Barilla accelera sulle rinnovabili: capacità fotovoltaica quadruplicata in tre anni. E nelle ricette diminuiscono zucchero e sale

Quanta energia serve per produrre un pacco di pasta? Difficile dare una risposta precisa. Ma tra essiccazione, confezionamento, trasporto e funzionamento degli stabilimenti, l’industria della pasta è energivora e la bolletta pesa sempre di più sui conti delle aziende. Per questo molti produttori stanno investendo in impianti per generare autonomamente una parte dell’energia necessaria. Tra questi c’è anche Barilla, che nel 2025 ha installato cinque nuovi impianti fotovoltaici arrivando a quadruplicare in tre anni la capacità solare dei propri stabilimenti.
Il dato emerge dal Rapporto di sostenibilità 2025 pubblicato dal gruppo parmense in occasione della Giornata mondiale dell’Ambiente. Grazie all’attivazione di cinque nuovi impianti fotovoltaici a Foggia, Melfi, Ascoli Piceno, Cremona e Thiva, in Grecia, la capacità fotovoltaica installata negli stabilimenti ha superato gli 8 megawatt, più del quadruplo rispetto al 2022.
Ulteriori installazioni sono previste tra il 2026 e il 2028 negli impianti bakery di Novara e di Celle, in Germania.
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Il tema dell’acqua e dell’agricoltura rigenerativa
Oltre al tema dell’energia c’è poi quello dell’acqua: negli stabilimenti dell’azienda situati in aree considerate a stress idrico, la quantità di acqua riciclata e riutilizzata è aumentata del 196% rispetto al 2022. L’obiettivo dichiarato è raggiungere un incremento del 250% entro il 2030.
Sul fronte agricolo, Barilla ha acquistato nel 2025 circa 4.160 tonnellate di grano tenero proveniente da agricoltura rigenerativa, un modello che punta a migliorare la salute del suolo e la biodiversità attraverso pratiche come la rotazione delle colture e la riduzione delle lavorazioni intensive. Il traguardo fissato dall’azienda è arrivare a 250 mila tonnellate entro il 2030.
Da questa filiera è nato Buongrano, che il gruppo definisce il primo biscotto Mulino Bianco realizzato con farina proveniente al 100% da agricoltura rigenerativa certificata. Il progetto coinvolge quasi 2.000 agricoltori e, secondo i dati riportati nel rapporto, ha consentito una riduzione annua delle emissioni pari a circa 9.000 tonnellate di CO₂ equivalente.
Meno zucchero e sale nei prodotti
Non cambia solo il modo di produrre, ma anche il contenuto del prodotto: l’89% dei volumi venduti da Barilla contiene al massimo 5 grammi di zucchero per porzione, mentre il 90% non supera 0,5 grammi di sale per porzione. Negli ultimi anni, infatti, le autorità sanitarie di diversi Paesi e organizzazioni come l’Organizzazione mondiale della sanità hanno invitato l’industria a ridurre la presenza di zuccheri aggiunti e sale negli alimenti trasformati, il cui consumo eccessivo è associato a un maggior rischio di obesità, diabete, ipertensione e malattie cardiovascolari.
In questo contesto, Barilla ha seguito le indicazioni, modificando le proprie ricette. L’obiettivo dichiarato, però, è quello migliorare il profilo nutrizionale dei prodotti senza modificarne il gusto. Per fare questo, servono investimenti: nel 2025 il gruppo ha destinato oltre 47 milioni di euro alle attività di ricerca, sviluppo e qualità e continua a lavorare attraverso il nuovo centro di innovazione BITE di Parma, dove tecnologi alimentari, ricercatori e chef collaborano allo sviluppo di nuovi prodotti e alla riformulazione di quelli già presenti sul mercato.
Donazioni e inclusione
Il rapporto cita infine le iniziative sociali del gruppo. Nel corso del 2025 Barilla ha donato 4.000 tonnellate di prodotti alimentari a organizzazioni non profit e destinato 2 milioni di euro a progetti sociali. Tra questi figurano collaborazioni con Banco Alimentare, PizzAut, Dynamo Camp e Medici Senza Frontiere, oltre a programmi di inserimento lavorativo per persone con autismo avviati in alcuni stabilimenti italiani e francesi.

