Gli Usa diventano il primo fornitore di gas dell’Europa: così lo stop alle forniture di Russia e Qatar ha favorito Trump

Da una parte, il gas russo messo al bando dall’Unione europea. Dall’altra, quello mediorientale che fatica ad arrivare in Europa per via degli impianti bombardati e dello Stretto di Hormuz bloccato. Alla fine, a guadagnarci sono i produttori americani, che – stima una ricerca dell’Institute for Energy Economics and Financial Analysis (Ieefa) – sono destinati a diventare i primi fornitori di gas del Vecchio Continente. Da quando l’invasione dell’Ucraina ha convinto Bruxelles a tagliare i rapporti con la Russia, i Paesi europei hanno cominciato ad acquistare sempre più gas dagli Stati Uniti. Tra il 2021 e il 2025, le importazioni di Gnl – gas naturale liquefatto – statunitense sono più che triplicate. E ora che la guerra in Medio Oriente e il blocco dello Stretto di Hormuz hanno privato l’Europa di un altro fornitore, le spedizioni da oltreoceano sono destinate a crescere ulteriormente.
La nuova dipendenza dell’Ue è dal gas americano
Considerate le continue interruzioni alle esportazioni di Gnl dal Qatar, lo Ieefa prevede che gli Stati Uniti supereranno la Norvegia diventando il principale fornitore di gas per l’Europa e l’UE nel 2026 e potrebbero rappresentare l’80% delle importazioni di Gnl nell’Ue entro il 2028, nonostante sia il più costoso per gli acquirenti europei. «Il passaggio dell’Europa dal gasdotto al Gnl avrebbe dovuto garantire sicurezza e diversificazione degli approvvigionamenti. Tuttavia, le interruzioni causate dalla guerra in Medio Oriente e l’eccessiva dipendenza dal GNL statunitense dimostrano che il piano europeo ha fallito su entrambi i fronti», spiega Ana Maria Jaller-Makarewicz, analista energetica senior per l’Europa dello Ieefa.

Il calo previsto della domanda di gas in Europa
La costruzione di rigassificatori per il Gnl si è rivelata fondamentale per tamponare lo stop dell’arrivo di gas dalla Russia, ma gli osservatori mettono in guardia dal rischio di investire troppo in una fonte energetica che è destinata a svolgere un ruolo marginale nei prossimi anni. Secondo lo Ieefa, il consumo di gas in Europa potrebbe diminuire del 14% tra il 2025 e il 2030, principalmente grazie alle misure di efficientamento energetico e alla transizione verso le rinnovabili. Eppure, molti Paesi europei prevedono di costruire nuovi terminal Gnl, che rischiano di rimanere inutilizzati. Il report Ieefa prevede che la capacità di importazione di Gnl dell’Europa nel 2030 potrebbe superare la domanda totale di gas e arrivare a essere tre volte superiore al fabbisogno di Gnl.
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L’Ue continua a comprare il gas russo, ma via nave
Dietro gli Stati Uniti, la Russia rimane il secondo fornitore di gas naturale liquefatto dell’Unione europea, nonostante l’obiettivo di eliminare gradualmente tutte le importazioni energetiche. Nel primo trimestre del 2026, le importazioni di Gnl russo nell’Ue sono aumentate del 16% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, trainate dalle consegne a Francia, Spagna e Belgio. «La guerra in Medio Oriente ha reso l’Europa più dipendente dai suoi due maggiori fornitori di Gnl, Stati Uniti e Russia. La crisi energetica del 2026 dimostra che, finché i paesi europei sceglieranno di dipendere dal gas, dovranno accettare i rischi geopolitici che ne derivano», osserva ancora Jaller-Makarewicz.
Foto copertina: EPA/Olivier Hoslet | Una protesta di Greenpeace di fronte a un terminal Gnl in Belgio

