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Dopo la spinta di Meloni, la maggioranza accelera sul nucleare. Ma non scrive dove metterà gli impianti

14 Maggio 2026 - 19:38 Luca Graziani
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Alla Camera tempi contingentati e voto in blocco su cento emendamenti del M5s. Dopo le parole di Meloni in Senato (la legge delega «sarà adottata entro l’estate») la maggioranza punta all’Aula dal 26 maggio. L’ira di M5s e Avs
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Giorgia Meloni durante il premier time di ieri, 13 maggio, in Senato ha promesso di chiudere «entro l’estate» il quadro giuridico per il ritorno del nucleare in Italia. E alla Camera la maggioranza ora prova ad accelerare. Nelle commissioni Ambiente e Attività produttive arriva, oggi 14 maggio, la stretta sui tempi d’esame del disegno di legge delega al governo in materia di energia nucleare sostenibile. Gli interventi dei gruppi, già ridotti a cinque minuti, scendono a tre per ciascuna proposta. Mentre cento emendamenti del Movimento 5 Stelle vengono respinti in blocco con il metodo del voto per «principi comuni», una sorta di canguro applicato al fascicolo degli emendamenti.

Le proposte dei Cinque Stelle chiedevano, «in modo provocatorio», di escludere quasi tutte le province italiane dalla possibile realizzazione del Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. La presidenza, individuato un principio comune, ha fatto decadere l’intero pacchetto. Per le opposizioni è la dimostrazione della volontà di «chiudere in fretta senza entrare nel merito di quella che è una delega in bianco al governo» sui siti dove sorgeranno le centrali e le coperture finanziarie.

Cosa prevede la delega e le prime modifiche

Il provvedimento, presentato il 17 ottobre scorso, affida all’esecutivo una delega da esercitare entro dodici mesi. Ai decreti legislativi spetterà delineare un «programma nazionale finalizzato allo sviluppo della produzione di energia da fonte nucleare sostenibile».

Programma che dovrà concorrere «alla strategia nazionale per il raggiungimento degli obiettivi di neutralità carbonica», garantire «sicurezza e indipendenza energetica», prevenire «i rischi di interruzione della fornitura di energia» e «contenere i costi della stessa». Sempre ai decreti successivi viene rimandata la disciplina dell’intero ciclo: dalla «sperimentazione» alla «localizzazione», dalla «costruzione o installazione» fino all’«esercizio di nuovi impianti di produzione di energia da fonte nucleare sostenibile».

Il testo prevede anche «eventuali modalità di sostegno alla realizzazione di impianti e alla produzione di energia da fonte nucleare sostenibile», punto su cui si concentrano molte critiche delle opposizioni. Sul piano finanziario, il ddl stanzia 20 milioni di euro per ciascuno degli anni 2027, 2028 e 2029, più 1,5 milioni nel 2025 e 6 milioni nel 2026 per campagne informative rivolte ai cittadini e alle popolazioni interessate dalla localizzazione degli impianti.

Oggi le commissioni hanno approvato anche alcune riformulazioni della maggioranza. Una modifica, presentata da Forza Italia, Fratelli d’Italia e Lega, amplia l’oggetto della delega agli «utilizzi dell’energia da fonte nucleare sostenibile, anche per il settore navale e marittimo». Un’altra specifica che i nuovi impianti potranno essere finalizzati non solo alla produzione di idrogeno, ma anche di calore.

Via libera anche all’inserimento della produzione di energia «da fusione» tra le finalità del programma nazionale e all’aggiunta dei fisici tra le figure professionali da formare per la filiera nucleare. Gli altri 43 emendamenti accantonati, quasi tutti di maggioranza, saranno esaminati martedì mattina. L’obiettivo è chiudere il lavoro in commissione e conferire già mercoledì il mandato al relatore, in vista dell’approdo in Aula.

L’accelerazione dopo Meloni

L’accelerazione arriva all’indomani del premier time al Senato. Rispondendo a Carlo Calenda, che chiedeva una cabina di regia per affrontare le priorità strategiche del Paese, Meloni ha rivendicato la scelta del governo: «Entro l’estate sarà adottata la legge delega, saranno adottati i decreti attuativi e completato il quadro giuridico necessario alla ripresa della produzione nucleare in Italia». Una frase che accende le opposizioni. Perché la legge delega non individua ancora né le tecnologie su cui puntare, né i territori interessati, né i siti delle future centrali

Il ddl si limita a prevedere che i decreti definiscano «le tipologie di impianti abilitabili» e «i criteri e i procedimenti per la localizzazione», sulla base dei principi di «massima sostenibilità e sicurezza» e con l’utilizzo delle «migliori tecnologie nucleari». Insomma, una «delega in bianco» attaccano dal Movimento 5 Stelle. «Ci stanno bocciando tutto. L’idea è andare di fretta e chiudere il prima possibile».

Per la deputata di Avs Francesca Ghirra le promesse del governo sono «completamente disattese»: «È tutta fuffa. Ripropongono programmi vecchi, illudendo le persone che questo piano possa incidere sui costi dell’energia. Ma anche se un programma nucleare andasse avanti, prima di vent’anni non si vedrebbe nessuna centrale». Ora «hanno contingentato i tempi e non c’è nessun tipo di dibattito o confronto»

Il nodo dei siti e delle scorie

Il punto più sensibile resta quello dei territori. Soprattutto perché l’Italia non ha ancora chiuso nemmeno la partita del Deposito nazionale dei rifiuti radioattivi. Il testo parla di «forme di informazione capillare nei confronti delle popolazioni specificamente interessate dalla localizzazione degli impianti» e di «procedure di consultazione delle medesime», ma non indica dove potranno sorgere né il deposito né gli eventuali impianti. Enrico Cappelletti del M5s, insiste proprio sul coinvolgimento delle comunità locali: «Uno degli ultimi emendamenti chiedeva che venissero coinvolte le comunità locali prima di decidere dove localizzare un impianto o il deposito. È stato respinto». Secondo il deputato non c’è nessuna intenzione reale «di coinvolgere i cittadini: sarà una decisione assunta dal governo sulla base di decreti che oggi sono una carta bianca».

Per Cappelletti, il problema non è solo il metodo, ma anche la scelta tecnologica. «Il Movimento 5 Stelle non ha una preclusione ideologica sul nucleare. Siamo contrari a questo nucleare. Se il governo parla di nuovo nucleare, allora specifichi la tecnologia. Abbiamo chiesto di indicare la quarta generazione, di mettere paletti, ma sono stati bocciati tutti gli emendamenti che andavano in questa direzione».

I dubbi sui costi

L’altro fronte è quello dei finanziamenti. Il testo prevede la possibilità di disciplinare «eventuali modalità di sostegno» agli operatori che intendano realizzare impianti e produrre energia da fonte nucleare sostenibile. È uno dei passaggi più contestati dalle opposizioni, che temono l’uso di risorse pubbliche per una filiera considerata troppo costosa e troppo lenta. «Qui sono in gioco centinaia di miliardi che finiranno tolti dalle tasche dei cittadini se questo progetto andrà avanti», accusa Cappelletti. Anche Ghirra attacca sulle copertura: «Mettono solo 20 milioni all’anno per tre anni, una sciocchezza rispetto ai costi reali. E 7,5 milioni per fare pubblicità e convincere le persone».

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