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La risposta dell’Ue alla (prossima) crisi energetica: avanti tutta con il Green Deal. Mea culpa di von der Leyen sul nucleare: «Un errore abbandonarlo»

10 Marzo 2026 - 18:39 Gianluca Brambilla
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Bruxelles presenta un pacchetto di misure per accelerare la transizione green: «Le importazioni di gas e petrolio sono costose e volatili». Ma per i rincari sul breve periodo ancora nessun piano
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Prima la Russia, ora il Medio Oriente, la prossima volta chissà. Ogni crisi internazionale che coinvolge i paesi produttori di energia rischia di trasformarsi in un terremoto per le bollette europee, con tutto ciò che ne consegue in termini di perdita di potere d’acquisto e competitività. L’attacco di Stati Uniti e Israele contro l’Iran ha fatto schizzare le quotazioni di gas e petrolio sui mercati internazionali, facendo piombare Bruxelles in una sorta di deja vu: e se scoppiasse una nuova crisi energetica come accaduto nel 2022 dopo l’invasione dell’Ucraina? Il confronto, almeno per il momento, non regge. E per questo non ci sarà alcun piano straordinario per contrastare caro bollette e caro benzina a livello europeo. Ma per evitare che questa preoccupazione diventi strutturale, l’Unione europea ha deciso la strada che intende seguire, almeno sul lungo periodo: affrancarsi il più velocemente possibile dalle fonti fossili (gas, petrolio e carbone) e accelerare la corsa verso le fonti pulite (nucleare e rinnovabili).

Il piano Ue contro le prossime crisi energetiche

Questa strategia è messa nero su bianco con una serie di iniziative e piani presentati oggi a Bruxelles. Il primo è la Strategia di investimento sull’energia pulita, che parte innanzitutto dall’impegno della Banca europea per gli investimenti (Bei) a stanziare oltre 75 miliardi di euro nei prossimi tre anni per supportare la transizione green. L’obiettivo, spiega l’esecutivo Ue in una nota, è aumentare drasticamente gli investimenti nel settore, fino a raggiungere i 660 miliardi di dollari all’anno entro il 2030 e i 695 miliardi all’anno tra il 2031 e il 2040. Insomma, nessun passo indietro sulle politiche energetiche europee. Semmai, un impegno ad accelerarle.

Nessun piano d’urgenza per la crisi in Medio Oriente

In attesa che gli investimenti crescano, i governi Ue possono agire sul fronte del caro bollette. È qui che entra in gioco il secondo pacchetto di misure annunciate oggi, ribattezzato Energia per i cittadini, attraverso cui la Commissione europea non annuncia alcuna nuova iniziativa particolare ma si limita a una serie di raccomandazioni per i governi affinché diano una boccata d’ossigeno a consumatori e imprese: possibilità di beneficiare di un cambio di fornitore più rapido, riduzione delle imposte e dei prelievi sulle bollette dell’energia elettrica, informazioni più trasparenti sui contratti energetici.

Avanti tutta con il Green Deal

Nei piani di Bruxelles, il tanto vituperato Green Deal non è solo uno strumento per abbattere le emissioni di gas serra e fare la propria parte nella lotta ai cambiamenti climatici, ma è anche un’occasione unica per ridurre la propria dipendenza dai combustibili fossili. Il ragionamento che c’è dietro è semplice: se l’Europa vuole smettere di tremare ogni volta che scoppia una crisi in qualche regione produttrice di petrolio o gas, la soluzione non è cercare nuovi fornitori, ma avere sempre meno bisogno di quei combustibili. L’Ue, ha ricordato oggi Ursula von der Leyen, dipende «completamente» da importazioni fossili «costose e volatili». E l’attuale crisi in Medio Oriente «ci ricorda in modo crudo le vulnerabilità che ciò comporta».

Il “mea culpa” di von der Leyen sul nucleare

Certo, qualche ripensamento c’è stato. È il caso del nucleare, protagonista della terza iniziativa presentata oggi a Bruxelles. Fin dai primissimi provvedimenti, il Green Deal si è focalizzato su rinnovabili ed efficienza energetica, relegando l’energia atomica a un ruolo più marginale. «Un errore strategico», ammette oggi la presidente della Commissione europea, che definisce il nucleare una fonte «affidabile, accessibile e a basse emissioni». Per questo l’Ue investirà in una strategia per i piccoli reattori modulari, gli stessi a cui lavora il governo italiano, puntando a farli diventare operativi a partire dal 2030.

Foto copertina: EPA/Abdul Saboor | Ursula von der Leyen al summit sull’energia atomica a Parigi, 10 marzo 2026

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