Dal 3 agosto cambiano le regole per chi ristruttura casa: quando scattano gli obblighi sulle rinnovabili

Per chi ristruttura casa, dal 3 agosto ci sarà una voce in più da considerare nel progetto: l’energia prodotta da fonti rinnovabili. A partire da quella data scattano i nuovi obblighi di integrazione delle energie pulite negli edifici, con l’obiettivo di ridurre consumi ed emissioni e avvicinare il patrimonio immobiliare italiano agli standard europei di efficienza energetica. La novità, prevista per legge, riguarda soprattutto le nuove costruzioni e gli edifici interessati da ristrutturazioni importanti, ossia quei lavori che modificano in modo significativo la struttura o gli impianti dell’immobile.
La nuova direttiva europea
Per decenni, le case sono state considerate esclusivamente luoghi in cui consumare energia: elettricità per gli elettrodomestici, gas per il riscaldamento, combustibili per produrre acqua calda. Il nuovo approccio, stimolato dalla direttiva europea Red III, propone di cambiare prospettiva e far sì che gli edifici, a partire da quelli nuovi o pesantemente ristrutturati, producano almeno una quota dell’energia che utilizzano.
Pannelli solari, pompe di calore e geotermico
La novità principale che scatterà dal 3 agosto riguarda la quantità minima di energia rinnovabile che dovrà essere garantita negli edifici coinvolti dalla normativa. In sostanza, quando si realizzerà un nuovo edificio o si interverrà con una ristrutturazione profonda, il progetto dovrà prevedere soluzioni capaci di soddisfare una quota maggiore dei consumi attraverso fonti pulite.
Ti potrebbe interessare
- Case Green, tutti i 27 Paesi Ue in procedura d’infrazione: cosa succede adesso
- Ora legale, l’Italia avvia l’iter per renderla permanente ma senza l’Ue non può fare una legge
- Case Green, l’Ue apre una procedura d’infrazione contro l’Italia: cosa rischia davvero il governo per il mancato piano sugli edifici
- Piccole, al primo piano e inefficienti. Ecco le case che si vendono (e affittano) più facilmente in Italia: «Famiglie senza soldi per riqualificarle»
I pannelli solari rappresentano la soluzione più diffusa e conveniente, ma la normativa non impone un’unica soluzione per tutti. A seconda delle caratteristiche dell’edificio potranno entrare in gioco anche il solare termico, un sistema che cattura i raggi solari e li converte in energia termica, le pompe di calore, ossia le alternative elettriche e più ecologiche alle tradizionali caldaie a gas, e gli impianti geotermici.
Chi dovrà rispettare i nuovi obblighi
In base alle norme attuali, gli edifici di nuova costruzione devono garantire che almeno il 60% dell’energia destinata alla produzione di acqua calda e alla climatizzazione provenga da fonti rinnovabili. Per i nuovi edifici pubblici, questa percentuale sale al 65%. La vera novità che scatta dal 3 agosto, però, riguarda chi ristruttura casa.
Nelle ristrutturazioni di primo livello, che interessano almeno il 50% della superficie disperdente lorda e comprendono anche la ristrutturazione dell’impianto termico per la climatizzazione invernale e/o estiva, la quota di rinnovabili dovrà coprire almeno il 40% dei consumi previsti per acqua calda e climatizzazione. Nelle ristrutturazioni di secondo livello, che interessano una superficie superiore al 25% del totale, la quota minima di energia proveniente da fonti rinnovabili scende al 15%.
Chi non rispetta queste regole rischia di incorrere in una multa salata, ma ci sono alcune deroghe. Se il progettista attesta l’impossibilità tecnica di un intervento o la non convenienza economica, le percentuali minime sulla produzione di energia rinnovabile possono essere ignorate.
Perché l’Europa spinge sulle rinnovabili negli edifici
La logica dietro i nuovi obblighi è semplice: gli edifici sono responsabili di una parte molto consistente dei consumi energetici. Ridurre il loro fabbisogno, quindi, permette di ridurre l’uso di combustibili fossili e, di conseguenza, anche le emissioni di gas serra. Ma oltre alla questione ambientale e climatica c’è un discorso che ha che fare con la sicurezza energetica. La crisi dei prezzi del gas e del petrolio che ha fatto seguito alla guerra in Ucraina e poi a quella in Iran ha dimostrato quanto possa essere fragile un sistema basato in larga parte sull’importazione di idrocarburi.
Produrre una parte dell’energia direttamente negli edifici significa ridurre la dipendenza dall’esterno e rendere famiglie e imprese meno esposte alle oscillazioni dei mercati. Per un proprietario, l’installazione di un impianto fotovoltaico o di una pompa di calore comporta un investimento iniziale spesso molto elevato. Nel tempo, però, queste soluzioni si ripagano proprio grazie alla riduzione dei consumi e alle bollette più basse.
Foto di copertina: Pixabay/Leopictures

