoli a benzina o diesel. Un’automobile elettrica che percorre 15 mila chilometri all’anno consuma circa 2.400 kWh, contro oltre 9mila kWh equivalenti richiesti da un’auto con motore termico per coprire la stessa distanza.
Nonostante l’efficienza nettamente superiore, la fiscalità applicata all’energia elettrica fa sì che chi ricarica prevalentemente a casa ottenga un risparmio relativamente contenuto rispetto ai carburanti tradizionali (circa il 30%), mentre per chi utilizza soprattutto le colonnine pubbliche il vantaggio economico si riduce fino al 3%. Per il think tank, si tratta di una distorsione che rischia di rallentare ulteriormente la diffusione delle auto elettriche in Italia, peraltro proprio in un momento in cui l’Unione europea, seppur con qualche aggiustamento, punta a fare dell’elettrificazione dei trasporti uno dei pilastri della strategia europea per ridurre la dipendenza da petrolio e gas.

