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«I primi reattori nucleari entro il 2034», il sì della Camera sul ddl Pichetto: cosa prevede

04 Giugno 2026 - 13:51 Giovanni Ruggiero
Mini reattori nucleari
Mini reattori nucleari
L'obiettivo del governo sarebbe quello di integrare con una quota dal nucleare e idrogeno il mix energetico nazionale. Il tutto grazie ai mini-reattori
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«I primi reattori nucleari operativi in Italia potrebbero accendersi «nel 2034-2035». A sbilanciarsi dopo il voto alla Camera è il ministro dell’Ambiente e della sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin, in conferenza stampa a Montecitorio dopo che l’Aula ha approvato stamani il disegno di legge delega sul nucleare sostenibile. I voti favorevoli sono stati 155, gli astenuti 8, i contrari 86, tra le proteste delle opposizioni. Il testo passa ora al Senato per l’approvazione definitiva, che il governo punta a ottenere prima della pausa estiva.

Cosa prevede il ddl Pichetto sul nucleare

Una volta approvata da entrambi i rami del Parlamento, la legge delega conferirà all’esecutivo una delega da esercitare entro un anno per disciplinare la produzione di energia nucleare sostenibile, la ricerca sulla fusione e la gestione dei rifiuti radioattivi. I campi d’intervento dei futuri decreti attuativi comprendono la costruzione e l’esercizio di impianti come SMR, AMR e micro-reattori, la produzione di idrogeno tramite energia nucleare e la riorganizzazione della governance degli enti competenti. Pichetto ha assicurato che «entro Natale avremo i decreti attuativi».

Sicurezza, compensazioni e filiera industriale

La legge fissa anche i criteri che il governo dovrà rispettare nel redigere i decreti: garantire i massimi standard di sicurezza e protezione della salute, semplificare le procedure autorizzative, prevedere misure di compensazione per i territori che ospiteranno gli impianti e assicurare la partecipazione dell’industria italiana alla filiera tecnologica. Sul mix energetico, il ministro ha indicato una quota per il nucleare compresa «fra l’11 e il 22%» nel Piano nazionale dell’energia, precisando che l’obiettivo non è sostituire le rinnovabili ma integrarle con il nucleare e l’idrogeno. Per la viceministra all’Ambiente e Sicurezza energetica Vannia Gava, il voto alla Camera è «un passo importante per costruire un sistema energetico più sicuro, sostenibile e competitivo. L’Italia sceglie di guardare avanti con pragmatismo, puntando su tutte le tecnologie disponibili per garantire energia stabile a famiglie e imprese, ridurre la dipendenza dall’estero e accompagnare il percorso di decarbonizzazione».

Salvini: «Indispensabile, partire coi progetti entro la legislatura»

Sul tema è intervenuto anche il vicepremier Matteo Salvini, interpellato dai giornalisti all’uscita da Montecitorio: «L’Italia non può fare a meno dell’energia nucleare. È la cosa più urgente e importante per abbassare, in prospettiva, le bollette per le famiglie e le imprese. Però dobbiamo partire coi progetti entro la fine della legislatura». Pichetto, dal canto suo, ha difeso la scelta anche sul piano ambientale: «Un piccolo reattore modulare occupa 3 campi di calcio. Per avere la stessa produzione, servono 3000 campi di calcio di pannelli fotovoltaici».