Fatih Birol (Aie) bacchetta l’Italia: «È troppo dipendente dal gas». E sul blocco di Hormuz: «Non torneremo alla normalità»

Il blocco dello Stretto di Hormuz ha dato vita «alla più grande carenza di petrolio e gas» della storia. E anche se dovesse esserci una vera riapertura, «non torneremo alla normalità come nelle crisi precedenti, perché più di 80 grandi impianti dell’energia nel Golfo sono danneggiati. Di questi, più di un terzo gravemente. I tempi di recupero non saranno brevi». A parlare è Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale dell’energia (Aie), in un’intervista rilasciata a Federico Fubini sul Corriere della Sera.
I rischi per il trasporto aereo
Secondo il numero uno dell’Aie, una delle conseguenze più concrete di questa situazione riguarderà il trasporto aereo, a causa della carenza di jet fuel. «Vari Paesi in Europa potrebbero avere problemi e potremmo vedere cancellazioni di voli. Solo nelle ultime 24 ore ce ne sono state diverse. La concorrenza tra Asia ed Europa per le forniture da Nigeria e Stati Uniti è enorme e spiega perché i prezzi del jet fuel sono così alti. E presto questo quadro potrebbe generare carenza, che a sua volta potrebbe portare di nuovo a cancellazioni di voli», spiega Birol nell’intervista.
Le critiche ai tagli delle accise
A proposito di quei governi che, come l’Italia, stanno rispondendo alla crisi con sgravi fiscali sui carburanti, Birol puntualizza: «Posso capire che i Paesi stiano adottando misure per proteggere i consumatori e l’economia dai rincari. Ma spero che queste misure siano temporanee e non durino a lungo, anche in Italia, perché potrebbero avere effetti distorsivi». Secondo il direttore dell’Aiea, gli sgravi dovrebbero essere destinati solo alle fasce più vulnerabili della popolazione.
L’Italia troppo dipendente dal gas
E proprio a proposito dell’Italia, Birol ha un’altra critica da muovere e ha a che fare con le politiche energetiche: «Capisco perché l’Italia abbia, a mio avviso, una quota troppo alta di gas naturale nel suo mix di produzione elettrica, ma penso che renda l’economia italiana vulnerabile a ciò che può accadere nei mercati internazionali del gas perché l’Italia non è un produttore di gas, è un importatore. C’è un ruolo più forte da far giocare alle energie rinnovabili, specialmente solare, eolica e forse geotermica». Dopodiché, c’è l’incognita del nucleare: «È stato un peccato che in due referendum in Italia le persone abbiano rifiutato l’uso dell’energia nucleare. Ma penso che sia ora di rivalutarla».
Foto copertina: EPA/Yuichi Yamazaki | Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia internazionale dell’energia
